L’AQUILA – La notizia è che c’è un’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sull’Accademia dell’immagine, “che approfondisce alcune posizioni di quella della procura della Corte dei conti” resa nota fin dallo scorso settembre.
Dopo la magistratura contabile, insomma, indaga anche quella ordinaria sull’ente culturale nato nel 1993 e a serio rischio fallimento dopo un’assemblea dei soci che di fronte al bivio, salvezza o liquidazione, non ha imboccato nessuna strada, con la palla che ora passerà al tribunale.
La conferma di una nuova inchiesta, di cui si parlava da tempo, viene fuori dall’incontro con la stampa dei consiglieri comunali aquilani di opposizione che chiedono una commissione consiliare d’indagine per capirci chiaro sui debiti strutturali da 3 milioni di euro e sugli “artifizi contabili” per 600 mila euro denunciati dalla Corte dei conti, oltre che su altri aspetti opachi nella gestione.
L’INCHIESTA CONTABILE
Lo scorso agosto la Corte dei conti ha intimato a 11 persone, tra cui il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, di fare delle deduzioni, ovverto presentare memorie difensive, in merito all’importo del presunto danno erariale da 594 mila euro.
Gli altri “intimati” sono Ferdinando Stringini, Fabrizia Aquilio e Nello Bernardi, componenti del collegio dei revisori dei conti, Vito Bergamotto e Giovanni Moscardelli, componenti del consiglio di amministrazione, Carlo Petricca, Magda Stipa e Andrea Tatafiore, addetti al settore amministrativo, Francesca Ruzza, direttore amministrativo e poi direttore reggente, e Anna Maria Ximenes, che fu direttore generale.
“Dagli accertamenti della Guardia di finanza e dall’acquisizione di sommarie informazioni – ha spiegato il consigliere di opposizione del gruppo misto Alessandro Piccini – sono emerse tra il 2007 e il 2008 operazioni poco chiare che la procura della Corte definisce ‘artifizi contabili’: in particolare fittizie compensazioni tra debiti e crediti inesistenti con l’obiettivo di diminuire quelle che erano cospicue perdite di bilancio che avrebbero portato alla liquidazione già da allora”.
La procura nella sua intimazione parla esplicitamente di “disastrosa situazione economico finanziaria” e di artifici messi in atto “al fine di impedire la messa in liquidazione”.
Inoltre, ed è soprattutto su questo che potrebbero esserci risvolti penali, alcuni funzionari e dipendenti prendevano rimborsi “che non avevano idonea documentazione contabile e giustificativa” per schede telefoniche, buoni benzina e spese per vitto e alloggio.
C’è infine la vicenda delle multe automobilistiche: per la Corte dei conti è “del tutto incongruo con gli scopi pubblici dell’ente il pagamento di contravvenzioni al codice della strada dalle auto dei dipendenti”.
Gli 11 intimati potrebbero essere chiamati a rispondere del “pregiudizio”, ossia il danno erariale, prodotto dalle eventuali condotte illegittime e a seconda delle memorie difensive che produrranno e delle valutazioni della Corte, tutti o in parte e secondo proporzioni non necessariamente uguali per tutti.
LA PROPOSTA DI COMMISSIONE
Oltre che da Piccinini, la proposta di istituzione della commissione è stata annunciata, e domani sarà presentata, dai consiglieri Guido Liris (Pdl), Emanuele Imprudente (L’Aquila città aperta), Daniele Ferella (Tutti per L’Aquila), Raffaele Daniele (Udc) e Luigi D’Eramo (Prospettiva 2022), gli ultimi due assenti alla conferenza stampa.
A fine ottobre Piccinini, Liris e D’Eramo avevano già chiesto che la commissione permanente di Vigilanza si occupasse della vicenda, fin qui senza esito.
La minoranza punta a una “operazione trasparenza” come l’hanno definita anche perché, secondo Piccinini, “il sindaco, Massimo Cialente, ogni volta la butta in caciara, è anche per fare chiarezza”.
Oltre agli “artifizi” denunciati, per il consigliere-avvocato del gruppo misto “il quadro è drammatico perché va tenuta d’occhio anche la convenzione tra l’Accademia e il Centro sperimentale di cinema, che è subentrato dopo sisma: sono state cedute a titolo gratuito le attrezzature, è stata concessa la sede provvisoria, ma Cialente oggi afferma di voler salvare l’Accademia e accusa Regione e Provincia di volerla uccidere”.
Di qui l’esigenza della commissione, proposta con un consigliere per gruppo consiliare, quindi con 19 componenti (ma questo parametro potrà cambiare) che “con attività indiretta, l’acquisizione e la valutazione di atti e documenti, e diretta, con l’audizione di testimonianze di dirigenti, funzionari, anche dello stesso sindaco, possa capire che cosa sta succedendo”.
“Nessun intento inquisitorio – ha chiarito Liris – ma il compito che siamo delegati a svolgere è quello di vigilare. D’altronde il sindaco è stato un sostenitore accalorato di una delibera che richiede commissioni d’indagine su tutte le proprie società partecipate, questo ci ha spinto a farlo su una creatura di cui il Comune è socio”.
Ferella ha bacchettato Cialente sottolineando che “per lui la colpa è sempre degli altri, ma lo stato di agitazione dei dipendenti era dichiarato dal marzo 2009 e già da 8 mesi il personale non prendeva lo stipendio. Il problema economico dell’Accademia non è nato perché qualcuno la vuole uccidere da fuori ma perché qualcuno non l’ha saputa gestire dall’interno”.






