L’AQUILA – Un direttorio per il superamento della fase di liquidazione e il ripristino della gestione ordinaria di Abruzzo Engineering, la società in house della Regione salvata dall’attuale amministrazione dopo anni di crisi e il rischio di chiusura e licenziamenti.
Lo ha nominato la Giunta regionale il 26 gennaio e l’organo sarà composto, a titolo gratuito, da Cristina Gerardis, direttore generale della Regione, Rosaria Ciancaione, dirigente del servizio Bilancio, Paolo Costanzi, direttore amministrativo del Consiglio regionale, e Claudio Ruffini, responsabile dell’ufficio del segretario particolare del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.
Il loro compito sarà quello, si legge nella delibera dell’esecutivo, di “sovrintendere” alle attività svolta dal commissario liquidatore, il legale aquilano Francesco Carli.
In particolare, la vigilanza avverrà “sull’operatività del nuovo piano industriale” e sull’opera di risanamento economico, “verificando l’entità dei rapporti attivi e passivi tra Abruzzo Engineering e Regione”, e il suo “percorso di patrimonializzazione”.
Tutto questo al fine di garantire l’autonomia economica e finanziaria della società “senza ulteriori esborsi ed oneri a carico del bilancio della Regione”.
Il direttorio, insomma, dovrà accompagnare e vigilare per conto dell’ente sulla traversata nel deserto di una società che era sull’orlo del collasso, accusata per anni di essere un inutile “carrozzone della politica”, e che, però, dà lavoro a 165 addetti.
Una società che, dopo anni di buio e dopo la svolta della sua trasformazione in house, capace, quindi, di acquisire commesse ad affidamento diretto, deve ora dimostrare di saper camminare sulle proprie gambe.
Una scommessa che l’attuale Giunta non può perdere, visto che sulla partita di Abruzzo Engineering ci ha giocato la faccia, e anche 7 milioni di euro di soldi pubblici, buona parte degli esponenti di maggioranza, a cominciare dagli aquilani Giovanni Lolli, vicepresidente della Giunta, e Pierpaolo Pietrucci, presidente della commissione Territorio, entrambi del Partito democratico.
Dopo anni di agonia e la messa in liquidazione dalla precedente Giunta di centrodestra di Gianni Chiodi, che voleva semplicemente cancellarla, Ae è stata resuscitata dal centrosinistra di D’Alfonso, con un legge approvata nel luglio 2015 e duramente contestata dalle opposizione del centrodestra e, in particolare, del Movimento 5 stelle.
Per effetto di quella legge, l’amministrazione, che già possedeva il 60% delle quote, ha acquisito 3.500 azioni, ovvero un ulteriore 30%, dalla società Selex Service Management del gruppo Finmeccanica, portando la partecipazione regionale al 90%.
Un’operazione di salvataggio dal costo di 7 milioni di euro, che ha consentito di qualificare la società “in house” perché interamente controllata dalla Regione, in attesa di acquisire anche il residuo 10% detenuto dalla Provincia dell’Aquila.
In questo modo, e con la volontà di sottoporre ogni atto al “controllo analogo” dell’azionista pubblico di riferimento, come imposto dalla Commissione europea, è diventato possibile affidare direttamente commesse, senza bando, e riavviare l’attività aziendale.
Ad agosto 2015 è stato approvato il nuovo Piano industriale, sviscerato in anteprima nei mesi scorsi da AbruzzoWeb, che individua tra le attività di supporto alla Regione di cui Ae potrà occuparsi il sistema informativo ambientale, la progettazione di interventi tesi a mitigare il rischio idrogeologico, le attività di genio civile e micro-zonazione sismica, la realizzazione del Sistema informativo generale delle acque.
E soprattutto il “supporto tecnico amministrativo agli uffici del Comune e della Provincia dell’Aquila”, relativamente all’iter procedurale per le pratiche di liquidazione e istruttorie per i lavori. Attualmente un ottantina di dipendenti di Abruzzo Engineering è impegnata negli uffici della ricostruzione del Comune, e dell’Uffico speciale della Ricostruzione del Comune dell’Aquila (Usra), oltre che al Genio civile.
Ora il direttorio dovrà, in particolare, assicurare che Abruzzo Engineering entri nel più breve tempo possibile, come si legge sempre nella delibera, “in condizioni di normalità”, arrivando alla “piena autosufficienza finanziaria e copertura delle spese relative al suo funzionamento”. Questo tenuto conto “dell’impossibilità della Regione di ripianare eventuali perdite di gestione”.
I liquidatori prima e i nuovi vertici poi, del resto, sono obbligati dal Piano industriale a tagliare i costi attraverso “la riduzione dell’orario di lavoro settimanale a 36 ore, l’introduzione di un tetto massimo retributivo, il pensionamento dei dipendenti che abbiano maturato requisiti di legge, il blocco dei livelli contrattuali, l’azzeramento dei costi di consulenza mantenendo solamente quelli di consulente tributario, medico e giuslavorista”.
I costi preventivati se ne andranno per il personale: 6,7 milioni su un totale di 7,1 milioni per il 2016; 6,9 milioni su 7,3 milioni per il 2017, 7,1 milioni su 7,5 milioni per il il 2018.
La procedura di liquidazione ha proibito fin qui nuove assunzioni e anche in futuro non saranno possibili, perché non previste dal Piano industriale. Se proprio dovesse accadere, servirà un regolare bando di evidenza pubblica.
La società consortile Abruzzo Engineering era nata nel 2006 per volere dell’allora presidente della Giunta regionale, Ottaviano Del Turco, l’amministratore di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, suo amico, e il braccio destro di Del Turco Lamberto Quarta, per combattere in Abruzzo il “digital divide”, la divisione digitale tra chi ha Internet veloce e chi no.
In particolare, l’ambizione era quella di abbattere il divario di efficienza della rete tra costa e aree interne abruzzesi.
Fin dall’inizio è stata partecipata al 60% dalla Regione Abruzzo, al 30% da Finmeccanica attraverso Selex Service Management e al 10% dalla Provincia dell’Aquila.
Il 2 dicembre 2010 è stata messa in liquidazione con la volontà decisiva dell’allora governatore, Gianni Chiodi, tra l’altro per la difficile situazione debitoria. “Una storia torbida e un carrozzone del Partito democratico”, le parole di Chiodi.
Nel post-sisma un ostacolo è stata la definizione della natura di questa società, in house o meno, che avrebbe potuto portare incarichi e commesse per la salvezza e il rilancio.
Per essere considerati in house è necessario sottoporsi al cosiddetto “controllo analogo”, che consiste nel farsi autorizzare preventivamente ogni atto dall’azionista di maggioranza, in questo caso la Regione.
Chiodi ha cercato di sciogliere questo nodo chiedendo un parere anche ai pubblici ministeri della procura dell’Aquila, Antonietta Picardi e David Mancini.
Poi nel 2011 il tribunale amministrativo regionale del capoluogo ha decretato la natura “in house” ma l’anno seguente la Commissione europea ha smentito questa interpretazione, impedendo alla Regione di assegnarle commesse ad affidamento diretto come invocato dal liquidatore Carli.
Altra tegola nell’aprile 2012, quando Selex Service Management ha citato in giudizio l’amministrazione regionale con una richiesta risarcitoria di 29 milioni di euro ritenendo l’ente principale responsabile dell’andamento negativo.
Ulteriore zavorra, le inchieste giudiziarie che hanno sfiorato Ae: una sugli appalti per il terremoto, che ha portato all’uscita dall’esecutivo dell’ex assessore Daniela Stati, l’altra su un passaggio preliminare alla nascita di Abruzzo Engineering: la cessione alla Provincia dell’Aquila di Collabora Spa.





