PESCARA – Era il 14 aprile 2012 quando Piermario Morosini morì per un arresto cardiaco a 25 anni durante Pescara-Livorno.

“A dieci anni da quel drammatico evento la Lega Serie B non dimentica e il suo presidente Mauro Balata prosegue non solo nel ricordo di un giocatore bravo, gentile e che faceva del rispetto per l’avversario un suo tratto distintivo, ma anche nella promozione di attività che nel suo nome portino benefici e sostegni anche economici per la salvaguardia e la salute di tutti gli atleti”, sottolinea la Lega di Serie B in un comunicato stampa.

“Per questo nella 35a giornata della Serie B, che si giocherà per Pasquetta il 18 aprile, i capitani delle squadre indosseranno una particolare fascia realizzata da Live Onlus, partner dell’iniziativa, e che poi, dopo essere stata firmata dai capitani, sarà messa all’asta per continuare i progetti, portati avanti dall’associazione, di donazione di defibrillatori nelle scuole e nelle società sportive dilettantistiche”.

“Il grande cuore della Serie B, che prosegue in queste giornate nella sua opera di pace e di aiuto alle popolazioni colpite dalla guerra, si rende protagonista per il prossimo turno di campionato di un’iniziativa che vuole costruire, da un tragico episodio, un’azione positiva che possa garantire la sicurezza di centinaia di ragazzi che praticano attività sportive”, spiega il presidente Balata.

L’utilizzo della fascia da capitano si inserisce all’interno di una serie di progetti strutturati che la Lega Serie B, con Mauro Balata, in questi anni ha intitolato a Piermario Morosini: per esempio, il premio Gentleman San Siro che celebra ogni anno un giocatore della Serie B che si è distinto per il suo comportamento dentro e fuori dal campo oppure la sottoscrizione del protocollo d’intesa per il passaporto ematico con la Fondazione “Fioravante Polito” per tutelare la salute degli atleti.

“Sono in mille venti che soffiano. Sono lo scintillio diamante sulla neve”. Anna Vavassori sceglie con cura le parole di un antico canto dei
nativi americani per parlare per la prima volta apertamente di questi ultimi dieci anni.

E della vita che, dopo la morte di Morosini,  le è rimasta addosso. Le basta un pensiero soltanto per ricordarsi come era e come ancora è sentirsi vivi insieme a lui.

Il finale della sua vita, racconta all’Ansa, “non ha niente a che fare con quel che lui è stato, quello che ha lasciato e quello che la morte non è riuscita a esaurire”.

In questi anni ci sono stati gli amici di sempre a stringersi, la promozione del Livorno in Serie A, un’associazione, la Live Onlus, che ha portato centinaia di defibrillatori a scuole, comuni e società sportive. C’è stata Bergamo, con il quartiere di Monterosso e il campetto di calcio
dell’oratorio di Piermario.

C’è stata una ragazza di ventiquattro anni diventata un’educatrice e, prima di tutto, una donna.

“Ci sono giorni malinconici in cui è più doloroso affrontare la quotidianità, con alti e bassi emotivi impossibili da descrivere, che può capire soltanto chi vive qualcosa di simile”, spiega Anna. L’unica strada è farci i conti. “L’amore è stato tanto e il fatto che io riesca a nutrirmi di questo e a donarlo mi permette di dire quanta vita c’è stata anche dopo la morte di Mario”.

Tanta da, prosegue, poterla tramandare oggi per “ricordarci di guardarci negli occhi”. E “sapere riconoscere cosa c’è stato, quali sogni non possono essere messi da parte, quali luci non possono essere spente”. Piermario resta come era: “Capace di generare cose bellissime con il suo carisma, l’affabilità, il sorriso, la bellezza e l’empatia”.

Domenica scorsa Bergamo ha camminato insieme per ricordarlo esattamente così. Anche Livorno in questi giorni si è unita nella memoria con un’esposizione delle maglie indossate nella sua carriera. Nei ricordi di Anna si mischiano “le onde del mare toscano, le andate e i ritorni a casa, le canzoni per condividersi, Ligabue e Jovanotti. Le righe di quel canto Navajo che ci fa sentire che chi muore non dorme, resta in mille venti che soffiano”.

Anna riprende un altro passo di un testo scritto questa volta dall’attore Filippo Timi: “dare valore al tempo e ai legami d’amore costruiti da Mario oggi significa anche sapere sacrificare se stessi” perché solo facendolo “l’attimo di una vita diventerà assoluto”. Lo aveva letto anche ai compagni di squadra di Piermario quando il Livorno salì in Serie A nel 2014. Per ricordarsi che “non si vince mai da soli e per se stessi”, per sapere “non dimenticare” e perché “nessuno cammina guardandosi all’indietro”. Affrontata la memoria, passati dieci anni, “questo è quello che vorrei trasmettere”.