L’AQUILA – Il presidente della Regione Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, non teme “qualche sceriffo rosso scatenato, in giro per pelletterie o negozi di abbigliamento, a cercare chi si è contagiato per colpa mia”. Il vice ministro alla Salute Pierpaolo Sileri, del Movimento 5 Stelle che ribadisce: “Sono fiducioso che il governatore comprenda che non è il caso di tirare ulteriormente la corda”.
Dopo le scintille di ieri, non si placa lo scontro istituzionale e politico intorno al caso diventata caso nazionale sorto allorché Marsilio ha deciso con l’ordinanza 106 firmata domenica, con due giorni di anticipo rispetto alle tempistiche dei dpcm del governo di declassare l’Abruzzo, a “zona arancione” ed uscire dalla “zona rossa”, auto dichiarata dallo stesso presidente il 18 novembre, anticipando in governo davanti al dilagare dei contagi, che l’ha decretata il 22 novembre.
“Forzatura”, gesto “autocratico” che ha indotto il ministro agli Affari regionali, Francesco Boccia del Partito democratico e della Salute, Roberto Speranza di Leu, a intimare con una perentoria lettera di diffida a revocare “ad horas” l’ordinanza incriminata, ricordando a Marsilio “le gravi responsabilità che potrebbero derivare dall’applicazione delle misure da Lei introdotte riguardo alla salute dei cittadini abruzzesi”, annunciando l’intenzione di ” intraprendere ogni iniziativa, anche giudiziaria, per garantire l’uniforme applicazione delle misure volte alla gestione dell’emergenza epidemiologica da Coivd-19″ .
Marsilio ha risposto con una lettera in cui si ribadisce quanto sostenuto in conferenza stampa ieri: “la decisione adottata si muove nel solco di considerazioni di carattere giuridico e prevede, all’esito di un percorso virtuoso e di uno sforzo che l’intera regione ha compiuto gradualmente nelle settimane passate, il completamento di tutti i suoi effetti mercoledì 9 dicembre con la riapertura delle scuole, dopo esattamente 21 giorni di disciplina in zona rossa, e, quindi, alla consumazione dell’intero periodo previsto per la declassificazione”.
Nessun passo indietro, insomma ed anzi, conferma Marsilio, gli avvocati della Regione sono pronti a ribattere ad ogni iniziativa giudiziaria del governo, sulla base anche della considerazione illustrata ieri in conferenza stampa secondo la quale “si è stabilito che le ordinanze con le quali si inseriscono le regioni in zona rossa sono efficaci per un periodo minimo di 15 giorni. Se, al contrario, prima di 21 giorni l’uscita non può mai avvenire, non si capisce dove questa previsione di legge si applichi. Oggi non esiste la possibilità che al sedicesimo giorno si possa cambiare colore anche perché l’accertamento del dato non avviene tutti i giorni. Pertanto i 15 giorni sono francamente impossibili. O è scritta male la legge o qualcuno la interpreta male”.
E nell’intervista di oggi sul Messaggero edizione nazionale rincara la dose. Sulla minaccia di iniziative giudiziarie, arriva infatti ad ironizzare: “Non so, magari c’è qualche sceriffo rosso scatenato, in giro per pelletterie o negozi di abbigliamento, a cercare chi si è contagiato per colpa mia”.
E aggiunge “Considero eccessivi, se non risibili, il tono intimidatorio e la minaccia. Se passasse questo principio qualcuno mi dovrebbe dire di chi sono le responsabilità penali di tutti gli altri contagiati. I nostri legali stanno valutando il tono, il merito e la misura della risposta”.
“La regola dei 21 giorni per uscire dalla zona rossa si è creata per prassi, per norme che si sono stratificate in più provvedimenti, ma non trova formulazione univoca in una legge. Si può entrare in 48 ore e lo condivido se c’è urgenza, tanto che l’ho fatto. Con la stessa aderenza ai dati reali si deve fare altrettanto per uscire, magari non in 48 ore. Siamo esattamente nella media nazionale, addirittura meglio di alcune in giallo e pensiamo che la cura è durata a sufficienza, altrimenti si ammazza il paziente”, sottolinea Marsilio. “E’ eccessivo dover scontare la pena senza pietà”, conclude.
Prende la parola anche il viceministro Silieri, in una intervista al Centro.
“Io non penso però che sia interesse di nessuno esasperare gli animi e aprire una contesa istituzionale sulla pelle dei cittadini. Sono fiducioso che il governatore comprenda che non è il caso di tirare ulteriormente la corda”, uno dei passaggi.
E aggiunge: “Non è un bel segnale, specie in un momento in cui i cittadini italiani stanno facendo grandi sacrifici e si chiede il coinvolgimento attivo da parte di tutti. La colorazione delle regioni dipende da una serie ben precisa di parametri e se l’Abruzzo è al momento l’unica regione rossa non è certo per fare un dispetto agli abruzzesi, ma perché si ravvisa ancora un elevato rischio per la popolazione”.






