L’AQUILA – Una frase che contiene una vecchia battuta dell’attore napoletano Francesco Paolantoni, Twitter che la ritiene pericolosa e offensiva, un account bloccato.
Ennesima censura da parte del social statunitense, stavolta ai danni di un utente aquilano che si è visto sospendere il suo account per violazione delle norme – in questo caso una presunta frase violenta – che lo stesso social, in barba alla Costituzione del Paese che lo ‘ospita’, riconosce utilizzando gli algoritmi.
“Ho anche spiegato, ma non so chi visto che ormai di umano dietro i social c’è ben poco – racconta l’utente ad AbruzzoWeb – che la frase incriminata è nient’altro che una vecchia, anzi, vecchissima battuta dell’attore napoletano Francesco Paolantoni ai tempi della trasmissione ‘Mai Dire Gol del Lunedì’, quando indossava i panni dell’attore teatrale Ruggero De Lollis che, questo è il passaggio incriminato della frase, parlava di qualcuno che ‘brandiva una scimitarra’. Il filmato è tranquillamente rintracciabile online, ma al Minculpop di Twitter non frega nulla”.
“Peccato che Twitter non abbia memoria, né cultura, né senso dell’umorismo, ma solo la volontà sostanzialmente fascista di censurare chiunque non rispetti le sue norme che, però, con la Costituzione italiana non hanno nulla a che vedere anche perché Twitter non è un editore. ‘Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione’ non è roba per bifolchi milionari che intendono gestire e indirizzare le opinioni e i pensieri della gente e dunque la politica”, continua l’utente censurato.
“A questi criminali del web – conclude l’utente – che poi sono anche Facebook, YouTube e compagnia, bisogna ricordare che non sono giudici, né poliziotti, ma, appunto, criminali. Cui basta un click per uccidere ciò per cui altri hanno dato la vita. E poco conta che si tratti di imprese private. Esistono leggi superiori alle loro volgari bandiere naziste nascoste sotto qualche bandierina pacifista. Ed è ora di far rispettare queste leggi, non di cancellare una battuta per farsi riaprire l’account”, conclude. (red.)






