L’AQUILA – “Oggi le persone che hanno deciso di resistere e rimanere nel ‘cratere’ realizzando nuove abitazioni si sentono in colpa. C’è un atteggiamento, da parte della politica, di mancanza e di vuoto legislativo”.

A lanciare un nuovo allarme sui manufatti provvisori realizzati dopo il terremoto dell’Aquila e ad attaccare la latitanza degli enti è Lucio De Bernardinis, il presidente dell’associazione “Il cratere che resiste”.

L’associazione in un anno ha riunito quasi 2 mila persone con l’obiettivo di raccogliere i problemi di tutti e farne una voce unica da presentare alla governance per evitare lo spopolamento dell’area terremotata.

Un De Bernardinis che rilancia l’invito alla politica a sedersi assieme per risolvere il problema dopo i continui casi giudiziari sulle realizzazioni temporanee.

“La magistratura fa il suo lavoro e fa rispettare le norme – ricorda De Bernardinis – Di fronte ai vuoti normativi il giudice applica la legge e quindi dico alle istituzioni che siamo già in tremendo ritardo. Le famiglie si ritrovano con i sigilli a una casa dove vorrebbero far crescere dignitosamente i propri figli”.

I casi di abusivismo, sottolinea il presidente, “nel contesto locale hanno un significato diverso. Accanto a vicende di opportunisti che hanno speculato e che mai difenderemo – ricorda – ci sono tantissime famiglie che hanno cercato di resistere edificando da soli un manufatto”.

In questa situazione la politica è carente. “Abbiamo chiesto audizione ormai da luglio a due commissioni consiliari del Consiglio regionale – accusa De Bernardinis – quella sulla Ricostruzione, presieduta da Emilio Iampieri, e quella Enti locali, guidata da Luca Ricciuti. Ancora non abbiamo avuto risposta”.

“Al contrario, dopo un appello dell’associazione – aggiunge – siamo stati chiamati dalla commissione consiliare provinciale sulla Ricostruzione guidata da Paolo Federico, c’erano tutti presenti compreso il dirigente del settore Urbanistica, Francesco Bonanni. Fa piacere perché il problema si risolve mettendo assieme diversi tasselli cioè enti”.

L’appello finale alle istituzioni “è quello di ascoltarci e di prendere seriamente in considerazione il problema. Non chiediamo di sanare tutto, non sarebbe possibile chiedere la tutela di manufatti costruiti in zone a rischio o di chi sta speculando. Ma la politica – conclude De Bernardinis – deve tenere conto di chi ha deciso di investire ancora in questo territorio”.