L’AQUILA – A volte c’è chi torna nella sua terra, invertendo il secolare e ininterrotto flusso che svuota i paesi di montagna e sovrappopola le città e le pianure.
C’è chi torna sfidando anche un terremoto, e i ritardi della ricostruzione, per mettere su famiglia e un’attività che gli dà da vivere, che ha riportato un po’ di vita nei vicoli abbandonati, il vino e le voci nelle cantine chiuse da decenni.
È il caso di Alberto Liberati, e della sua enoteca e bed and breakfast, a Stiffe, frazione di San Demetrio (L’Aquila), ancora terremotata, famosa per le grotte e le cascate.
Un’attività imprenditoriale quella di Casale Liberati nata nella casa ereditata dal padre, morto nel 1990, frutto di tanti sacrifici. Del padre prima del figlio poi.
“Ho vissuto per tanti anni a Roma, – racconta Alberto – ho deciso di tornare nel mio paese nel 2003, dopo aver perso il lavoro in un ufficio cambi, dopo che è entrato in vigore l’euro, e il giro di affari si è ovviamente ridimensionato. Ma comunque è stato un segno del destino, ero stufo della vita metropolitana, dello stress, dello smog, della frenesia”.
Certo è che il suo ritorno, con il sogno nel cassetto di aprire un’attività turistica, non è stata una lenta e balsamica passeggiata di salute.
“Per prima cosa mi sono mosso per trovare finanziamenti – racconta Alberto – e sono riuscito ad accedere ad un bando di Sviluppo Italia, per una richiesta di 130 mila euro. Il problema però è che la casa, si e’ scoperto dopo, aveva bisogno di costosi interventi strutturali, per eliminare le risalite d’acqua, interventi non coperti dal finanziamento di Sviluppo Italia, limitato alle attrezzature. E dunque ho dovuto rinunciare perché non avevo le risorse aggiuntive”.
E così Alberto ha dovuto contare solo sulle sue forze, chiedendo un mutuo in banca, con le garanzie offerte dalla madre.
Lavorando anche come muratore, idraulico e tuttofare in cantiere per ridurre i costi. Investendo sulla sua formazione, studiando da enologo e acquisendo l’attestato di sommelier.
Il sogno stava così per avverarsi: Casale Liberati era pressoché pronto per l’inaugurazione, ma la notte del 6 aprile 2009 è arrivato il terremoto che ha danneggiato pesantemente tutto il centro storico di Stiffe, compreso l’aggregato di Alberto, che ha perso anche la casa ed è andato a vivere in un Modulo abitativo provvisorio (Map), uno di quelli donati dal Trentino Alto Adige.
Per fortuna però, in attesa della ricostruzione, Alberto ha ottenuto l’agibilità parziale almeno dei locali che ospitano la cantina e la mescita, che sono stati aperti nell’aprile 2012.
Per riparare il piano superiore invece i tempi non si annunciano brevi. E così il b&b con tre camere, ampia cucina e sala, e una vista sulla conca aquilana e il Gran Sasso che sembra un dipinto, resta inagibile e chiusa.
“Il mio aggregato, composto da sei abitazioni, nell’elenco degli interventi finanziabili è il numero 55 su 96 del Comune di San Demetrio. Il progetto definitivo, del valore di 800 mila euro, siamo riusciti a presentarlo solo a febbraio 2016, perché tutto è rimasto bloccato per anni in attesa dell’approvazione del Piano di ricostruzione. Temo che neanche nel 2017 apriranno i cantieri, anche perché c’è carenza di personale negli uffici territoriali della ricostruzione, e l’esame delle pratiche procede molto lentamente”.
Un paradosso, in un cratere sismico dove invece tutti fanno un gran parlare della necessità di aiutare le attività produttive, per rivitalizzare il mitico “tessuto sociale ed economico”, senza il quale ha poco senso spendere centinaia di milioni per la ricostruzione meramente edilizia.
Una nota stonata, che si ode nel contado, ai cori di giubilo che magnificano i ritmi fantasmagorici della ricostruzione, il numero di gru che svettano in cielo. Ma solo nel centro storico dell’Aquila, dove i coristi risiedono.
La cantina di Alberto intanto però non solo è aperta, ma comincia a conquistarsi una fedele clientela, offrendo alla mescita e all’assaggio un’ampia e selezionata gamma di vini e formaggi abruzzesi e non solo, a prezzi tutto sommato accessibili, tenuto conto della speculazione finanziaria in corso intorno a prodotti tipici, biologici, ecogriffati e benedetti da Slow food.
A lavorarci oltre ad Alberto la sorella Simona.
“Abbiamo vini abruzzesi, ma anche di varie regioni italiane, e vini francesi, nonchè birre artigianali, che sono una mia passione, assieme ai vini naturali, che sono cosa diversa da quelli che hanno il marchio biologica dell’Unione europea, che ha parametri molto tolleranti e blandi. Il vino naturale te lo devi andare a cercare, vigna per vigna, cantina per cantina, e assicurarti che non ci sia l’uso della chimica non solo in vigna, ma anche nella fase della trasformazione in cantina. Un vino naturale è un altro mondo a livello sensoriale, è vivo, non è standardizzato e ogni annata è diversa, perché conserva la memoria del sole, delle piogge e delle temperature di quella stagione”.
Stessa cura anche per quanto riguarda i formaggi.
“Nel tagliere mettiamo i pecorini di Campo Felice, e quelli creati da Gregorio Ruotolo a Scanno, come la ricotta a scorza nera, il Gregoriano e il Trittico, il pecorino canestrato di Castel del Monte. Da fuori regione tra gli altri abbiamo scelto il blu di capra e il rugoso di bufala delle Alpi lombarde, robiole piemontesi, caciocavallo podolico pugliese”.
Certo è che però la potenzialità di Casale Liberati potrà esprimersi solo con la ricostruzione di tutto il paese, che con una visione urbanistica attenta e lungimirante potrà finalmente diventare esso stesso un’attrazione, e non solo un borghetto semi disabitato e poco curato, vicino alle famose grotte.
Incredibile invece che tutto sia stato bloccato da un Piano che non ha impedito intanto la ricostruzione “dov’era e com’era” di una palazzina che farebbe si discreta figura, ma in una periferia metropolitana, non certo affianco a borgo medievale, messa li’ a devastare l’estetica dello sguardo, l’armonia secolare tra il paesaggio e un grappolo di case di pietra che ha resistito tenacemente nel 1423 all’assedio del feroce capitano di ventura Braccio da Montone.
Nell’attesa Alberto è diventato padre, e con tutta la famiglia vive come detto nel Map.
“Queste casette sono accoglienti e ben fatte – spiega Alberto – ci fa solo un po’ troppo caldo d’estate, ma tanto qui a Stiffe l’estate è breve …”.





