L’AQUILA – Va verso una conferma temporanea ma lunga, un anno e forse più, il collegio dei liquidatori di Abruzzo Engineering, la società mista pubblico-privata in liquidazione impegnata in varie commesse pubbliche tra cui quelle degli uffici della ricostruzione post-sisma dell’Aquila.
È quanto apprende AbruzzoWeb da fonti interne all’azienda e politiche alla vigilia della decisiva assemblea dei soci, già fissata per lo scorso 22 luglio e poi slittata a nuova data, ora individuata nel 31.
Tra una settimana il presidente del collegio, l’avvocato aquilano Francesco Carli, e i due componenti, Vincenzo Genovesi e Luigi Puzzovio, potrebbero ricevere una proroga a tempo indeterminato, nell’attesa di trovare i sostituti da parte della nuova amministrazione regionale di centrosinistra.
A curare la partita per la Regione, su delega del governatore, Luciano D’Alfonso, è il vice presidente della Giunta, l’aquilano Giovanni Lolli.
Sempre secondo quanto si è appreso, in queste settimane numerose sono state le trattative diplomatiche per il mantenimento dello status quo.
D’altronde Ae è in liquidazione da 3 anni e 8 mesi ma la situazione è bloccata: non si è provveduto a chiuderla definitivamente ma neanche a rilanciarla.
Il dibattito sui vecchi-nuovi vertici della società è in corso da settimane, tanto da provocare interventi anche da parte di esponenti pubblici come, per esempio, il presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, Carlo Benedetti, ex presidente di Collabora, società da cui si è originata Ae.
Che nei giorni scorsi è tornato sul tema ancora dalla bacheca di Facebook: “Vuoi vedere che su Abruzzo Engineering avevo ragione? Il centrosinistra non dispone al momento di nessun amministratore di valore ,a giudizio della Regione Abruzzo, paragonabile a quelli nominati da Chiodi e Piccone? …che ne pensa Pierpaolo Pietrucci?”, l’intervento, che si riferisce a Carli e gli altri, ha ricevuto anche l’approvazione con un “like” del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.
La società consortile Abruzzo Engineering era nata nel 2007 per volere dell’allora governatore, Ottaviano Del Turco, e del suo braccio destro Lamberto Quarta, per combattere in Abruzzo il “digital divide”, la divisione digitale tra chi ha Internet veloce e chi no.
In particolare, l’ambizione era quella di abbattere il divario di efficienza della rete tra costa e aree interne abruzzesi.
È partecipata al 60% dalla Regione Abruzzo, al 30% da Finmeccanica attraverso Selex Service Management e al 10% dalla Provincia dell’Aquila.
Il 2 dicembre 2010 è stata messa in liquidazione con la volontà decisiva dell’allora governatore Gianni Chiodi, tra l’altro per la difficile situazione debitoria. “Una storia torbida e un carrozzone del Partito democratico”, le parole di Chiodi.
Nel post-sisma un ostacolo è stata la definizione della natura di questa società, in house o meno, che avrebbe potuto portare incarichi e commesse per la salvezza e il rilancio.
Per essere considerati in house è necessario sottoporsi al cosiddetto “controllo analogo”, che consiste nel farsi autorizzare preventivamente ogni atto dall’azionista di maggioranza, in questo caso la Regione Abruzzo.
Chiodi ha cercato di sciogliere questo nodo chiedendo un parere anche ai pubblici ministeri della procura dell’Aquila, Antonietta Picardi e David Mancini.
Poi nel 2011 il tribunale amministrativo regionale del capoluogo ha decretato la natura “in house” ma l’anno seguente la Commissione europea ha smentito questa interpretazione, impedendo alla Regione di assegnarle commesse ad affidamento diretto come invocato dal liquidatore Carli.
Altra tegola nell’aprile 2012, quando Selex Service Management ha citato in giudizio l’amministrazione regionale con una richiesta risarcitoria di 29 milioni di euro ritenendo l’ente principale responsabile dell’andamento negativo.
Altra zavorra, le inchieste giudiziarie che hanno sfiorato Ae: una sugli appalti per il terremoto, che ha portato all’uscita dall’esecutivo dell’ex assessore Daniela Stati, l’altra su un passaggio preliminare alla nascita di Abruzzo Engineering: la cessione alla Provincia dell’Aquila di Collabora Spa, che ha visto assolto dall’accusa di truffa l’ex direttore generale di Ae, Vittorio Ricciardi, che era amministratore delegato e proprietario del 49 per cento delle azioni della stessa Collabora Spa, accusato di aver gonfiato il prezzo e nascosto il passivo. Ricciardi tra l’altro assistito da Benedetti, di professione avvocato.
Lo scorso 16 aprile Ricciardi ha poi ottenuto dinanzi al giudice del lavoro un risarcimento di 250 mila euro contro il licenziamento che gli era toccato in sorte dopo la diffusione delle indagini a suo carico, “sono un perseguitato”, ha commentato. Non è stato riassorbito solo perché nel frattempo la figura di vertice che occupava è stata soppressa.






