L’AQUILA – “All’Opus Dei non ci si iscrive. L’Opus Dei è una vocazione, è Dio che chiama e tu rispondi. Noi santifichiamo il lavoro. E poi, tutti vengono criticati, Gesù, Madre Teresa di Calcutta, Papa Giovanni Paolo II. Non ci interessano le critiche, ci interessa il lavoro positivo che facciamo”.

Michele Crudele, presidente del centro Educazione, Lavoro, Istruzione e Sport (Elis), struttura ‘figlia’ dell’Opus Dei, la prelatura personale della Chiesa cattolica fondata da San Josemaría Escrivá de Balaguer, non si preoccupa delle accuse mosse da giornalisti e scrittori che hanno indagato sull’Opus Dei e l’hanno descritta come un centro di potere reazionario, una specie di setta potentissima e pericolosa, con forti legami col mondo del potere economico, finanziario e politico e spesso ‘amica’ dei regimi fascisti.

“Non siamo ciò che qualcuno dice – spiega Crudele ad AbruzzoWeb – non ci interessano le critiche, ma il lavoro positivo che facciamo”.

“Basta guardare all’Elis, struttura che si trova anche a Ovindoli e dipende dall’Opera – continua – è stata aperta nel 1964 e inaugurato nel 1965 da Paolo VI, al Tiburtino di Roma, nelle zone di San Lorenzo parzialmente distrutte dai bombardamenti. I bambini non avevano futuro, fu il Cardinal Montini, futuro Paolo VI, a impegnarsi nel capire di che cosa c’era bisogno per questi ragazzi. Nacque così un insieme di scuole professionali. Papa Giovanni XXIII affidò il compito all’Opera, che non possiede niente, non governa niente, ma invita i suoi fedeli, i suoi amici, anche non cattolici, a mettere su un’istituzione di tipo civile, in questo caso un’associazione, quindi senza fini di lucro, per portare avanti questa iniziativa. I primi fondi arrivarono dai regali per l’ottantesimo compleanno di Pio XII e da un fondo del Barone Oddasso, presidente Cisa-Viscosa, grande benefattore”.

“Fu costruito l’edificio con un collegio – racconta Crudele – arrivarono anche ragazzi del centrosud a studiare nelle scuole professionali dell’Elis e negli altri istituti tecnici di Roma che all’epoca non erano al sud. In questo modo si sono formati migliaia di ragazzi, sono passati quasi cinquant’anni. Per le ragazze invece c’è il prestigioso istituto professionale alberghiero, che permette stage nei più prestigiosi hotel di Roma e d’Italia”.

L’Opera di Dio ha un forte legame con l’Abruzzo. Il fondatore passò le vacanze estive Gagliano Aterno, in provincia dell’Aquila, nella casa della baronessa Lazzaroni; a San Felice d’Ocre, sempre nell’Aquilano, c’è una casa di ritiri e convegni dell’Opus Dei, Tor d’Aveia, dove, nel 1967, passano per la prima volta le loro vacanze gli alunni del Collegio romano, fondato proprio da Escrivá , “che per l’Abruzzo ha fatto molto”, cui è dedicata la via della Basilica di Collemaggio dell’Aquila, proprio di fronte alla Porta Santa, simbolo della Perdonanza Celestiniana, il Giubileo che ci celebra ogni anno da più di 700 anni nel nome di Papa Celestino V.

“Nello stesso annuncio della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, che verrà fatto santo, c’è stato l’annuncio della beatificazione imminente di Don Alvaro del Portillo, primo successore di San José Maria Escrivá “, aggiunge.

“L’Elis ha una sede a Ovindoli, sul Gran Sasso aquilano – afferma Crudele – dove si fanno tante attività, dai campi di lavoro, ai convegni, alle iniziative culturali. Nel 2009 Ovindoli è stata la base di un grande campo di lavoro durato tutta l’estate per aiutare i bambini delle tendopoli post-terremoto dei dintorni dell’Aquila”.

Nessuna pressione psicologica per entrare nell’Opera, nessuna segretezza, nessuna setta secondo Crudele, entrato nell’Opera a 15 anni.

“La vocazione – precisa Crudele – è unica anche se ci sono modi diversi, ci sono ‘numerari’ (alcuni degli affiliati, ndr) che si dedicano con tutto il loro tempo anche nel celibato apostolico, senza sposarsi, liberamente, senza fare voti. Poi ci sono gli aggregati, anche se vivono a casa della loro famiglia di origine, e poi i soprannumerari che sono la stragrande maggioranza, sono sposati con figli e si dedicano all’attività apostolica. Poi c’è una marea di cooperatori, di amici, e poi tutta la gente che usufruisce della formazione”.

“Abbiamo anche dei musulmani all’Elis – tiene a far sapere – ragazzi e ragazze di altre religioni, contenti di trovare lavoro. Perché lo scopo delle scuole professionali a Roma è far trovare lavoro ai ragazzi e alle ragazze, finora ci siamo sempre riusciti con un record del 100 per cento per alcuni corsi, o più del 100 per cento come amo dire io perché ad alcuni sono arrivate due offerte di lavoro alla fine del corso. Quest’anno è la vera sfida, alcuni hanno già trovato lavoro, altri stanno stentando, è una vera fatica, ma ci importa che lo trovino e per quello abbiamo fatto un consorzio con le aziende, seguiamo quello che vogliono le aziende, sono loro a dettarci l’agenda, a dirci quali corsi fare, è questo il ‘trucco’ che funziona”.

Sull’influenza dell’Opera nel mondo che conta, Crudele non ha dubbi.

“Se uno è presidente di una grande società, agisce in qualità di presidente di quella società. Così come il contadino peruviano, quando agisce lo fa come contadino e non come fedele della prelatura. La maggior parte dei fedeli è a reddito basso, soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo con il quale noi dall’Italia con l’Elis collaboriamo, così come collaboriamo con il governo comunista del Vietnam, o della Cina. Se qualcuno sbaglia, paga di persona. Non c’è segretezza, ma non vogliamo l’etichetta, è importante il comportamento. Io non mi presento come Michele Crudele dell’Opus Dei, ma come presidente dell’Elis. Poi quando si sviluppa l’amicizia parlo dell’Opus Dei, parlo di Dio, delle cose belle. Sul sito dell’Opus Dei c’è scritto tutto, non c’è segretezza”.

“Ho conosciuto l’Opus Dei a 15 anni – svela – non sono mai stato condizionato psicologicamente. Ho chiesto a mio padre cosa ne sapesse, l’aveva conosciuta in Spagna per lavoro, era nella Fao, mi rispose ‘è brava gente, perché ti fanno studiare’. Il concetto era chiaro, effettivamente quando andavo nella residenza universitaria di Bari mi dicevano ‘devi studiare, altrimenti non sarai santo'”.

Nessun dubbio neppure sulla difficoltà di lasciare l’Opera e dei problemi successivi, come raccontato da chi dall’Opera ha ammesso di essere uscito con molta fatica e a carissimo prezzo, dopo aver lasciato in eredità all’istituzione tutto ciò che aveva.

“Non è vero che non è facile uscirne, purtroppo sono uscite tante persone, tra cui anche dei miei amici a cui continuo a volere molto bene, ma per situazioni diverse l’una dall’altra. Non hanno avuto alcun problema, non ci sono voti, non c’è da sciogliere niente. C’è un rapporto di natura contrattuale, io mi impegno a far qualcosa e l’Opera si impegna a formarmi”, il pensiero di Crudele. Alberto Orsini