L’AQUILA – “Sono fiducioso che avremo la copertura normativa per evitare lo sforamento del patto di stabilità per il Comune dell’Aquila”.
L’annuncio è arrivato dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, a margine della conferenza stampa di presentazione della proposta di legge sull’Aquila capoluogo.
Una toppa da inserire nel decreto “milleproroghe” per porre rimedio a quello che è stato presentato come un errore di conteggio da parte di Roma, ma che potrebbe mandare in dissesto il Comune capoluogo o comunque fissare vincoli ancora più rigidi, bloccare assunzioni eccetera.
Prima che cominciasse l’incontro con la stampa, il governatore lo ha sussurrato al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che aveva tirato fuori la problematica alcune settimane fa, e che ha potuto tirare un sospiro di sollievo. Poi, lo ha confermato ai microfoni di AbruzzoWeb.
“Ho parlato sia con il nuovo sottosegretario all’Economia con delega alla Ricostruzione Paola De Micheli, sia con il ragioniere generale dello Stato Daniele Franco – ha spiegato D’Alfonso – Ci aiuteranno loro ad avere l’inserimento di questa norma nella prima navicella legislativa”, vale a dire nel prossimo “milleproroghe”.
Al momento, infatti, il Comune dell’Aquila si ritrova fissato un “obiettivo programmatico” da centrare in relazione al patto di stabilità interno di 11 milioni di euro, un traguardo “assolutamente irraggiungibile” secondo Cialente.
L’obiettivo è sostanzialmente un risparmio da centrare, appunto per 11 milioni, sottraendo agli accertamenti di parte corrente, ovvero quello che si deve incassare, (come riscossioni, trasferimenti statali e vendite di beni) gli impegni di parte corrente, quello che si deve spendere (spese per il personale, acquisto di beni e servizi e utenze) e ancora sottraendo pagamenti di competenze e residui per esempio di lavori in corso.
Un risparmio che viene calcolato moltiplicando la spesa media dell’ultimo triennio per un coefficiente, una percentuale, decisa dallo Stato. Ma nel caso dell’Aquila, l’impegno di spesa corrente nel triennio di riferimento 2009-2011 secondo Cialente e i suoi è stato gonfiato perché erroneamente conteggiata anche la quota relativa alle spese per la Protezione civile, che invece non è da considerare, in quanto finanziata da trasferimenti dello Stato, facendo schizzare alle stelle l’asticella.
La media della spesa corrente impegnata nel triennio 2009-2011, appunto la base di partenza per il calcolo dell’obiettivo, è così salita di circa 190 milioni non previsti, da 60 a 248, e allo stesso modo l’obiettivo programmato, il risparmio da centrare, è lievitato da 3 a 11 milioni. E potrebbe superare i 30 milioni l’anno prossimo qualora si continuasse con lo stesso conteggio.
Ipotesi da incubo. Ecco perché, prima che sia troppo tardi, la correzione arriverà nel “milleproroghe”.





