L’AQUILA – “Ho una mia idea, è stato qualcosa di ben mirato e commissionato che probabilmente se mi fossi candidato alle elezioni comunali sarebbe uscito in quell’ambito”.
Il presidente del Cus dell’Aquila Francesco Bizzarri, a settembre archiviato dall’accusa di avere timbrato il cartellino di presenza sul posto di lavoro per poi allontanarsi e svolgere altre attività professionali e personali, adombra l’ipotesi del complotto per la vicenda che lo scorso anno destò scalpore con il coinvolgimento nell’inchiesta sui “furbetti del cartellino” insieme ad altri quattro dipendenti dell’Università dell’Aquila.
“Questa vicenda personalmente mi insegna molte cose, ero stato messo sul chi va là già sotto elezioni. Quando ho detto all’attuale sindaco Pierluigi Biondi, che me lo chiese, che non mi candidavo – svela il prof ad AbruzzoWeb – tra i vari motivi c’era anche questa problematica, perché avevo uno strano sentore attorno a me”.
Bizzarri definisce l’intera vicenda come “una stranezza unica che si è chiusa bene”, anche se, aggiunge, “lascia molto l’amaro in bocca. Massimo rispetto per la magistratura e per tutte le forze dell’ordine, ma le mele marce sono dappertutto”.
“Una situazione abbastanza anomala che oggi mi fa anche pensare – dice – non posso chiedere i danni, a differenza della Corte dei Conti che già li ha chiesti ai miei colleghi ancora in itinere, siamo di fronte ad una lettera anonima di un confidente sicuro dei carabinieri. Non posso denunciare i carabinieri, non posso denunciare il pm, purtroppo questa è l’Italia e in questo caso la legge non è uguale per tutti”.
“Sono sotto il mirino da anni – continua Bizzarri – nel 2015 mi scrissero sul muro di casa ‘Farai la stessa fine di Libero Masi‘, pochissimi sanno che io e l’avvocato di Nereto eravamo amici, il suo omicidio è un caso ancora irrisolto. Il magistrato che si è occupato di questo iter non è stato neanche informato di questo episodio e io non so neanche cosa ne sia stato fatto qui all’Aquila”.
“È naturale che quando le situazioni si cominciano a sommare devi pensare a perché accadano, e io un’idea me la sono fatta”, chiosa il prof. (m.sig.)





