ROMA – Il Ministero delle Infrastrutture, nell’ambito del decreto infrastrutture, ha confermato per i prossimi tre anni i contratti dei due commissari straordinari incaricati degli interventi sull’autostrada A24–A25, che collega Roma all’Aquila.

I commissari Pierluigi Caputi e Marco Corsini erano scaduti a fine anno. La novità è che sul primo vengono unificate tutte le competenze, quelle di Corsini sulla messa a norma della galleria, e le originarie relative al traforo del Gran Sasso che sostanzialmente riguardano la messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, che rifornisce circa 700mila abruzzesi, per evitare che il sistema viario e quello dei laboratori nazionali di fisica nucleare possano causare infiltrazioni nelle  falde.

Corsini resterà responsabile degli interventi di messa a norma sismica sull’infrastruttura, un maxi piano miliardario che peraltro è al palo da 14 anni visto che era previsto nella legge di stabilità nazionale 228 del 2012 nella quale le due arterie, in riferimento al sisma dell’Aquila 2009, vengono definite strategiche ai fini di protezione civile.

Nella disposizione di proroga dei due commissari, si prevede inoltre l’assegnazione al Mit di circa 250 milioni di euro delle risorse necessarie per la realizzazione degli interventi di manutenzione straordinaria.

“L’obiettivo è sempre lo stesso: chiudere quanto prima i lavori e dare ai cittadini due arterie di collegamento sicure”, si legge nella nota del Ministero.

In questo caso, il Ministero guidato dal vice premier Matteo Salvini ha riparato, sia pure parzialmente, ad una omissione nella legge di reintegro della concessionaria Strada dei Parchi spa, del gruppo industriale abruzzese Toto: nel piano economico finanziario a investimento zero entrato in vigore il primo gennaio del 2024, era stata prevista la sola manutenzione ordinaria pari a 40 milioni di ero.

La concessionaria era stata estromessa dalla gestione affidata ad Anas, in seguito alla revoca in danno il 7 luglio del 2022 da parte del Consiglio dei ministri a guida Mario Draghi, una decisione poi ribaltata dai giudici dopo un lungo e serrato contenzioso caratterizzato da un ingente risarcimento e il riaffidamento della gestione.