TERAMO – Si fingeva un ragazzo di 15 anni e adescava bambine e ragazzine via internet inducendole a farsi inviare foto e filmati prono.
Un trentatreenne della provincia di Teramo è stato arrestato ieri mattina e spedito nel carcere di Castrogno con pesantissime accuse di pedopornografia. La sua identità non è stata resa nota, si sa soltanto che si tratta di un “insospettabile” che viveva da solo in un centro della provincia di Teramo.
I dettagli dell’operazione sono stati resi noti questa mattina dal dirigente regionale della polizia postale Pasquale Sorgonà nel corso di una conferenza stampa a Pescara nella sede regionale della polizia postale.
Secondo le indagini, tra il 2009 e il 2010 l’uomo ha adescato una cinquantina bambine tra gli 11 e i 17 anni, tutte italiane, una sola abruzzese, della provincia dell’Aquila, la maggio rparte della Lombardia, di cui 35 sono state rintracciate e sentite. Nel suo computer sono state trovate circa 800 foto delle ragazzine adescate e una settantina di indirizzi e-mail.
Inoltre, quando le forze dell’ordine ieri mattina sono andate a prelevarlo a casa, l’uomo ha cercato di far sparire nel tritacarte un foglio con sopra scritti profili e password.
“La tecnica utilizzata dall’adescatore – ha detto Sorgonà in conferenza stampa – era quella del grooming. Ovvero prima c’era il contatto con la ragazzina che avveniva via messanger inviando foto false di ragazzini per far credere di essere un semplice coetano”.
“L’uomo – ha detto ancora Sorgonà – cercava fin da subito un contatto via webcam ma non mostrava mai la sua immagine dicendo di avere la webcam rotta. Una volta stabilito il contatto, cercava di entrare in confidenza con la bimba adescata, anche fingendo tutta una serie di interessi comuni, una volta carpita la sua fiducia le chiedeva fotografie senza vestiti, sempre più spinte, sino ad arrivare a filmati di prestazioni sessuali come la masturbazione e alla richiesta di incontri, che, stando a quanto abbiamo sinora capito, non ci sono stati, essendosi limitato solo a rapporti virtuali”.
“Se la ragazzina si rifiutava – ha continuato Sorgonà – l’uomo adottava un altro metodo che prevedeva menzogne e violenza psicologica. Approfittando dell’ingenuità e della mancanza di conoscenza informatica dalle giovani vittime, l’uomo raccontava infatti si essere un hacker e di essere capae di entrare nei loro computer, di infettarli con dei virus e soprattutto di carpire foto. Tra le accuse che gli sono state mosse, infatti, ce n’è anche una di estorsione”.
L’indagine ha preso il via a seguito di una denuncia nel 2011 di una mamma di una delle ragazzine adescate in Piemonte. Si è aperto così un calderone inimmaginabile che potrebbe portare, nel proseguo delle indagini, alla scoperta di un numero ancora più grandi di vittime.
Della cinquantina di bambine la polizia ne ha ascoltato 35. Alcune hanno negato anche davanti all’evidenza, ovvero alle mail ricattatorie di minaccia dell’uomo. Per i genitori il trauma è stato fortissimo e c’è stato anche in questo caso qualcuno che ha preferito negare l’accaduto.
“Come polizia postale – ha commentato a riguardo Sorgonà – ogni anno incontriamo i giovani, soprattutto a scuola, per metterli in guardia dai pericoli di internet, ma forse, queste lezioni, dovremmo farle soprattutto ai genitori. Ad essi rinnoviamo l’appello a stare in guardia quando i loro figli hanno a che fare con la rete”.
L’ordinanza di custodia cautelare eseguita ieri mattina è stata emessa dal gip Marco Billi della procura distrettuale dell’Aquila, le indagini, ancora in corso, sono state affidate al pm David Mancini. L’uomo rischia dai 6 ai 12 anni di reclusione. (ar.ia.)





