CANISTRO – Riconsegnate stamattina alla Regione Abruzzo le sorgenti Sponga di Canistro (L’Aquila) da parte della società concessionaria Santa Croce Spa, dove sono a rischio 75 posti di lavoro, dopo l’avvio della mobilità a inizio settembre.
Il passaggio di consegne, con cambio delle serrature, è avvenuto non senza momenti di tensione in particolare tra il patron dell’azienda che imbottiglia acqua minerale Camillo Colella e la dirigente della Regione Iris Flacco, assieme all’assessore del Comune di Canistro Ugo Buffone, alla presenza di tecnici della Regione, i legali di Colella, polizia e carabinieri.
La Flacco si è presentata con oltre un’ora di ritardo perché si era recata prima allo stabilimento con l’intenzione di leggere i contatori ubicati al suo interno, ma Colella coi suoi avvocati hanno negato ancora una volta l’accesso.
“Siamo stati sempre disponibili – ha detto Colella – alla riconsegna alla Regione Abruzzo della sorgente, ma non certo dello stabilimento per l’imbottigliamento dell’acqua che insieme al marchio sono di nostra proprietà. La regione aveva confuso tra beni demaniali e le nostre proprietà. La dirigente non aveva diritto ad entrare nel nostro stabilimento, dove è situato un contatore privato. L’importante è che la Regione abbia trovato la sorgente pulita, recintata e conforme agli obblighi di legge”.
La Flacco ha invece ribadito la sua posizione e quella dell’ente: “Tutte le concessioni devono essere dotate di impianto di misurazione di emungimento dell’acqua di portata e di utilizzo. La legge dice che va ubicato vicino dove viene presa l’acqua, o in posto comodo, prima ovviamente dell’utilizzo. L’azienda l’ha messo dentro lo stabilimento, il misuratore è quello, non ce ne sono altri, e noi abbiamo l’obbligo di verificare”.
Scaramucce anche tra l’assessore Buffone e Colella che hanno animatamente discusso sulle sorti dell’industria dell’acqua minerale a Canistro. Buffone si è detto certo che “con un’altra politica industriale si può tornare a ben diversi livelli di occupazione”, ovvero ai 120 addetti della gestione precedente di Colella, rispetto agli 75 attuali in cassa integrazione, di cui una ventina impiegati a rotazione.
Colella ha ribattuto ironicamente di augurarselo, “ma per chi conosce il mercato le cose stanno ben diversamente, in società nostre concorrenti con fatturati molti più alti, gli addetti vanno dai venti ai quaranta. Chi oggi dice che a breve qui arriverà un’azienda che assumerà 120 dipendenti sta creando solo dannose illusioni. Tenuto conto che questa azienda non potrà disporre di un marchio affermato e conosciuto come la Santa Croce”. Per Buffone però “l’utilizzo del marchio non è determinante, vista la qualità dell’acqua delle nostre sorgenti”.
Battibecchi poi anche per un anemometro non funzionante, dentro il recinto della sorgente. La Flacco ha evidenziato che doveva essere cura della società restituire l’intero bene funzionante, minacciando di non procedere più alla presa di possesso del bene. I legali di Colella hanno risposto di riservarsi di valutare più approfonditamente l’accaduto. Alla fine la presa in possesso è avvenuta lo stesso, e lo stato di non funzionamento dell’anemometro è stato evidenziato nel verbale.
Tornare in possesso dell’impianto di adduzione, circa 3 chilometri di gallerie dotate di filtri speciali per la purificazione dell’acqua che collegano la sorgente, a 850 metri di quota, ad un bottino di presa dal quale poi si diramano le tubazioni che conducono allo stabilimento, era essenziale per la pubblicazione del bando con il quale sarà affidata la nuova concessione. Come più volte annunciato dal vicepresidente della Regione Giovanni Lolli
Resta però alta tensione tra le parti, e il rischio di contenziosi.
L’imprenditore molisano ha confermato anche oggi che è in corso e non sarà congelata la mobilità di tutti e 75 i dipendenti. Inevitabile conseguenza, per l’imprenditore, a seguito dell’annullamento del bando da lui vinto nell’agosto 2015, impugnato dal Comune di Canistro perché la Regione lo aveva clamorosamente sbagliato, non inserendoci l’Impatto di valutazione ambientale. La Santa Croce ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, contro l’annullamento del bando, e la sentenza è attesa nel febbraio 2017.
La Regione ha poi revocato la concessione alla società e non concesso proroghe a causa di un documento unico di regolarità contributiva (Durc) che non sarebbe stato regolare. Tutti rilievi rigettati dall’azienda. Mentre la Santa Croce ha accusato la Regione di “atteggiamento vessatorio” e minaccia richieste di risarcimento milionari, e continua a produrre grazie alle scorte di magazzino, fino ad esaurimento.





