L’AQUILA – Decisa la posizione della Uil Abruzzo sul riordino delle province, che a detta del sindacato andrebbero razionalizzate, se non abolite.

“Abbiamo da tempo sostenuto – così recita il comunicato Uil – la tesi dell’abolizione delle Province, giudicando eccessivo il numero dei livelli istituzionali ed amministrativi in essere in Italia e ritenendo che per garantire un livello di coordinamento non necessariamente si deve dar vita ad un ente. Oltre ai costi esagerati della politica, paghiamo la confusione dei ruoli e la sovrapposizione delle funzioni. La spending review del Governo propone non l’abolizione ma la razionalizzazione delle Province. È comunque un’occasione da non perdere per fare ordine e snellire la macchina istituzionale ed amministrativa nonché per ridurne il costo. Per fare un buon lavoro di ridisegno delle Province, bisogna avere in mente un’idea di regione, perché comunque è il livello regionale unitario che va valorizzato”.

“Accorpare le attuali Province di Teramo, Pescara, Chieti in una Provincia costiera – prosegue il comunicato – contraltare della Provincia montana dell’Aquila, è secondo noi un’ipotesi sbagliata, da scongiurare. Troppo grande il divario economico e demografico. Invece di porre le basi per attenuare il dualismo regionale, lo si accentuerebbe. Ogni livello ed organo istituzionale va invece impegnato per una maggiore integrazione tra costa e interno”.

“La soluzione più equilibrata va cercata – propone la Uil- in un arco che va dal semplice accorpamento L’Aquila/Teramo e Pescara/Chieti a razionalizzazioni di queste nuove province che le disegnino meglio, avendo presente la storica distinzione tra Abruzzo Ulteriore e Citeriore. Tale antica bipartizione del territorio abruzzese (XVI secolo), con il fiume Aterno-Pescara quale divisore, ha il pregio di tenere maggiormente conto della geografia dell’Abruzzo, in particolare dei sistemi montuosi del Gran Sasso da un lato e della Maiella dall’altro, ma precede di secoli i nuovi fenomeni di urbanizzazione, soprattutto nell’area Francavilla-Pescara-Montesilvano, per cui può offrire diversi spunti utili per il ridisegno armonico delle nuove province ma non una soluzione mutuabile in toto”.

“L’occasione della razionalizzazione delle Province – chiarisce il sindacato – va colta anche per fare un passo concreto per dare vita all’area integrata Pescara-Chieti, sollecitando il Governo e la Regione a definire un quadro normativo in cui ciò sia reso possibile, anche individuando una tipologia diversa da quella già codificata per le dieci grandi città metropolitane”.

“L’Abruzzo – conclude il comunicato – non deve concentrarsi solo sulla sua riorganizzazione interna, ma guardare al di là dei suoi confini regionali. Partecipare attivamente alle politiche di rilancio del Mezzogiorno, di cui è parte integrante dal XII secolo; proseguire nel cammino appena intrapreso di frequentazione con le Marche e il Molise, che può andare da un’alleanza su singoli obiettivi (come quello di rilanciare la ferroviaria adriatica) a progetti di coordinamento permanente o addirittura futura fusione in una regione più grande); rivitalizzare un dialogo tra le regioni dell’Appennino, che ha una lunga tradizione, oggi pochissimo valorizzata, ma è strategico per il rilancio della montagna abruzzese e la ricostruzione dell’Aquila”.