CITTA’ DEL VATICANO – L’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, è stato nominato cardinale durante il Concistoro presieduto da Papa Francesco che si è tenuto, questo pomeriggio, nella Basilica di San Pietro. Una cerimonia particolarmente sentita in tutta la comunità aquilana: oltre 500 fedeli locali, infatti, hanno voluto seguire il grande evento in prima persona nella basilica vaticana per assistere alla nomina di Petrocchi.

In prima fila, in basilica, i suoi familiari, a partire dal fratello psichiatra Nazzareno, la sorella Maria Emanuela, insegnante in pensione, e i nipoti. Petrocchi, quale cardinale, sarà anche titolare di una chiesa di Roma, oltre alla diocesi dell’Aquila, e in una stanza del Palazzo Apostolico, a San Pietro, riceverà i fedeli della capitale.

Il Concistoro ordinario pubblico ha visto la creazione di 14 nuovi cardinali, di cui 11 “elettori” e tre ultra-ottantenni.  Il club più esclusivo del mondo, quello dei prìncipi della Chiesa, ha da oggi 226 componenti, di cui 125 votanti in conclave e 101 ultraottantenni. Il gruppo più numeroso è quello italiano, con 44 membri.

“È un segno di attenzione, io direi anche di predilezione di Papa Francesco, che proprio alle periferie dedica un amore specialissimo di padre. L’Aquila è una città che ha le ferite ancora visibili del terremoto, un evento che ha determinato fratture, non soltanto nell’ambito murario, quindi degli edifici, ma anche nell’anima delle persone. Quindi la carità deve essere attenta a intercettare le domande profonde, i bisogni, perché spesso non vengono espressi ma operano dentro le esistenze concrete”, ha commentato il neo cardinale Petrocchi. 

L’ultimo cardinale aquilano è stato Corrado Bafile, che fu nunzio apostolico in Germania negli anni ’60, nominato cardinale nel 1976 da Paolo VI.  Altri cardinali del passato legati alla diocesi aquilana sono Carlo Confalonieri (all’Aquila dal 1941 al 1950) e prima ancora, nel 1467, Amico Agnifili, nativo di Rocca di Mezzo, Giovanni Piccolomini (1475-1537), che amministrò la diocesi aquilana in due tempi (1523-1525 e 1532-1538), morto all’Aquila e sepolto in Cattedrale, e Pompeo Colonna (1479-1532), già viceré di Napoli, come si legge nel volume di don Filippo Murri “Vescovi e arcivescovi dell’Aquila” (1997), richiamato dal periodico dell’arcidiocesi “Vola” in un articolo.

E nel futuro di Petrocchi potrebbe esserci un posto di governo alla Segreteria per l’Economia della Santa Sede, Un’ipotesi che, in queste ore, sembra molto accreditata alla luce di un incarico vacante, quello di ministro delle finanze, dopo che è stato congedato dal Vaticano il cardinale australiano George Pell, imputato in Australia per pedofilia e in procinto di affrontare il processo. Una ferita profonda al cuore delle riforme, anche sul fronte economico-finanziario, avviate dal Papa. Il pontefice non ha ancora deciso a chi affidare la successione di Pell. E Petrocchi potrebbe essere tra i papabili. Non è escluso, tuttavia, che, almeno in una prima fase, il neo-porporato possa rimanere all’Aquila, anche per completare l’opera di risanamento dei conti che non può dirsi ancora compiuta.

La celebrazione è iniziata con il saluto, l’orazione e la lettura di un passo del Vangelo secondo Marco (10, 32-45). Papa Francesco ha pronunciato la sua omelia. Il Pontefice ha poi letto la formula di creazione e proclamato solennemente i nomi dei nuovi cardinali, annunciandone l’Ordine presbiterale o diaconale. Il rito è andato avanti con la professione di fede dei nuovi cardinali davanti al popolo di Dio e il giuramento di fedeltà e obbedienza a Papa Francesco e ai suoi successori. 

Il neo-porporato Petrocchi, che ha acquisito la doppia cittadinanza, attraverso il passaporto vaticano che gli garantirà l’immunità diplomatica, dopo il Concistoro e il saluto al Papa emerito Benedetto XVI, è stato a pranzo con il Papa a Santa Marta.

Di seguito i nuovi porporati, votanti in un eventuale Conclave.

Monsignor Louis Raphael I Sako, patriarca caldeo di Baghdad; monsignor Luis Ladaria, prefetto della Dottrina della fede; monsignor Angelo De Donatis, vicario di Roma; monsignor Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato e ora nominato prefetto per le Cause dei santi; monsignor Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio; monsignor Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi (Pakistan); monsignor Antonio dos Santos Marto, vescovo di Leiria-Fatima (Portogallo); monsignor Pedro Barreto, arcivescovo di Huancayo (Perù); monsignor Desiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina (Madagascar); monsignor Thomas Aquinas Manyo, arcivescovo di Osaka. 

Gli “over 80”, in quanto tali non elettori, sono invece monsignor Sergio Obeso Rivera, ex arcivescovo di Xalapa (Messico), monsignor Toribio Ticona Porco, ex prelato di Corocoro (Bolivia), e padre Aquilino Bocos Merino, spagnolo, ex superiore dei Claretiani. 

Dopo la cerimonia i nuovi cardinali riceveranno le cosiddette “visite di cortesia” (una volta si chiamavano “visite di calore”), mentre domani mattina in Piazza San Pietro, alle ore 9.30, parteciperanno alla messa di papa Francesco con il rito di benedizione dei ‘pallii’ per i nuovi arcivescovi metropoliti. 

“Questa è la più alta onorificenza che possiamo ottenere, la maggiore promozione che ci possa essere conferita: servire Cristo nel popolo fedele di Dio, nell’affamato, nel dimenticato, nel carcerato, nel malato, nel tossicodipendente, nell’abbandonato, in persone concrete con le loro storie e speranze, con le loro attese e delusioni, con le loro sofferenze e ferite”. Ha detto Papa Francesco nell’omelia. “Nessuno di noi deve sentirsi ‘superiore’ ad alcuno – ha aggiunto -. Nessuno di noi deve guardare gli altri dall’alto in basso. Possiamo guardare così una persona solo quando la aiutiamo ad alzarsi”.

“Noi oggi, alla Vostra presenza, vogliamo rinnovare la nostra fedeltà, l’amore alla Chiesa e alla nostra gente con la promessa che faremo il nostro meglio per essere testimoni gioiosi della nostra fede, del nostro amore, della gratuità, del perdono, e della costruzione della pace nel mondo d’oggi, che vive nell’ indifferenza, nel consumismo e nei conflitti di potere e di interessi”. Così il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael I Sako, a nome di tutti i 14 nuovi cardinali, si è rivolto a Papa Francesco nell’indirizzo di saluto e ringraziamento per il Concistoro.

“Questa nomina di cardinali da Paesi diversi esprime la vitalità e l’apertura della Chiesa Cattolica e concretizza la sua cattolicità – universalità – al servizio di tutti gli uomini – ha detto Sako -. Alcuni Musulmani venuti per farmi gli auguri, hanno espresso la loro ammirazione per l’apertura della Chiesa e per il Vostro stare sempre vicino alla gente nelle loro preoccupazioni, paure e speranze”, ha aggiunto. Il patriarca iracheno ha colto anche la “speciale attenzione” del Papa “per le Chiese Orientali, e per il piccolo gregge che costituiscono i cristiani in Medio Oriente in Pakistan e in altri Paesi che attraversano un periodo difficile a causa delle guerre e del settarismo e dove ci sono ancora martiri”.

“Preghiamo e speriamo che il Vostro sforzo per promuovere la pace cambi i cuori degli uomini e delle donne per il meglio, e contribuisca ad assicurare un ambiente dignitoso ad ogni persona umana”, ha sottolineato il neo-cardinale. “La nomina cardinalizia non è un premio, oppure un onore personale, come si pensa talvolta, ma è l’invio alla missione con l’abito rosso che vuol dire dare la vita fino alla fine, fino all’effusione del sangue, portando l”Evangelii Gaudium’ la gioia del vangelo a tutti”, ha proseguito Sako. “La Vostra chiamata paterna per noi è un incoraggiamento nelle nostre sofferenze e ci dona la speranza che la tempesta attuale passerà e sarà possibile vivere insieme armoniosamente”, ha aggiunto.

“Vi assicuriamo il nostro sostegno e la nostra collaborazione ancora più intensa per promuovere la cultura del dialogo, del rispetto e della pace dappertutto e in particolare dove c’è più bisogno come nell’Iraq (Terra di Abramo) nella Siria, nella Palestina e nel Medio Oriente e in tutto il mondo – ha concluso il patriarca caldeo -. Siamo consapevoli dei rischi e delle sfide che dobbiamo affrontare, ma la nostra fede nel Signore ci dona il coraggio di continuare a sperare per un futuro migliore per tutti”.

“Ricerca dei primi posti, gelosie, invidie, intrighi, aggiustamenti e accordi”: da ciò il Papa ha messo in guardia i nuovi cardinali, “una logica che non solo logora e corrode da dentro i rapporti”, ma che “chiude e avvolge in discussioni inutili e di poco conto”. “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore (Mc 10,43)”, ha avvertito nel Concistoro, non permettendo “che le discussioni sterili e autoreferenziali trovino spazio in seno alla comunità”, ed evitando accuratamente “gli intrighi di palazzo, anche nelle curie ecclesiastiche”. 

Al termine dell’omelia Papa Francesco ha voluto ricordare loro una parte del testamento spirituale di San Giovanni XXIII: “Nato povero, ma da onorata ed umile gente, sono particolarmente lieto di morire povero, avendo distribuito secondo le varie esigenze e circostanze della mia vita semplice e modesta, a servizio dei poveri e della Santa Chiesa che mi ha nutrito, quanto mi venne fra mano – in misura assai limitata del resto – durante gli anni del mio sacerdozio e del mio episcopato. Apparenze di agiatezza velarono, sovente, nascoste spine di affliggente povertà e mi impedirono di dare sempre con la larghezza che avrei voluto. Ringrazio Iddio di questa grazia della povertà di cui feci voto nella mia giovinezza, povertà di spirito, come Prete del Sacro Cuore, e povertà reale; e che mi sorresse a non chiedere mai nulla, né posti, né danari, né favori, mai, né per me, né per i miei parenti o amici”.