L’AQUILA – Strana ‘sta consolle, eh Guru? La storia, la tua storia, dice che eri tu a benedire le folle, tu sull’altare e gli altri intorno e di fronte a te, a rubarti i segreti del mestiere di deejay e a ballare sulla musica per chi ha classe, quella vera, quella che non si può comprare.
L’ultimo saluto a Enrico Di Paolo.
L’ultimo saluto al Guru.
Andarsene a 53 anni la notte di Capodanno, dopo aver lavorato tutta la sera in consolle. In pieno stile ‘Guru’, non poteva mica accasciarsi sul palco. In macchina, non importa come. Lontano dai riflettori, perché per far sapere chi fossi bastava che ti piazzassi in consolle. La realtà, decisamente più tardi.
Ti hanno abbracciato in tanti, forse quattrocento persone, gli amici e i nemici, quasi tutti i ‘consapevoli’ della notte da discoteca, da locale, da ritrovo, da ‘groove’, ché poi siamo tutti sotto lo stesso cielo e tu questo lo sapevi, ecco perché ti faceva male il silenzio di chi ti conosce da una vita e nonostante questo ti ha messo da parte. Però ti hanno abbracciato. Vero, tu non potevi fare lo stesso, ma lo hanno fatto e la tua risposta sarebbe stata in maiuscolo, come nei tuoi pensieri scritti su Facebook.
Per farti capire meglio, come se le maiuscole fossero un ‘distaccamento’ della tua stazza fisica.
L’estremo saluto, che espressione tutto e niente, nella chiesa di Santa Rita, a via Strinella, la stessa dell’addio al tuo gemello Fabrizio a settembre del 2012, il punto di rottura totale nella tua esistenza. All’Aquila, la città che quasi si era dimenticata di te dopo tutte le notti senza dormire, un’epoca durata tanti anni prima che il grigio e il terremoto la rovinassero, accelerando un processo di sonnolenza purtroppo già cominciato.
C’erano mamma Giuseppina, forte come una roccia, capace di caricarsi sulle spalle tutto il mondo, tua figlia Enrica, che piange e che ti somiglia, così bionda, il contrario della notte in cui hai vissuto. E poi tua cognata, Stefania Ioannucci, senza Fabrizio e adesso senza più il suo gemello, il volto di Fabrizio che stava ancora sulla Terra. C’era Stefania Martini, l’amore della tua vita, l’ultima notte stavi correndo da lei da Città Sant’Angelo a Silvi Marina. Papà Luigi, per tutti Gigi Di Paolo, no, lui no. Non è in condizione, brutta bestia la salute. Ci pensa mamma Giuseppina a raccogliere i cocci e a rifarne qualcosa di sopportabile.
Dice don Stefano Rizzo, perché don Alfredo Cantalini non c’è, non sta bene, che è stato il tuo gemello Fabrizio a chiamarti lassù.
Si sentiva troppo solo e tu non hai potuto far altro che raggiungerlo, pure se negli ultimi tempi avevi tentato, così noi là fuori abbiamo capito, di rimediare allo strazio dell’anima col talento da uomo e da dj, con la voglia di dare lezioni ai più giovani sullo stile, sulla classe, sulla qualità della musica e quindi dell’esistenza, cercando di mettere il meglio che avevi a disposizione degli altri per ricostruire a modo tuo la bellezza dell’Aquila, da esule sulla costa adriatica con tanti sassolini nelle scarpe da formare una montagna grande come il Gran Sasso.
Ché alla fine è casa tua, qui sotto ti sei fatto uomo e da qui sei partito per girare il mondo. Qui sei ritornato per la musica e per i giovani, loro la tua essenza, non solo il tuo ‘pubblico’, da tenere giovani anche quando gli anni si accumulano. E qui sotto, accanto al tuo gemello, ti sei seduto per riposarti un po’, in attesa di qualcosa di cui parleremo al tramonto di queste righe.
Poco prima di veder uscire il feretro dalla chiesa, il dj pescarese Luca Teseo, cresciuto anche grazie al tuo ‘cervello in musica’, prende la parola. Gliel’ha chiesto Stefania, lui non avrebbe voluto. Imitando la tua voce, “Lucaaa, che fai, non dici niente? Te l’ha chiesto Stefania…”.
“L’esperienza e la competenza sono dei valori che non possono essere svenduti in nome della novità. Questo l’insegnamento che ci lasci, è per questo che noi della cosiddetta ‘vecchia guardia’ continueremo a portare alto e onorare il tuo nome. Ciao Enri’, ciao Guru!”.
E giù un lungo applauso per le parole di un ragazzo che ha parlato a nome di molti dj e amanti del mondo della notte e che ha ammesso di aver imparato ad amare L’Aquila proprio grazie al Guru, “senza stupido campanile”.
Un altro lungo applauso all’esterno della chiesa. L’ultimo. Poi via, da Fabrizio, al Cimitero Monumentale.
Che dire, Guru? Ti hanno rubato 30 mila dischi. Praticamente tutti, sistemati in un capannone dopo il terremoto del 2009. Senza Fabrizio, senza i tuoi dischi, papà male male, senza il tuo amico fraterno Marco Trani, dj come te, per il cui ricordo hai chiamato forte al telefono la nostra redazione. A volte non riuscivamo a darti l’ascolto che meritavi, ma si recuperava. Volevi che la città si rimettesse in piedi dal punto di vista culturale, volevi che i più piccoli avessero maggiore spazio. E avevi, hai, ragione da vendere.
“In cielo con mio fratello, ballano gli angeli”, la dedica al tuo grande amico Trani, l’ultima intervista con noi. Ma la consolle non ne voleva sapere di ‘accendersi’, così come le luci della sala.
Ora è tutto pronto. Gli angeli possono finalmente cominciare a ballare. Incrocia i groove, Guru. La notte è lunghissima, c’è bisogno di farsi di musica.




