ROMA – Nelson Mandela, la leggenda che ha sconfitto l’apartheid, è morto a 95 per entrare dritto nella storia.
Il presidente sudafricano Jacob Zuma, vestito di nero, il volto tirato, ha annunciato in un discorso televisivo la scomparsa di ‘Madiba’ per il quale “il mondo intero avrà grande gratitudine per sempre”.
Il lutto nazionale, le bandiere a mezz’asta, i funerali di Stato, gli onori che i sudafricani si apprestano a tributare a Mandela, le parole addolorate dei leader del mondo vanno, una volta tanto, oltre i riti di circostanza per l’uomo che dopo ventisette anni passati nelle galere del regime segregazionista bianco non ha mai pronunciato la parola vendetta.
E ha fatto della riconciliazione, forse non riuscita fino in fondo ma caparbiamente voluta e cercata, il filo rosso della sua vita.
Era da tempo che non si vedeva più, che l’uomo stimato anche dai nemici non parlava nelle manifestazioni pubbliche e dagli schermi Tv. Ma per i molti nati dopo la fine del razzismo di stato e per quelli che ricordano i tempi dei ghetti, del massacro a Soweto nel 1976, delle lotte dell’African National Congress,l’immagine di Mandela è impossibile da cancellare.
Con il peso della sua grandezza, ma anche con la sua ironia e quel filo di civetteria delle camicie disegnate per lui dallo stilista ivoriano Pathe’ O. Icona di un intero popolo – che ha seguito con il fiato sospeso i suoi ultimi mesi, punteggiati da quattro ricoveri in ospedale dovuti a infezioni polmonari, conseguenze della turbercolosi contratta nei lunghi anni di prigione a Robben Island – Madiba ha subito raccolto stanotte l’omaggio della gente.
Una folla – fra cui tanti giovani – di persone si è radunata dopo l’annuncio di Zuma dinanzi alla sua casa: molti in lacrime, qualcuno sorridendo nel ricordo di un uomo venerato ormai nel continente africano quasi come un santo. Poco dopo l’annuncio della morte ha parlato Barack Obama, turbato anche lui, in Tv.
“Abbiamo perso uno degli uomini più coraggiosi e influenti dell’umanità”, ha detto il primo presidente nero degli Stati Uniti, forse pensando che la sua prima volta è stata resa possibile anche dalla lotta di Mandela.
“Una grande luce si è spenta nel mondo, è stato un eroe del nostro tempo”, sono state le parole del premier britannico David Cameron, tra i primi a inchinarsi di fronte alla morte del leader antiapartheid.
Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon lo ha definito “un gigante per la giustizia e fonte di ispirazione per l’umanità”.
(fonte Ansa)
SINDACO L’AQUILA: “UNA PERDITA IMMENSA”
Bandiere a mezz’asta. Il Comune dell’Aquila si unisce al dolore che ha colpito il mondo intero alla notizia della morte di Nelson Mandela, presidente del Sud Africa, premio Nobel per la Pace, 27 anni ai lavori forzati e un sogno realizzato “a costo di morire”: liberare il mondo nero dall’ apartheid.
“Un nostro piccolo segno per una grande, immensa, perdita. Oltre che al Comune – ha dichiarato il sindaco, Massimo Cialente – penso sarebbe giusto che tutti gli uffici pubblici aquilani si unissero al ricordo. Invito gli insegnanti di tutte le scuole a spiegare ai ragazzi chi è stato Nelson Mandela, l’uomo che portando la democrazia e la libertà ha creato un nuovo Paese, il Sud Africa. L’uomo che ha insegnato al mondo che anche se da soli, coltivando ad ogni costo un ideale e un sogno, si può cambiare la storia dell’umanità attraverso la difesa e l’affermazione di valori universali”.
“In un’ epoca nella quale i valori fondamentali dell’uomo sembrano affievolirsi, in cui il mondo sembra schiavo solo dei giochi finanziari e del dio denaro, ritengo sia importante che i giovani possano acquisire la consapevolezza, attraverso i loro maestri, che ciascuno di noi può battersi, anche nel proprio piccolo quotidiano, per realizzare il sogno di un mondo più giusto”, conclude.



