L’AQUILA – Quanto ancora gli abruzzesi dovranno attendere per la proclamazione degli eletti che andranno a comporre il nuovo Consiglio regionale?
A una settimana dal voto le commissioni circoscrizionali insediate nei tribunali dei quattro capoluoghi di provincia hanno finora contato e ricontato e schede elettorali, e oggi i verbali arriveranno all’ufficio centrale regionale che si è insediato nella Corte d’Appello dell’Aquila, e che dovrebbe mettere la parola fine, o meglio, inizio, alla decima legislatura.
Nell’attesa il “Sospirellum”, così si può battezzare la nuova legge elettorale che ha avuto come principale paternità il consigliere regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri, presidente della commissione consiliare speciale che l’ha riformata, alimenta polemiche e si temono anche probabili ricorsi di consiglieri esclusi per una manciata di voti.
E intanto dall’Aquila il governatore neo eletto Luciano D’Alfonso dichiara: “Dobbiamo mettere mano alla legge elettorale, facendo in modo che tutto sia più semplice, immediato e comprensibile nel ‘come’ e nel ‘cosa’”.
“Questo pasticcio è l’ultimo regalo di Gianni Chiodi – tuona ad AbruzzoWeb Camillo D’Alessandro, almeno lui sicuro consigliere rieletto nel Partito democratico – sarebbe il caso di ricordare che l’unico gruppo regionale che ha votato contro la nuova legge elettorale è stato il gruppo del Pd”.
“Una legge scritta male – aggiunge – che ora la Corte d’Appello avrà ora difficoltà ad applicare, perché approvata in fretta e in furia all’ultimo momento utile della legislatura”.
Non si fa attendere la replica di Sospiri, che difende la sua creatura.
“Sono polemiche pretestuose, la legge elettorale è chiara, e non è la Regione a proclamare gli eletti, come dice qualcuno molto disinformato, ma la Corte di Appello in base ai risultati definitivi, applicando per i cosiddetti ‘resti’ il metodo D’Hondt, che sarà complesso, visto anche il grande numero delle liste, ma usato in tutto il mondo – spiega a questo giornale – Le poche incertezze sono alimentate dai consiglieri in bilico che chiedono ulteriori approfondimenti”.
Per il resto, ragiona l’esponente forzista, grazie al ‘Sospirellum’, che ha il merito di aver abolito il vituperato listino, dalle urne sono venuti fuori “senza tema di interpretazioni un presidente di Regione e una maggioranza chiara, determinata e votata dagli elettori”.
Pregio che nell’Italia, vittima del Porcellum, che alle politiche ha determinato maggioranze di nominati e per di più diverse e traballanti nei due rami del parlamento, non è in effetti cosa da poco.
“Le uniche tre incertezze che a oggi si rilvano sono le seguenti – snocciola – nell’opposizione sarà di 7 a 5 oppure di 6 a 6 la ripartizione dei seggi tra centrodestra e Movimento 5 stelle? E ancora: a Pescara il Partito democratico eleggerà 2 o 3 consiglieri? E infine: la lista civica del centrodestra Abruzzo futuro elegge il consigliere all’Aquila oppure a Teramo?”.
E Sospiri, per dimostrare che la legge elettorale è chiara e non lascia adito a dubbi, se si hanno numeri definitivi su cui ragionare, svela lui stesso la sua versione di quello che per gli analisti resta ancora un arcano.
IL NUOVO CONSIGLIO PER SOSPIRI
“Stando ai numeri a disposizione, il Pd a Pescara eleggerà tre consiglieri, e dunque entra Marinella Sclocco. E non entrerà in consiglio il candidato di Centro democratico Giorgio D’Ambrosio. All’opposizione, oltre al seggio di Gianni Chiodi, candidato presidente arrivato secondo, andranno 6 seggi al Movimento 5 stelle e 6 seggi al centrodestra, di cui 4 a Forza Italia, per Mauro Febbo, Paolo Gatti, Emilio Iampieri e il sottoscritto, uno a Giorgio D’Ingnazio del Nuovo centro destra e un seggio per Abruzzo futuro, e a essere eletto sarà Mauro Di Dalmazio nella circoscrizione di Teramo, resterà fuori dunque l’aquilano Antonio Morgante. Fratelli d’Italia non otterrà seggi”, la previsione di Sospiri.
Tutto semplice, dunque e nessun paradosso di Epimenide da risolvere.
Ma il Sospirellum alla sua prima prova, provoca giudizi negativi anche perché i neo consiglieri eletti sono ancora una volta quasi tutti maschi, a seguito della bocciatura della doppia preferenza di genere, e per i pochi voti di scarto tra maggioranza e opposizione, con conseguente rischio di ingovernabilità e inciuci.
Ma qui la critica va indirizzata semmai alle norme nazionali sulla spending review, che hanno imposto a caduta la riduzione del numero dei consiglieri negli statuti delle Regioni.
“Premesso che ero favorevole alla doppia preferenza di genere – continua Sospiri – grazie a questa legge elettorale le donne sono state messe obbligatoriamente in lista, e per la prima volta in numero quasi pari agli uomini. Il problema è che le donne in primis non le hanno votate”.
Per quanto riguarda il rischio governabilità, “qualcuno a Roma ha pensato che si dovevano comprimere i costi della politica riducendo il numero dei consiglieri. Ebbene ora starà alla coscienza e alla serietà di chi è stato eletto nelle file della maggioranza a essere sempre presente in aula, cosa per la quale è del resto ben pagato”.
Conferme sull’affidabilità della nuova legge elettorale arrivano anche da esperti dell’area legislativa del Consiglio regionale, consultati da AbruzzoWeb.
“Non c’è nessuna incertezza di interpretazione nella nuova legge elettorale – spiegano – e in particolare del articolo 17, in cui si normano le modalità di calcolo dei cosiddetti ‘resti’. I calcoli sono molto complessi, ma facili per chi ne ha competenza, e sopratutto se si hanno davanti i dati certi e completi”.
Ergo: la Corte di Appello non avrà problemi a fare i conti. Il tempo intercorso, per gli interlocutori di palazzo dell’Emiciclo, è del tutto fisiologico, dovuto al lavoro che le circoscrizioni hanno dovuto svolgere, ovvero ricevere dai Comuni i dati e aggregareli, e riconteggiare le schede, in caso di scarti minimi tra i vari candidati.
“Non è corretto parlare di ritardo, sono tempi fisiologici: nelle Regionali del 2008 si votò il 15 dicembre, e l’ultimo consigliere fu proclamato il 9 di gennaio 2009”, si fa notare.
Resta però un paradosso, politico prima ancora che tecnico. E a rilevarlo è ancora Camillo D’Alessandro.
“Nel momento in cui hanno immaginato il meccanismo di ripartizioni dei seggi, sono stati introdotti elementi di incertezza che oggi arrivano al paradosso: per ripartire i ‘resti’ si tiene per esempio conto dei valori percentuali di ciascun partito su base provinciale, per di più all’interno di una griglia rigida che prevede 8 consiglieri a Chieti, e 7 ciascuno per le altre tre province”.
Per il democrat “accade così che se un partito nella provincia X prende poniamo 3 seggi, essendo limitati i posti per quella provincia, come nel gioco della carambola non entra il candidato di un’altra lista della coalizione, che eleggerà il consigliere che gli spetta in un’altra provincia, anche se quel candidato ha preso molti meno voti rispetto a quello escluso. E a conti fatti chi ha vinto le elezioni elegge meno consiglieri rispetto ai voti presi”.
Ergo, conclude il suo articolato ragionamento D’Alessandro, “questa legge elettorale sembra essere stata concepita per fare vincere male chi vince, e far perdere bene chi perde”. Secondo lui insomma il Sospirellum è anche un po’ Porcellum.
“Dobbiamo mettere mano alla regola elettorale, facendo in modo che tutto sia più semplice, immediato e comprensibile nel ‘come’ e nel ‘cosa’”.
Nelle ore in cui la Corte di Appello lavora ai verbali inviati dalle commissioni circoscrizionali, per poter finalmente comunicare chi solo i consiglieri regionali eletti, prende posizione il neo presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, in linea con le critiche rilasciate ad AbruzzoWeb dal capogruppo uscente e consigliere rieletto del Partito democratico Camillo D’Alessandro.
Secondo quest’ultimo, il “Sospirellum”, dal nome del consigliere regionale Lorenzo Sospiri che ne rivendica anche con orgoglio la paternità, è “una legge scritta male che ora la Corte d’Appello avrà ora difficoltà ad applicare, perché approvata in fretta e in furia all’ultimo momento utile della legislatura”. E perché “sembra essere stata concepita per fare vincere male chi vince, e far perdere bene chi perde”.
Il neo presidente glissa su quali punti si concentreranno le modifiche, ma indica una tempistica. “Non ci metteremo mano agli ultimi giorni di legislatura – promette – Le regole elettorali si fanno all’inizio, e non come i tacchini quando sta arrivando il Natale. Prima ancora però nella nostra agenda di governo ci saranno le misure a favore dell’economia e del territorio”.
E alla domanda imprescindibile: sta già lavorando alla composizione della Giunta? D’Alfonso, che si definisce “presidente sulla schiena d’asino tra l’elezione e la proclamazione” risponde: “È ancora presto, dobbiamo aspettare, perché non sappiamo ancora il nome di tutti gli eletti”.






