ROSETO – Il volto sognante di una donna che è l’incontro tra la millenaria arte del raku del lontano oriente, e le cromie le smaltature della tradizione nata a Castelli ai piedi del versante teramano del Gran Sasso. Una barchetta solitaria che segue un cuore luminoso, sotto un cielo nero di carbone. Una sfera d’oro sopra un libro, un pallone sopra un lingotto d’oro.
Tanti i mondi che si possono plasmare con l’arte della ceramica, come confermano le opere dei vincitori del Premio Biennale “GxC – Giovani per la Ceramica”, organizzato dalla Fondazione Cingoli e promosso dalla Fondazione Tercas, dalla Cciaa di Teramo e dal Comune di Castelli, che si è celebrato a Villa Paris di Roseto giovedì scorso.
“Non sappiamo quando l’uomo ha imparato a parlare, sappiamo però che prima di proferire parola, aveva già da tempo imparato a cuocere la terra, e a fare la ceramica”, ha detto l’ospite d’onore della serata, il professor Philippe Daverio, noto critico d’arte e conduttore di importanti trasmissioni televisive.
L’iniziativa rientra nel quadro della settima edizione di “Art in Act”, e ha visto concorrere 15 artisti della ceramica, diplomati all’Istituto d’Arte per la ceramica di Castelli “F.A. Grue”, oggi denominato Liceo Artistico per il Design. Anima dell’iniziativa, con la loro fondazione, Giuseppe Cingoli e il figlio Andrea Cingoli, presidente e amministratore della omonima impresa impegnata anche nella ricostruzione post-sismica del 2009 e del 2016-2017.
“Quando ricostruiamo una casa, sicura sismicamente, di fatto si guardiamo al futuro – spiega Giuseppe Cingoli -, alle prossime generazioni. Ed anche questo premio guarda al futuro, essendo rivolto a giovani artisti, ad esaltare le loro capacità, ad aiutarli ad affermarsi. L’arte e la cultura, del resto, è fondamentale per la crescita della società. Il premio è nato per porre l’attenzione sulla cosiddetta arte ‘minore’, abbiamo cominciato con il mosaico, in collaborazione con il museo di Ravenna. Quest’anno è protagonista la ceramica, che nella nostra Castelli ha un polo di importanza mondiale”.
La giuria, presieduta da Lucia Arbace, direttore del polo museale d’Abruzzo, ha designato come vincitori Naomi Caserta, insegnate al liceo artistico di Castelli, con “Mum”, in tecnica Raku, premio “Serafino Mattucci”; Andrea Pistocchi, con “Oltre la stasi di questa rotta, il silenzio del tuo battito tocca l’infinito”, premio “Giancarlo Sciannella”, e Marcello Melchiorre, artista laureato al Grue di Castelli e assessore comunale, con “L’oro del mondo e il mondo degli ori”, premio “Serafino Mattucci”.
Tutte le 15 opere in concorso sono esposte negli spazi museali di Villa Paris, assieme a quelle del maestro Serafino Mattucci, indimenticato direttore storico dell’Istituto d’Arte di Castelli dal 1958 al 1977, messe a disposizione della Fondazione Tercas, e ancora di Giancarlo Sciannella, scomparso nel 2016, dopo aver frequentato l’Istituto “Grue” e dei maestri Nino Di Simone e Marco Appicciafuoco, artisti di origine teramana, significativamente legati all’istituzione scolastica castellana, oggi affermati inter¬preti d’arte contemporanea.
“La bellezza non salverà il mondo, ma può curare le ferite”, ha commentato Daverio dopo aver visitato la mostra, chiudendo il cerchio sul significato dell’iniziativa.






