L’AQUILA – A quasi 12 anni dal terremoto del 6 aprile 2009, potrebbe fare a breve un passo in avanti il tormentato iter della ricostruzione del glorioso palazzo Carli, sede del rettorato nel cuore del centro storico dell’Università dell’Aquila prima del sisma. Un intervento già quantificato in 30 milioni di euro, al palo come tanti altri della ricostruzione pubblica fortemente in ritardo rispetto a quella privata, e per il quale occorreranno ancora non meno di due anni per vedere partire finalmente i cantieri.

Come confermato a questa testata dal prorettore Pierluigi De Berardinis, la commissione da lui presieduta, è ad un passo dallo scegliere la migliore proposta per il futuro utilizzo del palazzo settecentesco, tra quelle che hanno partecipato al concorso di idee bandito a giugno dall’ateneo, rivolto a tutti gli studenti, laureati o dottori di ricerca, da non più di due anni, dell’Università, con in palio 5mila euro per la proposta vincente, 3mila euro per la seconda e 2mila euro per la terza.

Come riferisce il quotidiano Il Messaggero, la commissione si è riunita mercoledì.

I termini per partecipare al concorso sono scaduti a  metà novembre, ma spiega De Berardinis “abbiamo atteso ad aprire le buste, in quanto la commissione a causa dell’emergenza covid-19 non avrebbe potuto esaminare la grande mole di documentazione cartacea con la modalità  delle riunioni a distanza””.

La commissione presieduta come detto da De Berardinis, è composta dai docenti di Architettura tecnica Renato Morganti e Gianni Di  Giovanni, la docente esterna di Produzione edilizia, Stefania De Gregorio, e l’ingegnere Vittorio Fabrizi, assessore comunale alla Ricostruzione privata.

“Quello che è stato chiesto nel bando – spiega ancora De Berardinis – è di immaginare una nuova vocazione strategica della struttura, ora che il rettorato ha come nuova sede palazzo Camponeschi, in grado di attrarre giovani studenti e capaci di dialogare con la città, interconnettendosi  con le altre sedi universitarie. Una sorta di incubatore di idee, di laboratorio al servizio non solo dell’ateneo ma dell’intero territorio”.

Ma deciso cosa fare del prestigioso palazzo, la strada per vedere partire i cantieri sarà ancora lung. La palla passerà al Provveditorato alle Opere pubbliche, che dovrà a quel punto trasformare l’idea in uno studio di fattibilità,  poi in un progetto definitivo,  e a quel punto bandire la gara pubblica, che avrà un valore stimato intorno ai 30 milioni di euro. Ad essere ottimisti un iter di almeno due anni ancora, per sentire il rumore delle betoniere e vedere gli operai all’opera.

A sollevare nei giorni scorsi il tema del ritardo della ricostruzione pubblica è stato nei giorni scorsi il capogruppo di Italia Viva in consiglio comunale, Paolo Romano, che ha annunciato l’intenzione di richiedere un incontro urgente col Provveditorato “per capire come stanno le cose sui progetti della città che lo vedono soggetto attuatore”. Tra le opere al palo citate da Romano, proprio palazzo Carli, oltre al polo universitario dell’ex S. Salvatore, la sede dell’Università di via Assergi, l’ex Liceo scientifico di via Maiella, l’ex Distretto militare in piazza San Bernardino, e ancora le case popolari dell’Ater e delle scuole comunali di competenza del Provveditorato. Senza dimenticare gli interventi per conto della Provincia come la sede di via San Francesco di Paola, il centro antiviolenza e il conservatorio di musica a Collemaggio.

Alla domanda: “perché tutti questi anni per la ricostruzione di Palazzo Carli?”, De Berardinis si limita a rispondere: “tutto si poteva fare prima, sono le tempistiche della ricostruzione pubblica del post sisma aquilano. Come Università, va però ricordato, per riportare il rettorato nel centro storico, abbiamo fatto la scelta di dare priorità all’intervento su palazzo Camponeschi, che no danni rispetto a palazzo Carli, che invece ha dubito danno molto gravi, anche con crolli di parti dell’edificio”.

Nel bando del concorso di idee proposte per “una nuova organizzazione del sistema spaziale e distributivo con lo scopo di eliminare le criticità presenti nell’edificio con particolare riferimento alle parti aggiunte e ricostruite nel tempo anche in vista delle possibili nuove attività che si potranno svolgere all’interno del complesso”, e ancora “soluzioni per il recupero e restauro delle porzioni di valore e di caratterizzazione dell’impianto architettonico originario meritevoli di conservazione e tutela”, e infine la “previsione di soluzioni basate su tecnologie smart, ecocompatibili ed in grado di ridurre il consumo di energia convenzionale e per la gestione di spazi dedicati e dei servizi per gli utenti, anche attraverso lo studio di sistemi informativi, utilizzo di social e app dedicati”.