L’AQUILA – “In Venezuela è in corso una lotta di classe in cui agiscono anche imprenditori italo-venezuelani di origine abruzzese che sostengono l’opposizione violenta al governo legittimo di Nicolàs Maduro“.

Così dice ad AbruzzoWeb la giornalista Geraldina Colotti, da poco rientrata da un viaggio di venti giorni in Venezuela: quel Venezuela finito nuovamente alla ribalta per le proteste violente contro Maduro e “la rivoluzione bolivariana”.

Colotti, autrice del libro Talpe a Caracas (edizioni Jaca Book), denuncia “l’informazione di guerra che parte dagli Stati Uniti, passa dalla Spagna e rimbalza dall’Italia in tutta Europa basandosi su una sola fonte: quella dei media privati venezuelani, che sono la maggioranza”.

E contesta, di conseguenza, la versione secondo la quale sarebbe in corso una guerra civile repressa da una feroce dittatura.

“Purtroppo, le informazioni che arrivano in Italia sono ‘drogate’ e a senso unico, non consentono di formarsi un’opinione esatta di quel che sta accadendo”, afferma.

“Il Venezuela – dice poi – è composto da 23 Stati più un Distretto federale. Vi sono 335 municipi, i focolai di violenza si sono verificati solo in dieci municipi, nelle zone ricche in cui governa l’opposizione e non si sono propagati al resto dello stato federale, men che meno ai settori popolari.

Non si tratta di una guerra civile, ma di un tentativo di golpe dei poteri forti per saccheggiare un Paese ricchissimo di risorse. Gli attacchi dei settori oltranzisti, rappresentati nei partiti che compongono l’arco di opposizione, come Voluntad Popular, Primero Justicia o Vente Venezuela, si sono moltiplicati dopo la morte di Hugo Chávez, avvenuta il 5 marzo del 2013”.

Un arco di forze “a cui appartengono molti imprenditori di origine italiana, tra cui anche abruzzesi – prosegue la giornalista – che hanno fatto fortuna in Venezuela. A maggio del 2016 alcuni di loro hanno accompagnato rappresentanti del partito di estrema destra Voluntad Popular, si sono riuniti in un Grand Hotel romano per una kermesse di appoggio alle proteste.

Un imprenditore immobiliare italo-venezuelano, Enzo Franchini Oliveros, la cui moto è stata fotografata sul luogo del delitto è ricercato per aver partecipato al feroce omicidio di un giovane afro-venezuelano, bruciato vivo nella Piazza Altamira di Caracas”.

Per Colotti, il Venezuela “è uno spartiacque che evidenzia il disorientamento di una certa sinistra. Tanto è che uno dei grandi sponsor dell’opposizione venezuelana, presentata come pacifica anche quando si rende protagonista di episodi evidentemente violenti e persino accolta in parlamento, è il deputato Fabio Porta, del Partito democratico.

Per gran parte dell’ex centrosinistra italiano, Maduro sarebbe un feroce dittatore caraibico che reprime il suo popolo. Una versione a cui concorrono i media mainstream, che addebitano le vittime del conflitto alla ‘repressione’ e presentano gli squadristi xenofobi e i paramilitari come pacifici manifestanti o combattenti per la libertà.

Un vero paradosso da parte di politici disposti a considerare ‘terrorista’ chiunque tiri una pietra durante una
manifestazione antigovernativa in Italia”. 

In Venezuela, invece, continua nell’analisi la Colotti, “i settori popolari non hanno motivo di prendersela con il governo, che tutela salari e pensioni e continua a destinare oltre il 70 per cento degli introiti ai piani sociali, nonostante la drastica caduta del prezzo del barile, sceso da oltre 100 a meno 40 dollari”. 

“Certo – spiega ancora – il paese sta attraversando un momento di grande difficoltà dovuta alla guerra economica dei poteri forti e al mutamento di contesto sia in America latina che a livello internazionale, ma la democrazia partecipativa bolivariana ha sufficienti anticorpi per respingere le spinte autoritarie, e il popolo venezuelano ha diritto di risolvere i propri problemi senza ingerenze e aggressioni esterne.

Invece, da parte europea, c’è un atteggiamento neocoloniale che sminuisce il valore delle istituzioni come quella venezuelana, che non si basano sulla democrazia rappresentativa ma partecipativa, che ora il chavismo scommette di rilanciare con l’Assemblea Nazionale Costituente, avallata dall’elezione del 30 luglio”. 

“In quei paesi che, come l’Argentina o il Brasile, sono tornati a essere governati dalle destre, la democrazia ha invece ben poco diritto di cittadinanza. In Argentina, l’imprenditore Macri sta licenziando a tutto spiano e ricominciano a scomparire gli oppositori, com’è accaduto al nativo mapuche Santiago Maldonado.

In Brasile, Temer ha disarcionato la presidente legittima Dilma Rousseff con un golpe istituzionale, ma nessun organismo internazionale ha ritenuto di sanzionarlo come invece sta facendo con Maduro, che è stato eletto dai venezuelani”, accusa poi la giornalista, che incalza: “E’ assai singolare che partiti che si definiscono progressisti non si sentano scomodi nell’arco di forze che vuole distruggere il socialismo bolivariano e che ha trovato il proprio ‘paladino’ in Donald Trump, non proprio un campione in diritti umani”.

Del resto, precisa, “anche Barack Obama aveva definito il Venezuela addirittura ‘una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti’ e aveva imposto sanzioni a Caracas. Durante il suo mandato, non ha imperato la pace nel sud globale, e si sono messi in marcia i golpe istituzionali, come quello in Honduras contro il presidente Manuel Zelaya.

Tuttavia, nel contesto di crisi strutturale del capitalismo e nell’anarchia che lo caratterizza, l’arrivo di Trump apre scenari inediti e incontrollabili che potrebbero preludere anche a un’aggressione militare al Venezuela, contro il quale si è messo in marcia un blocco economico-finanziario molto simile a quello imposto a Cuba”. 

“Nell’Italia in cui chi protesta per i propri diritti, chi chiede casa e lavoro viene manganellato e messo in galera, l’esempio del Venezuela può essere contagioso. Per questo occorre stroncarlo: con le sanzioni e con le menzogne”, conclude la Colotti.