L’AQUILA – Subito dopo lo scoppio della pandemia successivamente trasformatasi in sindemia, molti, ingenuamente, hanno pensato ad un ritorno al passato su sanità e politiche sociali. Costoro, per, non hanno capito la vera natura del neoliberalismo e la sua vena predatoria. Quasi tutte le società occidentali a distanza di un anno sono in piena crisi sociale ed economica. E le loro pratiche contro il virus risultano inefficienti e per certi versi antimoderne.
In Italia, la frantumazione della sanità nei diversi rivoli regionali è l’emblema di questo disastro. Sciagura che è iniziata con la controriforma Bindi del 1999 e che da allora la così detta sinistra ha sempre espresso un pensiero povero, mai una idea seriamente riformatrice legata alla Legge Anselmi. L’attuale ministro dells Salute, Roberto Speranza, è in perfetta continuità con quanto messo in campo dall’allora ministro Bindi. La controriforma Bindi fu scritta la lei, ma i principi ispiratori furono dei tecnocrati direttamente legati a quel pensiero liberista che dettava le condizioni ispiratrici e di direzioni da più di un decennio. Crearono così il fenomeno della “medicina amministrata” dell’intramoenia, forma di privatizzazione pubblica del lavoro, visione “ospedalocentrica”, quindi fabbrica di valoriale della merce-salute. La 229 è quindi la creatura di una sinistra di governo convinta che l’unico modo per governare il problema della sostenibilità in sanità fosse la rinegoziazione dei diritti, l’adesione incondizionata all’ideologia del compatibilismo.
Nel 1992, dopo l’introduzione delle aziende sanitarie e i tagli lineari hanno prodotto storture e mostrato la vulnerabilità di un sistema che non preserva né la la salute in generale, né ci mette al riparo, o al sicuro, come nel caso che stiamo vivendo, dalle pandemie. E pare che nulla si sia imparato dai danni provocati da anni e anni di controriforme; anzi, si sta usando la sindemia per imporre un ulteriore giro di vite sulla vita democratica del Paese per imporre nuove spudorate controriforme a discapito dei lavoratori e dei più giovani. Si sta usando il Covid, insomma, andando oltre le pessime previsioni Foucaultiane, con un uso politico della pandemia strumentale al controllo sociale, in nome della protezione della vita e della salute.
La scelta di vaccinare la popolazione nei confronti di un virus instabile non ne arresta le mutazioni, ma le accelera. I vaccinati sono dunque ancora esposti al rischio di ammalarsi. Come i non vaccinati. Il green pass è una misura volta sola a incentivare la campagna vaccinale, per arrivare ad una impossibile immunità di gregge, visto il carattere mutante del virus. In tale scenario, allora, chi impone certe scelte non utilizza il sapere scientifico per aiutare gli uomini, bensì usa il potere per soggiogarli. Ricorrere ai presidi come controllori del possesso del green pass da parte dei docenti è solo una misura ridicola e strumentale, volta a creare un rapporto di soggezione dei docenti e di connivenza tra potere e delegato del potere. Se avessero voluto, ma non avrebbero potuto perché troppo schiavi della loro sub-potenza, avrebbero rimesso su la sanità di prossimità la sanità territoriale. E avrebbero evitato di far decidere a Big Pharma.






