CHIETI – Anche nel Chietino un prestanome del boss Giovanni Brusca (nella foto), il killer di Giovanni Falcone che, è stato scoperto, gestiva il suo patrimonio dal carcere di Rebibbia.
La notizia è stata resa nota ieri dall’edizione palermitana del quotidiano la Repubblica, che svela una perquisizione avvenuta nella cella del capomafia, che ai suoi tanti crimini aggiungerà anche le accuse di riciclaggio, intestazione fittizia di beni e anche tentata estorsione.
Secondo gli inquirenti, Brusca avrebbe nascosto l’esistenza di gran parte del suo patrimonio, che ha continuato a gestire anche dal carcere (è in cella dal 1996). Ha perfino minacciato un suo ex prestanome per riavere il controllo di un’azienda, di qui l’accusa di tentata estorsione.
Oltre che a Chieti, le perquisizioni dei carabinieri sono scattate in contemporanea anche nelle abitazioni dei familiari del pentito e di prestanome fra Palermo, Milano e Rovigo.
In più, la località segreta dove abita la moglie di Brusca, dove sono stati trovati 188 mila euro. Ma nel tesoro del boss di San Giuseppe Jato dovrebbero figurare anche aziende, opere d’arte e altro denaro: la stima esatta è tutta da quantificare.





