L’AQUILA – Tra gli obiettivi dell’Unione europea c’è anche quello di raggiungere la quota del 45% di laureati tra la popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni entro il 2030. Un traguardo che molti paesi hanno già raggiunto, ma che per l’Italia appare ancora distante, penultima e lontanissima dal target con il 31,3% davanti solo alla Romania con il 23,2%. Anni luce distanti da paesi come Irlanda e Svezia già sopra il 65%.
A questo non secondario tema, visto che dal numero di laureati dipendono anche le potenzialità socio-economiche e la qualità di vita di un Paese, dedica uno studio la Fondazione Openpolis, di cui è presidente l’aquilano Vittorio Alvino.
Ebbene, a guardare però i dati più recenti disponibili, quelli dell’Istat di fine 2022, con riferimento però ad una fascia d’età più ampia, dai 25-49 anni, si scopre che l’Abruzzo già tre anni fa era sul podio delle regioni con più laureati con il 30,8% dei dei residenti, dietro solo al Lazio, al 32,6% e al Molise, al 31,6%, e davanti a Lombardia ed Emilia Romagna, al 30,8%, e 30,8% e ben al disopra al di sopra della media nazionale del 2022, che era del 28%.
Non solo, restringendo ancor di più lo sguardo a livello territoriale, ad eccellere in Abruzzo, ma non deve stupire, sono i quattro Comuni capoluogo, che hanno sedi universitarie: primeggia Pescara, con il 41,7%, seguita a ruota dall’Aquila, con il 41,2% e più indietro troviamo Teramo al 38% e Chieti al 37,8%.
A livello comunale, però il record abruzzese di laureati, sempre tra i 25-49 anni, spetta a Roio del Sangro, con il 50% che già nel 2022, seguito, sempre in provincia d Chieti, da San Giovanni Lipioni al 47,6%.
Ci sono poi Carapelle Calvisio 45,5%, Castel di Ieri 44,7% e Villa Santa Lucia degli Abruzzi 44,4%, in provincia dell’Aquila, e Rosello 40%.
Altro dato significativo è che è che in tutti casi citati, si registra un trend in aumento di laureati rispetto ad una precedente rilevazione del 2018, e dunque in attesa di dati aggiornati all’oggi, si può supporre che l’Abruzzo possa essersi avvicinato ancor di più all’obiettivo del 45% di laureati tra la popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni
Commenta dunque Openpolis, “il 24 gennaio si è celebrata la Giornata internazionale dell’educazione, istituita dall’Onu per richiamare l’attenzione sul ruolo centrale dell’istruzione nella promozione dello sviluppo, della coesione sociale e della riduzione delle disuguaglianze. I dati confermano infatti che investire in educazione resta uno degli strumenti più efficaci per contrastare il disagio socio-economico. Chi raggiunge livelli di istruzione più elevati ha mediamente maggiori probabilità di accedere a carriere più stabili e meglio retribuite, con effetti positivi che si estendono all’intero arco della vita. Abbiamo anche visto però che spesso la condizione socio-economica della famiglia ha un impatto decisivo sul percorso di studio dei figli. Per questo è fondamentale che le istituzioni garantiscano pari opportunità di accesso ai più alti gradi di istruzione, indipendentemente dal contesto sociale e territoriale di partenza”.
Tornando ai numeri: in base sempre ai dati del 2022 le regioni con le percentuali più basse di laureati risultano essere Sicilia (22,5%), Campania (23,6%) e Sardegna (23,7%).
Quote di laureati particolarmente basse si registravano anche in Puglia (24,2%) e Calabria (26,3%).
Gli incrementi più consistenti si osservano in Trentino-Alto Adige (+4,4 punti percentuali), Lombardia e Veneto (entrambe +4,3).
A livello comunale nel 2022, la quota più alta di residenti tra i 25 e i 49 anni con un titolo terziario si registrava a Torre d’Isola, con il 52,9%, seguita da Basiglio, 51,2% e Pavia, 50,9%, tutte e tre in Lombardia.
Non sorprende poi, come nel caso abruzzese, che molti capoluoghi e sedi universitarie figurino ai primi posti: tra questi Bologna, Siena, Milano e Padova, tutte con valori prossimi o superiori al 48%.
Nel complesso, però, i territori con una forte presenza di laureati restano una minoranza. Solo 81 comuni superano il 40%, mentre nella maggior parte dei casi la quota di popolazione con titolo terziario si colloca sotto il 30%.
In 2.376 comuni, meno di un residente su cinque tra i 25 e i 49 anni ha completato un percorso universitario.
Torniamo dunque ai dati del 2024, il 33,5% della popolazione europea tra i 25 e i 74 anni aveva conseguito un titolo di istruzione terziaria. Le quote più elevate si registrano in Irlanda, Lussemburgo, Svezia e Cipro, dove oltre il 45% della popolazione adulta ha un titolo universitario (o equiparabile). All’estremo opposto si collocano come detto Romania e Italia, entrambe sotto il 25%.
Guardando alla fascia più rilevante per il monitoraggio delle politiche europee, quella dei giovani adulti (25-34 anni), emerge un quadro ancora più netto.
Nel 2024, la media Ue era già al 44,2% e quasi la metà degli stati membri aveva raggiunto o superato il target. L’Italia, invece, si colloca al penultimo posto, con una quota pari al 31,6%, distante oltre 13 punti percentuali dall’obiettivo e con una percentuale maggiore solo alla Romania (23,2%).
All’interno di questo quadro si evidenzia anche una marcata differenza di genere: le donne raggiungono livelli di istruzione terziaria molto più spesso degli uomini. Nel nostro paese il divario è particolarmente ampio e supera i 13 punti percentuali, uno dei più elevati in Europa. Filippo Tronca






