L’AQUILA – “La valutazione sull’attendibilità della persona offesa si presenta estremamente complessa soprattutto per la sua fragilità psichica preesistente e successiva ai fatti».

Così la Corte d’Appello ha motivato l’assoluzione degli imputati per violenza sessuale di gruppo su una minorenne (in primo grado erano stati condannati a 4 anni ciascuno) nel corso dell’Adunata nazionale alpini del 2015. Si tratta di Danilo Ceci, oggi 35enne, nato a Parma e residente in provincia di Reggio Emilia, e del venditore ambulante Semir Belhaj. Lo riporta il Messaggero.

Secondo l’Appello, la parte offesa nel corso dell’audizione protetta avrebbe fornito «versioni sensibilmente diverse non solo con riferimento alla identità dei due violentatori inizialmente indicati come due sconosciuti e poi individuati negli odierni imputati, ma anche in ordine alla complessiva dinamica dell’episodio». Alla psicologa aveva dapprima riferito di aver visto per la prima volta i due individui che poco dopo la avrebbero violentata; nelle successive dichiarazioni in sede di esame protetto ha parlato di una conoscenza con gli imputati avvenuta il giorno procedente.
«All’epoca delle prime rivelazioni si legge in sentenza – la ragazza era ricoverata in una struttura psichiatrica per gravi disturbi depressivi ed era sottoposta a cure farmacologiche. Ciò che indubbia gravemente le sue dichiarazioni è l’insanabile contrasto tra la sua ricostruzione dei fatti e le altre emergenze processuali».

Dalle indagini poi non sono emersi contatti telefonici tra i due imputati che non si conoscevano. «Ciò non esclude che abbiano potuto commettere la condotta contestata nel corso di una conoscenza estemporanea evidenzia il collegio giudicante – ma non è ragionevole ipotizzare che commesso insieme un fatto di tale gravità, i due non si siano cercati né nei giorni immediatamente seguenti né successivamente».