L’AQUILA – Caos ai vertici amministrativi dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) dell’Aquila.

Tutto ruota intorno alla figura dell’ex direttore dell’azienda, Luca Valente, “parcheggiato” in casa da quasi due anni, dal 29 marzo 2012, al centro di una vicenda complessa che, oltre a lui, conta altri tre protagonisti: la stessa Adsu, la Regione e la Corte costituzionale.

All’indomani del sisma del 6 aprile 2009, Valente è stato indagato nell’inchiesta sul crollo della Casa dello studente, in cui morirono otto giovani, e poi assolto in primo grado dal giudice Giuseppe Grieco dalle accuse di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni.

Valente si è rivolto al giudice del lavoro dopo essere stato posto in esubero dall’Azienda e di fatto a spasso da allora, con l’80% dello stipendio di base, così come prevede la norma sul pubblico impiego.

Ai magistrati Valente ha chiesto e ottenuto il reintegro sul posto di lavoro e il pagamento della differenza di trattamento economico tra quanto attualmente percepito e quanto, invece, avrebbe incassato se fosse rimasto in servizio, circa tre volte tanto.

Una decisione che l’Adsu ha impugnato in Corte d’Appello, reclamando una sospensiva che non è stata concessa.

Nel frattempo, però, l’ente strumentale della Regione ha tappato il vuoto dirigenziale attraverso il conferimento di un incarico temporaneo al funzionario Maria Luisa Capanna in attesa di ricevere indicazioni dalla “casa madre”.

Infatti, ripetutamente, il presidente del Consiglio di amministrazione dell’Adsu, Francesco D’Ascanio, si è rivolto invano ai piani alti di palazzo Silone, in particolare alla direzione per il Diritto allo studio e a quella del Personale, per ottenere una rosa di nomi per sostituire Valente, che sarebbe dovuto essere trasferito, contestualmente, nell’organico della Regione.

Una sorta di scambio a spesa invariata che avrebbe, da un lato, evitato all’Azienda il contenzioso e, dall’altro, consentito il regolare lavoro degli uffici, impegnati nel difficile compito di garantire agli universitari aquilani e fuori sede i servizi necessari nel dopo terremoto.

Ma l’inadempienza della Regione ora espone l’Adsu a un esborso non preventivato.

In questo marasma, a complicare le cose, ci si è messa una decisione della Consulta che ha impugnato la legge regionale numero 71 del 2012 e ha dichiarato incostituzionali i passaggi in cui si consentiva all’Adsu di assegnare le funzioni attribuite al dirigente “a un funzionario in possesso dei requisiti per l’accesso alla qualifica dirigenziale per il tempo in cui perdura l’assenza o l’impedimento” del titolare del posto.

Come a dire che la nomina della Capanna potrebbe essere ritenuta illegittima. Per questo si è determinata una fase di stallo nella proroga dell’incarico alla stessa, deliberata dal Cda ma non ancora firmata dal presidente.

Per Valente, sentito da AbruzzoWeb, la situazione è frutto di “un accordo tra la Capanna, D’Ascanio e il consiglio di amministrazione” che ha generato “2 anni di totale illegittimità nella gestione dell’Adsu dell’Aquila, accertata in sede giudiziaria e segnalata alle strutture regionali competenti”.

Tutti, però, secondo l’ex direttore, “se ne sono infischiati e si spera che, dopo la sentenza della Corte costituzionale, venga posta la parola fine a tale assurda situazione che ha esposto, tra l’altro, l’Azienda e quindi la Regione Abruzzo, che la finanzia, a un esborso illegittimo di denaro a favore di un soggetto (la Capanna, ndr) che, già dal 23 aprile 2012, era stato messo al corrente della illegittimità della procedura attivata, finalizzata esclusivamente ad allontanare dal servizio il sottoscritto, unico dipendente dell’Adsu in possesso di qualifica dirigenziale, acquisita tra l’altro come vincitore di regolare concorso pubblico”.

Accuse alle quali ribatte D’Ascanio. “Non c’è nulla di personale nei confronti di Valente – spiega a questo giornale – da poche ore mi è stato notificato l’atto di precetto del giudice, che ho girato a un consulente per un approfondimento, perché nella motivazione della sentenza si eccepisce il metodo e non il merito del provvedimento adottato”.

“Alla luce della decisione del magistrato del lavoro – conclude – tornerò a sollecitare i settori Diritto allo studio e Personale della Regione affinché diano seguito a quanto deciso dal Cda nella seduta del 27 dicembre 2013, così come da intesa con l’amministrazione regionale stessa: ovvero, di raggiungere l’auspicata neutralità di spesa procedendo a inquadrare Valente nell’organico regionale, stante anche la richiesta dello stesso di mobilità volontaria, e fornire all’Azienda una terna di dirigenti tra i quali individuare il direttore, nel rispetto dell’autonomia giuridica dell’Adsu”.