L’AQUILA – Nell’ennesimo primo maggio di crisi, in Abruzzo si “festeggia” il lavoro che è sempre meno. A confermarlo ad AbruzzoWeb rappresentanti sindacali delle quattro province, impegnati ad affrontare le circa 80 vertenze industriali, molte delle quali si trascinano da anni e di cui non si vede la via d’uscita.

La disoccupazione in regione, ha confermato qualche giorno fa Confindustria nell’illustrare l’andamento economico del secondo semestre 2014, registra un ulteriore aumento, e oramai si attesta intorno al 14 per cento.

E si registra anche un aumento del 19 per cento della cassa integrazione straordinaria, l’ultima spiaggia, prima della fine degli ammortizzatori sociali.

Resta poi lo scandalo rappresentano dal 40 per cento di giovani a 30 anni senza un lavoro e una prospettiva di futuro autonomo.

CHIETI

L’AUTO VA ALLA GRANDE, L’EDILIZIA NO

“È una situazione con luci e ombre, come in tutto l’Abruzzo, ma le ombre che devono preoccuparci e invitarci a moltiplicare le forze”.

A parlare è Leo Malandra, segretario provinciale della Cisl di Chieti. Le luci sono quello del comparto dell’automotive, la vera locomotiva d’Abruzzo, che non conosce crisi e che continua a sostenere buona parte dell’export che negli ultimi mesi è cresciuto del 1,5 per cento.

“La Sevel – spiega Malandra – ha 6.500 dipendenti che producono furgoni commerciali, a cui vanno aggiunti 10 mila addetti dell’indotto, la Honda ha 400 addetti, e ha ripreso fortemente la sua produzione, e dunque potrebbero esserci altre assunzioni, la Denso di San Salvo ha 950 dipendenti che producono motorini di avviamento, la Nsg ha 2.900 dipendenti e produce vetri temperati delle automobili. Tutti prodotti che hanno mercato, che tirano. Con orgoglio possiamo dire che l’Abruzzo vanta, assieme a Melfi, il polo automotive più forte e dinamico”.

Già, ma poi oltre questa felice isola metalmeccanica ci sono tante troppe zone d’ombra.

Le aziende in crisi sono decine, basti citare la Sixty di Chieti scalo dove, a settembre 2014, è scattata la mobilità per 256 lavoratori, la Dialifluids di Canosa Sannita con 120 dipendenti, la Thales anch’essa di Chieti Scalo, che occupa 120 persone, e che opera nel campo dei sistemi elettronici e di comunicazione per la Difesa. E ancora l’ex Golden Lady di Gissi. La Honeywell di Atessa, e Parker La Tortella Macchine agricole di Ortona.

Ma le cose inevitabilmente non vanno bene nemmeno in altri settori, perché in economia tutto è interconnesso.

“Una crisi drammatica – conferma Malandra – la sta attraversando l’edilizia: i cantieri sono fermi, e anche la ricostruzione post-sisma aquilana alle ditte di Chieti hanno portato molti meno benefìci rispetto a quelle di altre province italiane e così in un solo anno, il 2014, abbiamo perso 4 mila addetti”.

“Anche il turismo soffre molto – conclude il sindacalista – e in momenti di crisi il lavoro stagionale sarebbe un preziosa opportunità per tanti giovani senza lavoro, o anche nuovi disoccupati. Certo non è che altrove vada meglio, il crollo della domanda interna ha penalizzato molto il settore, ma fa riflettere un dato: il fatturato della costa romagnola è superiore dieci volte di quella teatina, che pure ha un mare bellissimo e pulito, che dista a 20 minuti dalla montagna”.

L’AQUILA

BENE L’AGRICOLTURA, MALE RICOSTRUZIONE E PUBBLICO

“Inutile girarci intorno, nell’Aquilano c’è un unico settore che non ha il segno meno, ed è quello dell’agricoltura, concentrata nella Marsica. Per il resto la situazione è a dir poco drammatica”.

Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil, non è la prima volta che lancia allarmi sulla profonda crisi che investe la provincia aquilana, dove sono stati persi 17 mila posti in 2 anni. Anche in quello che è conosciuto come il cantiere più grande d’Europa, la ricostruzione, dove gli addetti dell’edilizia sono paradossalmente scesi dai 15 mila del 2013 ai 12 mila nel 2014.

I dati di marzo, quelli più recenti sulla cassa integrazione, sottolinea poi Trasatti, “confermano che all’Aquila si concentra il 50 per cento delle ore erogate in tutta la Regione e di queste oltre il 90 cassa è integrazione straordinaria”.

I sindacati sono impegnati in Provincia su forti di vertenze oramai storiche, ex-Otefal, del centro di ricerca dell’ Intecs ex Technolabs, a cui si è aggiunta la crisi del colosso dell’edilizia Edimo Spa, all’Aquila.

E ancora la cartiera Burgo e la Presider e la ex Micron, ora LFoudry, di Avezzano, la Pittini di Celano, solo per citare solo alcune delle vertenza che occupano le pagine dei giornali e i tavoli regionali e nazionali.

Ma ci sono altri settori tradizionalmente tutelati che pagano in provincia la spending review, quella dei dipendenti pubblici, che nel capoluogo di regione sono oltre il 40 per cento della forza lavoro.

“Con il blocco del turnover, ovvero con il divieto di sostituire chi va in pensione con nuovi assunti, di fatto l’occupazione è negli ultimi anni diminuita in tutti gli enti locali – aggiunge Trasatti –  Aggiungiamo anche che a giugno scade la proroga di 350 precari della Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, e cento dipendenti della Provincia dell’Aquila sono in esubero”.

Infine, una critica radicale alle politiche industriali messe in campo da governo e Regioni.

“Gli 80 euro di Matteo Renzi sono andati a chi forse non ne aveva bisogno, mentre i cassintegrati non ricevono l’assegno da mesi. Il cratere sismico – aggiunge poi Trasatti – ha 100 milioni a disposizione della delibera Cipe del 2012, equivalenti al 5 per cento dei fondi della ricostruzione. Ebbene, dopo 3 anni ne sono stati impegnati meno del 50 per cento, ed erogati effettivamente ancora meno. Un esempio di come la burocrazia uccide la rinascita di un territorio”.

PESCARA

LA BRUTTA NOVITA’ AUCHAN, IL RISCHIO DELLE CLINICHE

“Solo poche ore fa i francesi dell’Auchan hanno annunciato oltre 1.400 esuberi in Italia e 37 in Abruzzo. E questo accadrà soprattutto in una provincia, quella pescarese, dove oramai chiudono sei attività commerciali al giorno”.

A sottolinearlo è il segretario regionale dell’Ugl, Gianna De Amicis, che si occupa in prima persona di tante vertenze che interessano la provincia di Pescara.

“Pescara che è stata sempre molto forte nel terziario – aggiunge – non poteva non subire la crisi dei consumi, quello che però è inaccettabile è che abbiamo perso posti di lavoro e che abbiano continue difficoltà gli addetti, per esempio della pesca: non certo a causa della pescosità del mare o della crisi economica, non riescono a risolvere il problema dell’insabbiamento del porto canale e del porto turistico”.

Un esempio, tra i tanti, per la De Amicis di come la politica e la burocrazia invece di risolvere i problemi aiutino a crearli.

Tante le vertenze aperte nel Pescarese. Drammatica e recente quella del cementificio Sacci di Pescara, dove rischiano il posto 120 persone. A Bussi, nell’ex glorioso e controverso polo chimico, che dava lavoro a 400 persone, si attende la reindustrializzazione. Crisi con i lavoratori in cassa integrazione lungo la val Pescara alla Oma, Ciclat, Fib, e Das, settore chimico, e anche nella Tirino Impianti di Bussi, alla Dibes di Scafa, alla Cir di Tocco da Casauria, che produce rimorchi, nel settore tessile dell’area vestina. E sono solo alcune delle situazioni di crisi.

La De Amicis aggiunge all’elenco un altro fronte da tenere sotto controllo, quello delle cliniche private che nel pescarese danno lavoro a centinaia di persone.

“Loro nonostante i tagli al settore sanitario reggono e pagano lo stipendio regolarmente, ma subiscono crescenti ritardi nel ricevere i rimborsi per le prestazioni effettuate da parte della Regione, e questo può diventare pericoloso per la loro tenuta”, sottolinea.

Infine la De Amicis critica il progetto Garanzia giovani, che in Abruzzo mette a disposizione 31 milioni di euro per offrire a ragazzi tra i 15 ai 29 anni, che non studiano né lavorano, tirocini e apprendistato in azienda, bonus per assunzioni, aiuti per auto-imprenditorialità, servizio civile, formazione professionale.

“L’iniziativa in teoria è più che lodevole e condivisibile, purtroppo però i numeri dicono che i ragazzi che non studiano e non lavorano sono 30 mila e i posti di lavoro vero che saranno creati saranno molto pochi, rispetto alle risorse messe in campo”, conclude.

TERAMO

IL TESSILE E’ DISTRUTTO, IL RESTO LANGUE

“La crisi occupazionale del Teramano risiede soprattutto su una triste realtà: il settore tessile, che occupava nei tempi d’oro migliaia di lavoratori, è oggi ridotto a brandelli, e questo ci ha fatto perdere la locomotiva di tutta l’economia del territorio”.

A parlare è Michele Lombardo, segretario generale Uil per Teramo e L’Aquila, e anche quello da lui delineato è uno scenario che non invita certo all’ottimismo.

Inevitabile, se si corre quotidianamente qua e là al capezzale di tante aziende in crisi. Solo per fare esempi più recentemente aliti alla ribalta delle cronache: la fabbrica di giocattoli Bontempi, la fonderia Veco di Martinsicuro, all’Atr di Colonnella con ben 389 lavoratori in mobilità, lavanderia industriale Martelli di Ancarano, il prosciuttificio del Gran Sasso dove la nuova gestione ha lascato a casa i vecchi lavoratori. Le mense Pap srl di Teramo, 150 persone, in forte difficoltà.

“Il sistema industriale è ancora in piena recessione – spiega Lombardo – ci sono massicci ricorsi alla cassa integrazione, che per di più viene erogata con mesi di ritardo. Ci sono famiglie alla fame, ed è grave che la politica non si mobiliti contro questa vergogna”.

E il sindacalista critica anche la Regione perché “onestamente la vedo ingessata, non c’è un tavolo per il rilancio occupazionale di questa provincia, non può limitarsi a gestire l’emergenza, a correr dietro le vertenze”.

Aa tal proposito per rilanciare un settore altamente strategico come l’edilizia, che qualche beneficio ha comunque ottenuto con i cantieri della ricostruzione post-sismica, Lombardo suggerisce  “un grande piano delle opere pubbliche per la messa insicurezza del territorio interessato dalla continua emergenza del dissesto idrogeologico e dalle frane. Servono investimenti, bisogna mettere in tasca le persone soldi da poter spendere per far ripartire l’economia, altrimenti non si supererà la crisi”.