L’AQUILA – Il tribunale di Milano ha ammesso Acque Minerali d’Italia alla procedura di concordato preventivo “con riserva” ai sensi della legge fallimentare. Il tribunale ha fissato al 18 giugno il termine per la presentazione da parte della società della proposta concordataria, nominando un Commissario giudiziale.
Lo ha comunicato l’amministratore delegato della società che naviga in pessime acque, Massimo Pessina.
“Prendendiamo atto con favore della pronuncia del tribunale – si legge nella nota, in cui si conferma di stare procedendo “all’avvio della elaborazione del piano concordatario nella prospettiva di assicurare la continuita’ aziendale e rilanciare le proprie attivita’ industriali”.
Acque minerali per l’Italia, ex Norda, è stata solo due anni fa protagonista delle vicende abruzzesi, accolta come la solida realtà imprenditoriale, che avrebbe finalmente riavviato l’imbottigliamento dell’acqua della sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro, nella Marsica, in provincia dell’Aquila, riassumendo le maestranze licenziate dopo la revoca della concessione alla Santa Croce dell’impreditore molisano Camillo Colella, avvenuta nel 2016.
Vinto il bando nel marzo 2017, il progetto è però naufragato, per un contenzioso con la Regione sulla necessità o meno della Valutazione di impatto ambientale (Via), requisito che pure era previsto nel bando del 15 dicembre del 2016, visto che Norda riteneva sufficiente un più snella Verifica di assoggettabilità.
Decisiva anche l’impossibilità, da parte di Norda, di realizzare lo stabilimento, in assenza di un terreno edificabile e a vocazione industriale, visto che la Santa Croce, con il dente avvelenato, non ha nè venduto nè affittato quello di sua proprietà.
Ne è nato un serrato contenzioso al Tar, e a novembre 2018 la commissione Valutazione di impatto ambientale (Via) della Regione Abruzzo ha archiviato la pratica del progetto industriale della Norda, a cui ha fatto seguito la revoca della concessione. A seguire il nuovo bando, indetto a febbraio 2019, a cui partecipano il gruppo San Benedetto e la Santa Croce, e di cui l’11 febbraio, sono state aperte le buste B con l’offerta economica, e di cui si attende il fatidico responso.
Dopo essere andata via dall’Abruzzo, la holding di Pessina, è andata in crisi profonda, a causa delle perdite registrate nel comparto edilizio in crisi, sua principale attività, ed è alle prese con un non facile piano di risanamento, e di pagamento della lunga lista di creditori.
Nonostante gli sforzi messi in campo per risalire la china, la crisi di liquidità non poteva non avere effetti pesanti anche sul ramo delle acque minerali, di cui i Pessina detengono oltre a Norda, altri prestigiosi marchi, oltre a Norda anche Sangemini e Gaudianello.
Nello stabilimento di Acque minerali per l’Italia di Gisbenti, in provincia di Vicenza, nei mesi scrosi, non sono arrivati nemmeno più i tappi per imbottigliare, e lo stop delle forniture è stato denunciato anche nel sito di Primaluna, in provincia di Lecco, mentre a San Gemini, in provincia di Terni, la tensione è salita alle stelle per una possibile chiusura dello storico sito produttivo.
Il ricorso al concordato si legge ora nella nota, farà si che “Il 60% della produzione degli stabilimenti del gruppo riprenderà a partire dalla prossima settimana, salvo l’aggravarsi dell’attuale situazione sanitaria nazionale”.





