L’AQUILA – “Mai meno servizi sanitari, ma una diversa articolazione organizzativa”, basata su “criteri a livello nazionale”.
Così il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale numero 1 Avezzano Sulmona L’Aquila, Giancarlo Silveri, descrive ai microfoni di AbruzzoWeb il nuovo atto aziendale.
Lo strumento programmatico che, annuncia il manager, in questi giorni “ha ricevuto il visto di corrispondenza alle linee guida nazionali da parte della Regione Abruzzo. L’iter è esaurito, con agosto e settembre si cominceranno a emanare le direttive in attuazione dell’atto”.
Un piano che ha dovuto tagliare i reparti, per esempio nell’ospedale del capoluogo “le unità operative complesse da 39 a 23 e le unità operative semplici da decine e decine a 30”.
Nell’opera di taglio e cucito per far quadrare conti e reparti, alcuni casi sono diventati di cronaca, su tutti la chiusura della Medicina ospedaliera dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, una colonna storica, un reparto fondato nel 1925, con l’accorpamento all’unità “gemella” a direzione universitaria.
Ci sono state polemiche a non finire, con la raccolta di 5 mila firme di cittadini inferociti, la richiesta di dimissioni e incontri pubblici del sindacato Ugl e l’insurrezione del personale medico capeggiata dalla dottoressa Laura Natali, erede dei patriarchi del reparto, i professori Giulio e Gianfranco.
Silveri difende l’operazione e rilancia. “Nell’unificazione abbiamo avuto cura di portare i posti letto complessivi da 32 a 35 più altri 2 di day hospital. Non solo non abbiamo tolto, abbiamo aggiunto”, sottolinea.
Nel ‘casellario’ delle unità, al posto di Medicina accorpata sorgerà una unità semplice specialistica di Immunologia.
Questo, spiega il dirigente, perché “un ospedale hub (ossia snodo centrale d’eccellenza, ndr) come quello dell’Aquila deve fornire più servizi e più specialistiche, e non duplicazioni. La Medicina – prosegue – dev’essere presente in tutti gli ospedali che trattano acuti, una specialistica invece serve tutta la provincia”.
Quanto alla raccolta firme, il dg si chiede polemicamente: “Tutti quelli che hanno firmato hanno capito di che cosa si sta parlando o sono stati intimoriti dal fatto che ‘chiude la Medicina’? Che all’Aquila non ci sia più quel reparto è un messaggio fuorviante e disonesto verso la gente”.
Il piano ha coinvolto anche un altro reparto di grande tradizione del San Salvatore, quello di Oculistica, degradato a unità semplice, unico caso in Abruzzo. “C’erano un’unità complessa di Oculistica e una semplice dipartimentale di Banca degli occhi. Abbiamo aggiunto un’ulteriore funzione di chirurgia della retina e adesso le due unità avranno due diverse vocazioni, una medica e una chirurgica”, motiva.
Ma i chirurghi non ci sono più. “Due universitari se ne sono andati, Balestrazzi e Spadea – ammette Silveri – ma hanno fatto una buona scuola, così abbiamo Genitti, Gentile e D’Andrea che sono all’altezza della situazione”.
Dovendo tracciare un bilancio sul lungo iter di perfezionamento dell’atto aziendale, Silveri si dice contento di “aver fatto qualcosa che rispetta le direttive nazionali senza aver fatto scoppiare guerre di campanile che non sono utili a nessuno, e di non aver tolto ma aggiungere tutto quello che si poteva aggiungere a un assetto organizzativo che può consentire una sanità sempre migliore. Adesso la qualità della prestazione compete ai medici”, rilancia passando la palla al personale.
Il mandato di Silveri, 69 anni, in carica dall’ottobre del 2009 come commissario straordinario e dal gennaio 2010 come direttore generale, è stato rinnovato per altri 5 anni lo scorso 18 gennaio dalla Giunta regionale.
Ma sul manager, che ha numerose esperienze gestionali e politiche, periodicamente circolano rumors di una possibile candidatura alle elezioni di turno, per esempio, stavolta, alle prossime Regionali.
“Se mollerò il mandato – risponde a specifica domanda – sarà solo perché sarò arrivato a un punto di saturazione tale da farlo, perché questo è un tipo di vita, con un ritmo e uno stress che solo standoci dentro si possono capire”.
Silveri dà un indizio affermando che “mi piace portare a compimento le cose che inizio” ma poi avvisa: “Se dovessi riscontrare che è venuto meno il rapporto fiduciario che esiste con l’amministrazione regionale, sia in carica che futura, immediatamente, senza porre alcun tipo di ostacolo, metterò a disposizione il mio mandato. Per fare che? – si chiede – Non lo so, certamente mi seccherebbe mettere a dormire il cervello ma preordinare troppo il futuro non è bello, quel che viene viene”.
Parlando dei temi futuri, Silveri traccia un programma sulla ricostruzione dell’ospedale San Salvatore.
“Oggi (ieri, ndr) – annuncia – ho firmato la delibera che bandisce la gara per l’edificio delle Medicine, per 12 milioni di euro. Una volta aggiudicata arriveremo a dicembre o gennaio, penso e spero che per la fine del 2014 l’ospedale sarà completamente recuperato”.
“Se non si mettono in mezzo ulteriori problemi, entro gennaio al massimo avremo recuperato sia l’edificio delle chirurgie che il blocco parto, la parte dei trapianti – prosegue – A quel punto avremo speso 36 milioni di euro. Considerando che non abbiamo avuto alcuna deroga sulle normative di gara, mi pare che altri edifici pubblici non siano stati nemmeno cominciati”.
La sanità moderna con poche risorse è basata sui quattrini, anche quelli che le Regioni si scambiano a seconda di chi vada a curarsi in casa oppure fuori dal proprio territorio: è la bilancia della ‘mobilità’ che vede l‘Abruzzo come unica azienda complessiva regionale non in rosso.
“Come azienda abbiamo 41 milioni di euro di mobilità extra regionale, 21 milioni da strutture private, 21 da quelle pubbliche – snocciola Silveri – Quelli che vanno fuori valgono 36 milioni, perciò abbiamo un saldo attivo per circa 5 milioni e siamo l’unica Asl regionale ad averlo”.
Quanto all’ospedale dell’Aquila, “ha fatto la sua ottima figura perché abbiamo avuto un incremento di saldo positivo di 600 mila euro. Nonostante i problemi e il terremoto siamo riusciti a dare una buona sanità”.
Nel finale dell’intervista il manager parla anche dell’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo che riguarda, oltre alla già citata chiusura di Medicina, anche se poco se ne sa, anche presunte assunzioni facili o manovrate di parenti di sindacalisti e altri potenti.
“Non ne so molto, gli inquirenti sono venuti ad acquisire atti che abbiamo fornito – conferma i dubbi anche Silveri – Facemmo un bando perché un’azienda ci fornisse manodopera intellettuale, so che poi hanno fatto una selezione fra persone e ci hanno mandato quelli che ritenevano di mandarci. Su come e perché li abbiano scelti non ci potevamo mettere bocca e non lo abbiamo fatto”.
“Sono sempre lieto che ci siano controlli, non solo dobbiamo essere corretti ma anche dimostrare di esserlo e il controllo ci porta a farlo perché lo siamo – conclude – Perché fu scelta un’agenzia interinale trentina? Perché ha partecipato all’avviso pubblico e lo ha vinto, non è che potevamo scegliere noi”.






