L’AQUILA – È rientrato l’allarme scattato nel pomeriggio nell’Aquilano: a seguito delle risultanze delle analisi sulla sicurezza della qualità dell’acqua, Gran Sasso Acqua spa informa che gli ultimi risultati ottenuti sono ampiamente al di sotto dei limiti di legge.

In particolar modo, la presenza del Toluene risulta 0.5 a fronte di un parametro stabilito dalla norma in un massimo di 15.

Gran Sasso Acqua spa è presente con il presidente Alessandro Piccinini al tavolo dell’Unità di crisi aperto nella sede del Comune capoluogo in caso di emergenza, ha attivato il Protocollo di sicurezza previsto in questi casi e ha garantito all’utenza la sicurezza della potabilità delle acque che gestisce.

I sindaci interessati hanno già provveduto a revocare le ordinanze di non potabilità dell’acqua predisposte in via del tutto precauzionale.

“Il provvedimento era stato adottato in via del tutto precauzionale, in attesa delle controanalisi effettuate in un laboratorio certificato di Teramo, in rapporto di convenzione con Gsa, che hanno dato esito negativo. Si è trattato di un falso allarme, che, comunque, non abbiamo sottovalutato come accaduto in tutte le situazioni di crisi sin qui affrontate, a partire da quella sanitaria legata alla pandemia – spiega in una nota il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, che ha presieduto la riunione dell’unità di crisi – Quando nel 2017, sul versante teramano, si verificò un episodio analogo con valori, all’epoca, di circa trenta volte inferiori rispetto a quelli rilevati nella giornata odierna, furono registrate decine di segnalazioni rispetto al cattivo odore dell’acqua”.

“Circostanza che oggi non è stata segnalata. Non vi è, soprattutto, alcun pericolo per la salute di quanti hanno ingerito acqua prima dell’emanazione dell’ordinanza: l’acqua che è stata analizzata, infatti, era stata stoccata e non immessa nella rete idrica. L’acqua ingerita, pertanto, non era assimilabile a quella del campione esaminato ma, sempre in virtù di un sacrosanto principio di cautela, l’erogazione idrica è stata interrotta in alcune zone della città per evitare un consumo inconsapevole rispetto al provvedimento di non potabilità della risorsa idrica”.

“Qualora, al contrario, fosse stata confermata una situazione di emergenza era già pronto il provvedimento di attivazione del Coc e il coinvolgimento della Protezione civile per garantire che un bene essenziale fosse garantito alla comunità”.

Ma la questione entra prepotentemente nel dibattito politico e nel contesto della campagna elettorale, agli sgoccioli – eventuale ballottaggio a parte – in vista delle elezioni amministrative in programma all’Aquila il 12 giugno.

E così, il ricandidato sindaco Biondi, alla guida della coalizione del centrodestra, dopo gli aggiornamenti commenta: “Stupisce, anzi inorridisce, lo sciacallaggio politico di chi ha inteso speculare politicamente su una vicenda così delicata e su un tema così sensibile come la salute pubblica. Prima di assumere determinazioni che affiancassero quelle già adottate con l’ordinanza abbiamo atteso l’esito delle analisi, giunto dopo la mezzanotte, affinché vi fosse un quadro completo della situazione. Qualcun altro, di una parte politica ben definita, ha preferito soffiare sulle paure e le inquietudini delle persone”.

Il riferimento è alla deputata dem Stefania Pezzopane, sua sfidante candidata a sindaco che, dopo l’assalto ai supermercati da parte di cittadini accorsi per comprare scorte di bottiglie di acqua, nel corso di una diretta fuori dal Carrefour ha chiesto “autobotti per portare acqua a chi non è in condizioni di procurarla”, “urgenti comunicazioni e informazioni su quanto è accaduto e su quanto durerà questa assurda emergenza”, aggiungendo: “È necessario aprire anche altre attività commerciali per evitare file e tensioni. Noi come sempre siamo a disposizione e chiediamo al Comune e alla Regione di attivare la protezione civile per fornire acqua potabile anche con autobotti alla cittadinanza”.

L’”allerta” iniziale riguardava 21 comuni dell’Aquilano e, in particolare, oltre al capoluogo regionale: Ocre, Fossa, Villa Sant’Angelo, Fagnano, Fontecchio, Tione degli Abruzzi, Acciano, Caporciano, Bominaco, Civitaretenga, Navelli, Collepietro, San Benedetto in Perillis, Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Calascio, Santo Stefano di Sessanio, Barisciano, San Demetrio ne’ Vestini e Poggio Picenze e in generale nel territorio della piana di Navelli.

Nel pomeriggio era stata la stessa Gsa, “al solo fine di monitorare la più totale sicurezza nell’erogazione idrica” ad invitare “tutti i sindaci interessati a firmare le ordinanze di competenza di non potabilità dell’acqua per i controlli di rito previsti a norma di legge a carico del gestore”.

Secondo quanto riferito dagli addetti ai lavori, dopo la chiusura dell’accesso dell’acqua nella rete di distribuzione, erano partiti ulteriori controlli ed approfondimenti perché la presenza della sostanza tossica non era stata registrata dal gascromatografo, una apparecchiatura molto puntuale, ma dalle successive analisi sul campione di acqua.

Secondo quanto si è appreso da fonti della società del ciclo idrico integrato Gsa, alla base della pericolosa segnalazione ci potrebbe essere stato un errore nelle risultanze delle analisi.

I lavori per il rifacimento della segnaletica effettuati da Strada dei Parchi, concessionaria delle autostrade A24 e A25, erano stati effettuati per 100 metri. Il protocollo è stato stabilito ufficialmente nel corso di un sopralluogo nel traforo del Gran Sasso da parte della Asl, dell’Arta, della Gsa e della stessa Sdp.

Il direttore generale di Arta Abruzzo, Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, Maurizio Dionisio, di concerto con l’assessore regionale all’Ambiente, Emanuele Imprudente, e con il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha allertato le strutture Arta, deputate al rilevamento dell’idrocarburo aromatico toluene, per analizzare con la massima sollecitudine i campioni di Acqua potabile.

Sul pericolo di inquinamento della falda acquifera è in corso un processo al Tribunale di Teramo, tutto questo mentre Corrado Gisonni, il commissario nominato dal governo per la messa in sicurezza della falda acquifera, dopo le rilevazioni e le progettazioni sta per cominciare gli interventi che complessivamente prevedono uno stanziamento di circa 100 milioni di euro.