L’AQUILA – I sindaci dei capoluoghi di Provincia abruzzesi tagliano i costi dei consigli d’amministrazione delle società di gestione dell’acqua pubblica, giocando d’anticipo sull’appello del presidente della Regione Gianni Chiodi, che nei giorni scorsi ha chiesto l’intervento delle amministrazioni locali per evitare il tracollo e scongiurare la privatizzazione.

Questo l’esito di un’indagine condotta da AbruzzoWeb tra le fasce tricolori abruzzesi, chiamando i sindaci di Comuni di grandi e piccole dimensioni, dai capoluoghi ai centri minori, a commentare l’appello rivolto le scorse settimane dal governatore in un infuocato incontro con la stampa.

Il sistema idrico regionale è vicino alla fine, secondo Chiodi, e rischia la fine del regime pubblico a partire dal 2014 a causa di un debito di 300 milioni di euro delle società dovuto, in molti casi, ai picchi elevatissimi dei costi di gestione.

Una mosca bianca, tra tanti bilanci in rosso, è la Gran Sasso Acqua, presieduta da Americo Di Benedetto, che gestisce il ciclo idrico dell’Aquila: la società, infatti, chiuderà con “un attivo di quasi 4 milioni di euro, segno tangibile di una attenta gestione”, afferma soddisfatto il sindaco del capoluogo Massimo Cialente.

“Non è il nostro caso, ma si è fatta troppo spesso ‘ciccia di porco’ in queste sedi – prosegue il primo cittadino – La Gsa dimostra che il pubblico non è necessariamente antieconomico o improduttivo. Già da prima che arrivassi io questa società era gestita con oculatezza e ho riconfermato una squadra di persone capaci”.

Concordi sull’”operazione trasparenza” voluta da Chiodi, Luigi Albore Mascia, sindaco di Pescara, e i primi cittadini di Chieti e Teramo Umberto Di Primio e Maurizio Brucchi, impegnati in prima linea nei tagli sui costi delle società e per una revisione dell’intero sistema.

“Siamo intervenuti sull’Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca) per operare un cambio di management, scegliendo tecnici che si occupassero della società – afferma Mascia – Abbiamo vinto la battaglia e nominato come amministratore unico il tecnico Vincenzo Baldassarre, che ha tutti i requisiti per risanarla”.

Di Primio dice “basta alla commistione tra politica e soggetti gestori dell’acqua pubblica”, che secondo lui, sarebbe stata la vera causa del dissesto delle società, che ha oltre 100 milioni di euro di passività.

“Il partito dell’acqua, parte del Pd che controllava l’Aca, ha messo le mani nell’acqua inquinandola totalmente”, attacca poi sul piano politico.

Il sindaco teatino appoggia la scelta di Baldassarre, lodandone le competenze e precisando che “il suo emolumento sarà ridotto a 40 mila euro l’anno”.

Spese pazze fino a oggi, che Di Primio condanna e definisce “sconsiderate”, come il ‘superminimo’ riconosciuto ai 180 dipendenti dell’Aca, “con uno stipendio medio annuo di 50 mila euro e consulenze per 800 mila – specifica – Il tutto, unito a investimenti sbagliati, ha portato a oltre 100 milioni di debiti verso i fornitori”.

Tagli anche nel consiglio d’amministrazione della Ruzzo Reti, che gestisce il ciclo idrico nel Teramano e che ha circa 90 milioni di euro di debiti.

“Il vecchio consiglio a 5 si è dimesso e ne abbiamo nominato uno nuovo con un presidente, il dottor Antonio Forlini, e due funzionari scelti tra i dipendenti dei comuni soci – dice il sindaco Brucchi – Abbiamo eliminato anche la società che si occupava della revisione del bilancio per la quale si spendevano circa 40 mila euro l’anno. Adesso a occuparsene è il collegio dei sindaci revisori”.

Il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, dà la sua disponibilità al presidente Chiodi, chiedendo però “una legge regionale che analizzi le criticità” e puntualizzando, nel contempo, che “la gestione e il controllo di queste società spetta agli Ato regionali, commissariati a un dirigente dell’ente. Come mai la Regione non ha controllato prima?”.

Domenico Petrella è invece il nuovo amministratore unico della Saca Spa che si gestisce il sistema idrico di Sulmona e delle zone limitrofe. “Avevamo già aderito al primo appello di Chiodi – puntualizza il primo cittadino Giuseppe Ranalli – Abbiamo adottato nello scorso triennio una politica di recupero crediti e un assottigliamento dei debiti pregressi, riducendo le passività a circa due milioni di euro”.

LANCIANO: ”LAVORIAMO GIA’ DA MESI PER RISANAMENTO”

L’indagine di AbruzzoWeb tra i primi cittadini prende in esame anche altri Comuni grandi e piccoli. “Non abbiamo dovuto certo attendere l’input del governatore per muoverci nella direzione da lui auspicata. Già da 6 mesi stiamo lavorando incessantemente per arrivare a un risanamento dell’Isi affinché si possa fondere con la Sasi, chiudendo così un’epoca fatta di contenziosi tra le due società”.

Così il sindaco di Lanciano (Chieti), Mario Pupillo (Pd), commenta l’appello, condividendo le parole di Chiodi ma rivendicando l’autonomia della propria azione politica che dice essere mirata a un “taglio dei costi di gestione che porterà a una rimodulazione delle tariffe per venire incontro alle esigenze dei cittadini”.

“L’amministrazione da me presieduta – conclude il sindaco – ha dunque già dato. Non abbiamo bisogno di lezioni da Chiodi”.

SAN GIOVANNI TEATINO ”OBBLIGATI A PASSARE ALL’ACA, DAL CERTO ALL’INCERTO”

“Avevamo una società di gestione che funzionava perfettamente, ma la Regione ci ha obbligati a passare all’Aca. In pochi mesi sono già arrivate molte lamentele e ho dovuto fare davvero molta fatica per spiegare ai cittadini che il passaggio era obbligato da una legge regionale. Dunque la sollecitazione del presidente della Regione Chiodi ci appare un po’ come un controsenso”.

A parlare è il sindaco di San Giovanni Teatino (Chieti), Luciano Marinucci, espressione di una lista civica, che lamenta l’essere stato costretto ad aderire all’azienda acquedottistica Aca, nonostante il fatto che il Comune si trovasse benissimo con Enel Rete Gas che gestiva il servizio.

“Con Enel Rete Gas – aggiunge il sindaco – avevamo fatto una serie di investimenti che erano diventato fiore all’occhiello della nostra cittadina. Riguardo a questa società il Comune era in una posizione di forza e, dunque, eravamo riusciti a fare molte operazioni a nostro favore”.

“Siamo stati costretti a lasciare una situazione certamente favorevole per l’incerto”, conclude Marinucci.

MONTESILVANO: ”CHIODI AGISCA, NON PARLI”

“Chiodi parli con atti concreti, più che con semplici appelli”. Il sindaco di Montesilvano (Pescara) Attilio Di Mattia assicura di aver sempre condotto “battaglie all’interno dei consigli d’amministrazione di aziende ed enti pubblici”.

“Condivido il tema lanciato dal presidente della Regione – continua – e non penso che si possa tracciare una dicotomia netta tra pubblico e privato. Il pubblico può essere simbolo di efficienza se non è mera occasione di spartizione di poltrone”.

“Basta che la politica scelga le persone giuste sulla base dei loro curricula – conclude il primo cittadino – È quello che avevo cercato di fare in seno all’Aca, poi purtroppo ha vinto l’inciucio tra Pd e Pdl”.

POPOLI :”CONTENZIOSO CON ACA PER 571 MILA EURO”

“Il nostro Comune non è socio Aca, pur avendo conferito a essa le reti idriche. Ma pur non votando in consiglio d’amministrazione, sono contento, perché in questo modo ho le mani libere per agire contro l’Aca nel contenzioso che ci ha visto ricorrere alla magistratura e vincere”.

A parlare è il sindaco di Popoli (Pescara), Concezio Galli (Pd), che è in procinto di firmare l’atto di precetto che precede il pignoramento dei beni Aca per poter riavere i 571 mila euro che Aca, secondo una sentenza della magistratura, deve al Comune di Popoli per non aver pagato un canone anno di 200 mila euro.

La cifra calcolata riguarda la gestione sino al 2010. Per gli anni sino al 2013 il calcolo ammonta ad altri 600 mila euro circa. “Anche per quest’altro importo – assicura il sindaco – abbiamo intenzione di andare avanti con un’altra azione giudiziaria”.

“Sono d’accordo con l’operazione trasparenza ed efficienza chiesta dal presidente Chiodi e anche per questo intendo andare avanti”, conclude.

CASTELLALTO E CORTINO (TERAMO): ”ATO COMMISSARIATO, COMUNI NON POSSONO AGIRE”

I sindaci teramani di centrosinistra non raccolgono l’appello del governatore Chiodi e anzi, lo rispediscono dritto al mittente.

“Il  presidente arriva tardi, sono cinque anni che l’Ato regionale (l’Ambito Territoriale Ottimale, ndr) è commissariato e i Comuni sono espropriati di qualsiasi possibilità d’azione”, attacca il primo cittadino di Castellalto, Vincenzo Di Marco.

“Anche gli ambiti provinciali – continua – sono commissariati dal 2007 e la Regione non ha fatto assolutamente nulla per sbloccare quest’empasse. Qualsiasi intervento di Chiodi, oggi, è del tutto strumentale o comunque tardivo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario provinciale Pd e primo cittadino di Cortino, Gabriele Minosse: “Non possiamo essere accusati di irresponsabilità. Di fatto, almeno noi sindaci di centrosinistra, non abbiamo strumenti per agire. L’Ato regionale non è praticamente mai partito, quello provinciale è commissariato e la Ruzzo Reti è guidata da un Cda monocolore di centrodestra. Se Chiodi vuole fare un appello, lo faccia ai suoi”.

Dal regionale al locale, a tenere banco è la grave situazione debitoria della Ruzzo Reti, circa 90 milioni di debiti, 9 dei quali nei confronti dell’Ato.

Sabato scorso, nell’assemblea dei sindaci, i primi cittadini di centrosinistra hanno detto ‘no’al documento del Cda guidato dal presidente Forlini, sull’attestazione e permanenza dei requisiti per l’affidamento in house del servizio idrico alla società acquedottistica da parte dei Comuni.

“Ci è stato presentato un documento che prevedeva già passaggi come l’esternalizzazione del recupero crediti o della bollettazione – continua Minosse – in più sappiamo che i bandi per dare in mano ai privati alcuni servizi sono stati già fatti. Noi sindaci del centrosinistra abbiamo chiesto di poter discutere un piano economico e finanziario prima di pensare alle esternalizzazioni. Ma il documento è passato con i voti del centrodestra”.

“Rispetto a questo punto il nostro indirizzo è chiaro – gli fa eco Di Marco – siamo contrari all’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua, forse per ridurre i debiti bisogna iniziare a togliere qualche dirigente”.

“È evidente che nel passato c’è stata una malagestione della società e tutti ne sono responsabili – aggiunge il segretario del Pd – certo è che negli ultimi due anni i Cda che si sono susseguiti non hanno affrontato  i problemi sul piatto, come sta comunque provando a fare l’attuale amministrazione.  Margini d’intervento ci sono con un bilancio di 35 milioni, ma la situazione resta delicata”.

Posizione chiara anche sulla questione del personale (a rischiare il posto sono soprattutto i 24 interinali addetti alla depurazione): “Licenziare non è la soluzione – taglia corto Di Marco – ci sono colpe nella gestione del personale che arrivano da lontano ma che devono esser risolti in altra maniera”. Per esempio “riconvertendo il personale in eccesso, con corsi di formazione, e mandarlo all’esterno per occuparsi di servizi come la depurazione”.