L’AQUILA – Sono 21.900 le dosi di vaccino Novavax che arriveranno nei prossimi giorni in Abruzzo. Si tratta della prima fornitura, in base al piano di ripartizione stabilito dalla Struttura Commissariale nazionale.
Lo comunica l’Assessorato alla Salute della Regione Abruzzo.
Nuvaxovid il vaccino anti-Covid della americana Novavax, è il primo vaccino contro il Covid-19 a base di proteine autorizzato in Europa, ma non ancora negli Usa. Prevede un ciclo di due dosi somministrate a distanza di 21 giorni l’una dall’altra. Si conserva a una temperatura compresa tra 2 e 8 gradi, quindi nella normale catena del freddo dei vaccini.
Le prime dosi, ha comunicato la società americana, sono state spedite ieri dal centro di distribuzione olandese. L’accordo stipulato con la Commissione Ue prevede la fornitura di 100 milioni di dosi, con l’opzione per altre 100 milioni. In vista delle prime somministrazioni anche nel nostro Paese, il ministero della Salute ha diffuso una circolare con le indicazioni d’uso.
Alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila saranno assegnate 5000 dosi, alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti 6400 dosi, alla Asl Pescara 5300 dosi, alla Asl Teramo 5200 dosi.
La data di consegna dei vaccini non è stata ancora formalizzata dalla Struttura, ma dovrebbe coincidere con la fine del mese e sarà tempestivamente comunicata ai cittadini.
Per le somministrazioni (riservate alle categorie e fasce di età indicate nell’ultima circolare ministeriale) ogni Asl potrà adottare il proprio modello organizzativo. L’indicazione generale è comunque quella di procedere all’accesso libero senza prenotazione, in quanto tutte le aziende avranno a disposizione un quantitativo adeguato di Novavax.
Intanto, dal primo marzo prossimo, i circa 21mila cittadini abruzzesi individuati come soggetti fragili in base alle indicazioni della circolare ministeriale dello scorso ottobre, potranno volontariamente chiedere la somministrazione della quarta dose della vaccinazione anti Covid.
Anche in questo caso l’accesso agli hub sarà libero e senza necessità di prenotazione: è sufficiente che siano trascorsi almeno 4 mesi dalla somministrazione della terza dose.
COVID, GOVERNO NON PROROGHERA’ STATO DI EMERGENZA. DRAGHI: “GRADUALE FINE OBBLIGO GREEN PASS”
Lo stato d’emergenza Covid non sarà prorogato oltre il 31 marzo: l’orientamento del governo, nell’aria da qualche giorno, è stato confermato questa sera dal presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha annunciato anzi di avere come obiettivo “riaprire del tutto, al più presto”.
Dal primo aprile, dunque, addio alle mascherine all’aperto, alle Ffp2 e alle quarantene nelle scuole, ma anche alla ormai familiare “mappa a colori” della Penisola. L’uso del Green pass invece sarà progressivamente allentato, limitando via via l’obbligo del “rafforzato”.
“Il Governo – ha detto Draghi a Firenze, di fronte a una platea di imprenditori che ha accolto le sue parole con un lungo applauso – è consapevole del fatto che la solidità della ripresa dipende prima di tutto dalla capacità di superare le emergenze del momento. La situazione epidemiologica è in forte miglioramento grazie al successo della campagna vaccinale – ha aggiunto – e ci offre margini per rimuovere le restrizioni residue alla vita di cittadini e imprese”.
Con la fine dello stato d’emergenza, dunque, arriveranno novità, a cominciare dalle scuole: “Resteranno sempre aperte per tutti – ha detto il premier – Saranno infatti eliminate le quarantene da contatto e cesserà l’obbligo delle mascherine Ffp2 in classe”. Sempre da aprile cesserà ovunque l’obbligo delle mascherine all’aperto e “non sarà più in vigore il sistema delle zone colorate”.
Un annuncio accolto con soddisfazione dalla Lega, che però lascia intendere quale sarà il prossimo fronte di dibattito in maggioranza: “Molto bene la fine dello stato di emergenza, così come chiesto da Matteo Salvini – hanno commentato i capigruppo di Camera e Senato Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo – Ora occorre fare l’ultimo passo e togliere anche il Green pass”. “Il governo ascolta le indicazioni della Lega e non prorogherà lo stato di emergenza, una buona notizia per i cittadini ed il Paese. Siamo entrati nel governo per ottenere soluzioni concrete nell’interesse dei cittadini e siamo orgogliosi di questo genere di risultati, che certamente non avremmo ottenuto restando all’opposizione”, hanno sottolineato i senatori della Lega in commissione Sanità: la capogruppo Sonia Fregolent con Maria Cristina Cantù, Carlo Doria, Michelina Lunesu, Raffaella Marin.
Dall’Abruzzo il vice segretario regionale abruzzese del carroccio, Massimiliano Foschi ha aggiunto: “Non possiamo che accogliere con soddisfazione le parole del premier, Mario Draghi, sulla fine dello stato d’emergenza a partire dal primo Aprile. Dichiarazioni che sono foriere di stop ad altre restrizioni, tra cui la abolizione, graduale, del super green pass, che sono state padrone della nostra vita negli ultimi due anni. Non si tratterà di un pesce d’aprile grazie alla lungimiranza, alla capacità e al lavoro della Lega che è stata decisiva nel determinare l’annuncio che tutti gli italiani attendevano. Ma non basta: ora la politica cancelli altre limitazioni che non hanno più senso dopo due anni di sofferenze”.
Rispetto al “foglio verde”, però, Draghi ha messo in chiaro stasera che il criterio sarà quello della progressività, a cominciare dall’uso del “super”: “Metteremo gradualmente fine all’obbligo di utilizzo del certificato rafforzato – ha detto – a partire dalle attività all’aperto, tra cui fiere, sport, feste e spettacoli”. In ogni caso, ha assicurato il capo del governo, “continueremo a monitorare con attenzione la situazione pandemica, pronti a intervenire in caso di recrudescenze”.
Nel frattempo i numeri parlano di una pressione sempre minore sugli ospedali: i ricoveri sono in discesa da quattro settimane e negli ultimi 7 giorni il calo è stato del 12%. Il quadro emerge innanzitutto dall’ultima rilevazione del Fiaso, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere, riferita alla giornata di ieri.
Una diminuzione che appare più netta nei reparti ordinari (con un -12,6%); nelle terapie intensive invece si attesta al -3,8%. Anche i dati Agenas aggiornati al 22 febbraio danno conto di un trend positivo: rispetto al giorno precedente, la percentuale di posti letto in intensiva occupata da pazienti con il Covid è scesa di un punto, arrivando al 9%, sotto la soglia di allerta del 10%. L’occupazione dei reparti di area medica invece è ferma al 20% ma scende in 10 regioni.







