PESCARA – “Le riforme sulla carta possono sembrare belle e ragionevoli, ma il diavolo si nasconde nei dettagli, in particolare nei bandi che possono portare alla privatizzazione del ciclo dei rifiuti e nelle razionalizzazioni che rischiano di essere pagate dai lavoratori”.

Il segretario regionale della Cgil Funzione pubblica, Carmine Ranieri, ad AbruzzoWeb dà voce alle forze sindacali che attendono al varco la grande riforma dei rifiuti e la nascita della società unica regionale Agir.

Con il timore di ripercussioni negative per migliaia di lavoratori di oltre 200 tra consorzi società in house e private, che si ritroveranno con ogni probabilità a essere dipendenti di uno o più colossi del settore raccolta trasporto e smaltimento rifiuti.

L’Agir, la costituenda Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani, prevede l’istituzione di un unico ambito territoriale ottimale, (Ato) composto da tutti sindaci abruzzesi, amministrato da un direttore generale e sette componenti del Consiglio direttivo, questi ultimi senza compenso.

Per arrivare a completare il primo step, l’approvazione da parte dei Comuni della convenzione e ingresso nell’Ato unico, la Regione sarà costretta a commissariare una sessantina di enti pubblici che ancora non approvano l’apposita delibera.

Se da più parti si sentono le lodi indirizzate alle virtù dell’accentramento, delle fusioni delle economie di scala e della razionalizzazione del sistema, i sindacati, invece pongono l’accento sulle incognite che gravano sul futuro lavorativo di migliaia di dipendenti, di quella che può esse considerata come una delle più grandi aziende abruzzesi.

Razionalizzazione ed economia di scala possono, infatti, significare in soldoni meno posti di lavoro e meno diritti per chi il lavoro lo manterrà.

“La legge parla chiaro – premette  Ranieri – chi vincerà il bando dovrà mantenere i dipendenti delle società che saranno rimpiazzate, assorbite o saranno liquidate. mantenendo anzianità di servizio, e senza obbligo di ripetere il periodo di prova”.

Ma, aggiunge subito il sindacalista, “non sarebbe la prima volta che i nuovi gestori imporranno condizioni di lavoro più svantaggiose, e tenderanno a ridurre con vari espedienti il personale, per massimizzare il profitto”.

Tanto più in una situazione di monopolio in ciascuno dei 4 sub-ambiti provinciali, che coincidono con le quattro province abruzzesi.

Lo spauracchio dei sindacati si chiama, infatti, privatizzazione.

“Molto, anzi tutto, dipenderà da come saranno fatti i bandi – spiega  Ranieri – Basta infatti porre come requisito premiante un numero molto alto di dipendenti e un fatturato milionario, per restringere a partita a pochissimi attori in Italia, colossi privati del settore rifiuti, tagliando fuori tutte le società pubbliche abruzzesi, tra cui ci sono molte eccellenze radicate nei territori, che, pur consorziandosi, non potranno mai essere competitive”.

Ezio Coletti, anche lui della Cgil Funzione pubblica,  ammette senza problemi di essere “per partito preso per una gestione pubblica dei rifiuti”.

Con un solido argomento: “È un settore molto delicato, a forte rischio di infiltrazioni malavitose, e pertanto una gestione a totale capitale pubblico secondo me rappresenta una garanzia, perché più forte è il ruolo e il potere di controllo dei sindaci votati dai cittadini”.