L’AQUILA – Non sarà una passeggiata di salute, far uscire l’Abruzzo dalla babilonia della gestione dei rifiuti dopo la legge che istituisce l’Agir, l’Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani, che, infatti, è dell’ottobre 2013, approvata dalla passata legislatura.

Ha, tuttavia, la forma di legge quadro non dettagliata, che prevede l’istituzione di un unico ambito territoriale ottimale, (Ato) composto da tutti sindaci abruzzesi, amministrato da un direttore generale e sette componenti del Consiglio direttivo, questi ultimi senza compenso, e dovrà decidere come organizzare il servizio di raccolta e smaltimento,in ciascuna delle quattro province (sub ambiti), anche mediante bando europeo, affidandolo a poche ed efficienti società, pubbliche miste o private.

Facendo così tabula rasa degli attuali 13 comprensori intercomunali, 206 società tra consorzi intercomunali, spa a capitale pubblico, spa a capitale misto, unioni di Comuni e cooperative sociali. Con inevitabili situazioni di inefficienza gestionale, aggravi tariffari sugli utenti, sprechi organizzativi e talvolta vere e proprie emergenze rifiuti sempre pronte a deflagrare.

Ma le resistenze sono forti, perché tanti sono gli interessi annidati in questo ginepraio. Per motivi nobili, come il difendere le buone pratiche di gestione dei rifiuti, lì dove si raggiungono percentuali record di raccolta differenziata. E meno nobili, come quella di salvare poltrone dei cda di società di gestione destinate a sparire o ad essere inglobate.

Parallelamente, infine, andrà approvato il nuovo piano regionale dei rifiuti, che sarà la cornice entro cui tutta l’attività dell’Agir dovrà ovviamente muoversi.

“Entro l’anno arriverà in Consiglio regionale”,  assicura ad AbruzzoWeb Mario Mazzocca, sottosegretario alla Presidenza della Regione con delega all’Ambiente, che ribadisce che, come scritto nel programma di governo, “in esso non saranno previsti termovalorizzatori, o impianti a biomasse sovradimensionati, e punterà decisamente all’incremento della raccolta differenziata, per rendere sempre meno necessario il conferimento nelle discariche”.

Mazzocca condivide le intenzioni di fondo della legge che si è ritrovato come eredità della scorsa legislatura. “È fuori discussione che occorra riformare le modalità di gestione dei rifiuti nella nostra regione, oggi a comparto stagno – dice – Uniformandola, si faranno importanti economie di scala, si darà organicità del servizio. E questo inciderà positivamente anche sul costo del servizio, a beneficio delle tasche dei cittadini”.

Mazzocca, però, sottolinea anche che la legge del 2013 non è nemmeno una legge quadro, “è una legge cornice, che va ancora riempita di contenuti a livello di governance, calata sul territorio, e sulle sue specificità”.

E non manca di ricordare che “una rivoluzione di tal portata necessita anche nel servizio gestione dei rifiuti della Regione di un urgente irrobustimento del personale dipendente, visto che attualmente abbiamo a disposizione solo 7 unità”.

Le resistenze all’epocale riforma si stanno intanto presentando già al primo step: l’approvazione da parte dei Comuni di una delibera di approvazione della Convenzione per la costituzione dell’Agir.

Oltre 60 Comuni, nonostante i solleciti del commissario straordinario, Giovani Damiani, non lo hanno fatto, e non solo per dimenticanza, ma per non malcelate resistenze.

Dei ritardatari, 6 Comuni, infatti, hanno votato esplicitamente contro, e sono quelli di Colledimacine, Torino di Sangro, Montazzoli, Palena, in provincia di Chieti, Pescocostanzo in provincia dell’Aquila, Popoli in provincia di Pescara. A far approvare di forza la convenzione arriverà, pertanto, un commissario ad acta.

I motivi delle resistenze sono molteplici.

Il primo è che la riforma porterà allo scioglimento, come già accennato, di un gran numero di Consigli di amministrazione, e alla rottamazione di poltrone e o prebende.

Ci sono, poi, Comuni che ospitano impianti di smaltimento e temono di perdere i benefit derivanti dal conferimento dei rifiuti, tenendosi solo i disagi. Ci sono ancora enti che sono autosufficienti e virtuosi nella gestione dei loro rifiuti e temono di affidarsi a uno sovra ordinato, in uno scenario ancora non ben delineato.

“Dobbiamo contemperare – spiega a tal proposito Mazzocca – la salvaguardia delle pratiche virtuose, che rivendicano giustamente il loro buon operare, con la necessità di una semplificazione del sistema”.

Alla fine, però, tutti i Comuni, volenti o nolenti, dovranno aderire all’Ato unico, si prevede entro pochi mesi.

L’assemblea dei sindaci nominerà il direttore generale e i sette componenti del Consiglio direttivo, determinerà le tariffe del servizio, approverà lo schema del contratto di servizio e la carta della qualità che i gestori saranno tenuti ad adottare, approverà pure il programma annuale delle attività e i bilanci dell’Agir, le cui spese di funzionamento saranno a carico dei Comuni, destinando una quota con gli introiti della tassa sui rifiuti.

Il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti sarà dunque affidato con bando pubblico dall’Agir a un numero ristretto di società, che opereranno nei vari sub ambiti.

“Non bisogna, però, pensare che in ciascun sub ambito, ovvero in ciascuna provincia – tiene a sottolineare Mazzocca – il servizio sarà affidato a un colosso del settore. In province ampie e geograficamente complesse come quelle del’Aquila e di Chieti non è detto che sia la scelta più opportuna. I gestori potranno essere anche molteplici, per centrare gli obiettivi di efficacia ed efficienza. L’importante è la regia unica, affidata appunto all’Agir, che dovrà garantire la razionalità e funzionalità ottimale del sistema”.