L’AQUILA – “Il vero problema, che va affrontato per tempo, è il cosa farà Abruzzo Engineering quando la ricostruzione post-sisma volgerà al termine, tenuto conto che ora i compiti assegnati nell’ambito della stessa ricostruzione coprono nel bilancio dell’ente 5,3 milioni di euro su 7,5 complessivi”.
Sta tutto qui, nelle parole dette in Commissione vigilanza da Paolo Costanzi, direttore delle Attività amministrative del Consiglio regionale abruzzese, il vero nodo da risolvere per il futuro prossimo di Abruzzo Engineering.
Società in house salvata dalla bancarotta tra le polemiche politiche, assieme al posto di lavoro di 170 dipendenti, nell’estate 2015, grazie ai 5,5 milioni di euro spesi dalla Regione per acquistare le quote del socio privato Selex, che vantava debiti per 20 milioni di euro, in questo modo in buona parte “abbuonati”.
E che ora però deve uscire al più presto dalla fase di liquidazione, dotarsi di un contratto di servizio e di un patrimonio ed accendere un mutuo per pagare gli ultimi debiti.
Passaggi pieni di insidie e con l’incognita dell’imminente riforma degli enti pubblici che promette tagli e ridimensionamenti, ed anche di posizioni ostili in Consiglio regionale, pure sui banchi della maggioranza di centrosinistra.
Costanzi fa parte del Direttorio che deve portare all’uscita dalla fase liquidatoria e al ripristino della gestione ordinaria di Abruzzo Engineering, assieme a Cristina Gerardis, direttore generale della Regione, Claudio Ruffini, segretario particolare del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, Rosaria Ciancaione, dirigente regionale del Bilancio, nonché candidata sindaco sconfitta al Comune di Roseto degli Abruzzi (Teramo).
E infine Leonardo Piccinno, segretario regionale Fisascat-Cisl.
La loro audizione in Commissione Vigilanza è stata sollecitata dal presidente Mauro Febbo, consigliere regionale di Forza Italia, anche a seguito dell’allarme nato a seguito della mancata erogazione di due mensilità di stipendio, si è scoperto poi per problemi normativi relativi a pratiche Inps per assegni arretrati della cassa integrazione.
Un episodio avvertito però in particolare dalle opposizioni di centrodestra e del Movimento 5 Stelle come la prova che nonostante i tanti soldi spesi, l’ente continua a “navigare a vista” ed è rimasto potenzialmente un “baraccone clientelare”, come lo ha definito l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi, che ha provato in ogni modo a smantellarlo.
E in effetti tante sono le nubi che si intravedono all’orizzonte per Abruzzo Engineering.
L’ente infatti non può pensare di reggersi su un piano industriale così appiattito sulle pratiche della ricostruzione, ovvero sui fondi trasferiti dal governo, che saranno destinate a scemare nei prossimi anni, si spera il più velocemente possibile.
Dei 170 dipendenti oggi la maggior parte, un centinaio, è infatti impiegata su questo settore tra uffici comunali e i due Uffici speciali della ricostruzione (Usra e Usrc).
In Regione è impiegata una sessantina di addetti tra Genio civile, settore ambiente, settore idrico, attività estrattive, mappatura discariche abusive.
Una decina, invece, si occupa dell’amministrazione dell’ente.
I dipendenti di più alto grado, i quadri, sono 17 con stipendi di circa 2 mila euro al mese.
I dipendenti percepiscono compensi tra i 1.200 e i 1.400 euro.
È stato assicurato che oggi non ci sono dirigenti in servizio.
Abruzzo Engineering può vivere solo di commesse pubbliche, e non può in nessun modo andarsi a cercare commesse sul mercato visto che l’Europa lo vieta, dunque meno fondi arriveranno per le commesse post-sismiche da Roma, più saranno quelle che dovrà di fatto garantire la Regione questa volta con fondi propri.
L’alternativa è quella di ridimensionare l’ente e di ridurre i costi, che in Abruzzo Engineering se ne vanno quasi tutti per il personale.
Gerardis ha evidenziato che una volta che la filiera della ricostruzione si esaurirà, i dipendenti di Abruzzo Engineering potranno essere impiegati in altri uffici regionali a corto di organico, a cominciare dal Genio civile.
C’è però chi critica apertamente questo scenario perché in t modo aumenterà il numero dei dipendenti pubblici regionali di “fatto”, che però non hanno fatto nessun concorso, ma sono stati assunti a chiamata diretta da Abruzzo Engineering, visto per di più da centrodestra e Movimento 5 stelle come un “giocattolo” in mano al centrosinistra, e al Pd aquilano in particolare” sin dalla sua nascita, ai tempi dell’ex presidente socialista della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco e del suo sottosegretario Lamberto Quarta, anche lui socialista, primo presidente di Abruzzo Engineering.
Inoltre, come ha ricordato ancora una volta Gerardiis, è in arrivo una riforma degli enti partecipati che imporrà accorpamenti e accentuerà il principio della convenienza economica degli affidamenti in house.
Riforma che imporrà dunque l’eliminazione delle società non indispensabili al perseguimento delle proprie finalità istituzionali e un più rigoroso contenimento dei costi, nonché l’accorpamento e lo smantellamento delle società che svolgono attività analoghe o similari.
Dunque Il destino di Abruzzo Engineering, pure questo è stato evidenziato dai componenti del direttorio, va visto anche in relazione a quello degli altri enti partecipati della Regione, nell’ottica di un riorganizzazione e razionalizzazione complessiva.
Compresi quelli che la Regione, accusata di fare due pesi e due misure, non ha salvato come avvenuto con Abruzzo Engineering: il riferimento è al Ciapi, i cui dipendenti non percepiscono lo stipendio da due anni, o gli enti di ricerca.
Ma una cosa è certa per quanto emerso in commissione garanzia: tutto questo personale Abruzzo Engineering difficilmente potrà permetterselo in futuro, dunque la sua sostenibilità economica dipenderà anche da pensionamenti e un rigido blocco di qualsiasi assunzione.
Questo perché l’ente dovrà comunque offrire il suo servizio “in house” alla Regione a prezzi competitivi, altrimenti la Regione sarà obbligata a rivolgersi a fornitori privati.
Non a caso, ed anche questo è emerso nella seduta, nella bozza di statuto già predisposto dal Direttorio si prevede che la futura società non avrà un consiglio di amministrazione, ma solo un amministratore unico che svolgerà anche il ruolo di direttore generale.
E allora, lontani sono i tempi di pletore di dirigenti strapagati, assunzioni clientelari, consulenze d’oro e sciali vari che hanno portato la società ad accumulare un debito milionario in pochi anni di vita.
La società, anche questo ha ricordato il direttorio ai consiglieri regionali in Commissione garanzia, deve finire a tal proposito di coprire i debiti residui per 1,5 milioni di euro e pure con una certa urgenza: di essi, 800 mila euro sono vantati dalla Selex, come passaggio finale della transazione.
Ma per far questo Abruzzo Engineering deve subito accendere un mutuo e una società ancora in fase di liquidazione non può ovviamente farlo.
Ecco perché occorre che il prima possibile il Consiglio regionale approvi la patrimonializzazione della società, ovvero l’assegnazione della sede, molto probabilmente l’ex l’ex edificio del Parco Scientifico-Tecnologico nel quartiere Santa Barbara all’Aquila, dal valore di 2 milioni di euro, già di proprietà della Regione e che servirà come garanzia da offrire alle banche.
Solo dopo questo passaggio si potrà andare dal notaio e dichiarare chiusa la fase liquidatoria.
E a quel punto la società risuscitata potrà approvare il prima il nuovo contratto di servizio e lo statuto.
Passaggi che comunque potrebbero essere non indolori, visto che l’ostilità nei confronti di Abruzzo Engineering è presente in Consiglio anche nei banchi della maggioranza, che chiedono parità di trattamento anche per enti regionali al collasso, che hanno sede e dipendenti nei loro territori e bacini elettorali.
Tenuto conto che quelli di Abruzzo civico, l’assessore Regionale Andrea Gerosolimo, il consigliere Mario Olivieri e Maurizio Di Nicola di Centro Democratico, hanno il dente avvelenato per il Piano Sanitario regionale che ha penalizzato gli ospedali di Vasto, Sulmona (L’Aquila) e Avezzano (L’Aquila).





