La Corte di Appello di L’Aquila il 6 maggio  ha respinto il ricorso della Regione Abruzzo, confermando la decisione del Tar che ha dichiarato illegittima la decadenza anticipata dal suo incarico di direttore generale della Asl di Pescara di Armando Mancini.

Il provvedimento di decadenza, per mancanza del raggiungimento degli obiettivi minimi fissati dalla legge, era stato firmato dal presidente Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, a ottobre 2019, il suo contratto sarebbe scaduto nel 2021, e che lascia libera per il centrodestra una preziosa poltrona oggetto di spoils system, non sarà però senza conseguenze. Assegnata poi a Vincenzo Ciamponi, dato in quota Lega, ora indagato nel processo su presunti appalti truccati.

L’ex direttore generale aveva subito presentato controdeduzioni alla bocciatura del Nucleo di valutazione, a cui ha fatto seguito la delibera di Giunta di esclusione. E poi è andato per le vie legali.  ll 24 settembre 2020, un anno dopo, il Tribunale di Pescara accertato la illegittimità della decadenza e ora la Corte di Appello gli ha dato ragione.

La Regione ora dovrà pagare un consistente risarcimento.

Esulta Mancini: “si tratta di una sentenza esecutiva ed estremamente chiara: non vi erano motivi reali, nell’ottobre 2019, per dichiararmi decaduto dall’incarico che stavo svolgendo e che sarebbe dovuto terminare tre mesi fa, in marzo 2021”.

Mancini riassume dunque il suo operato che non avrebbe dovuto dare adito ad un giudizio negativo: “All’epoca della mia “dismissione”, circa 20 mesi fa, i lavori del Distretto Sanitario di Pescara Suc erano in fase avanzata e dovevano essere terminati totalmente entro il 2020. Il Nuovo Pronto Soccorso era terminato anche nella impiantistica e bisognava iniziare con gli arredi e le apparecchiature (non era ipotizzabile, ovviamente, la necessità di una seconda “camera calda” per il Covid).  I lavori per l’Ampliamento dell’Hospice, con raddoppio dei posti, erano stati aggiudicati ed affidati alla Ditta Elettroidraulica-Sorgentone, Nel nostro Atto Aziendale, Penne aveva una Medicina con 52 posti; un Pronto Soccorso autonomo; reparti di Ortopedia ed Artroscopia, Ginecologia ed IVG, Chirurgia Generale, con posti letto e non solo Day Surgery. L’Ospedale di Popoli manteneva il Pronto Soccorso, Riabilitazione, Medicina, Chirurgia Generale, Ortopedia, Endoscopia Digestiva, Rianimazione”.

“I Reparti di Chirurgia di Penne e Popoli erano stati riconosciuti ed individuati con delibera quali Centri di Elezione Aziendale per interventi di Colecistectomia, Ernia Inguinale e Chirurgia della Parete Addominale – prosegue Mancini -. A Pescara, luogo ove vi è il maggior numero di parti in Abruzzo, era stato istituito il Servizio di Parto Indolore, con un protocollo condiviso tra anestesisti ed ostetrici e l’assunzione di personale specializzato: avrebbe dovuto iniziare le attività nell’Ottobre/ Novembre 2019. Era pronto per essere approvato (e portato al Tavolo Ministeriale) dalla Regione il DEA di II Livello ChietiPescara: insieme alla Centrale Unica del 118 avrebbe fornito, all’area delle due Province, dei servizi di elevatissima qualità per le situazioni di Emergenza Urgenza.

“Senza dubbio, il sopraggiungere della pandemia ha creato innumerevoli problemi e distratto forze e risorse umane. E debbo dire che sia il Settore Sanitario che quello degli Uffici Tecnici hanno dato il meglio di sé, con competenza e professionalità di alto livello. A loro va sempre la mia gratitudine. Ma non è possibile ignorare che la ASL di Pescara è stata lasciata senza vertice in un momento in cui era necessaria la massima coesione e rapidità di governo. E tutto ciò senza un motivo, in modo illegittimo ed ingiusto, come la Corte d’Appello ha ribadito cinque giorni fa. Lascio a chi legge ogni amaro commento”, conclude Mancini