L’AQUILA – Il bilancio sull’utilizzo dei 916 milioni di euro della programmazione europea entro fine 2028, con la metà messi a bando e l’11% erogati. Le prospettive per la prossima programmazione, che introdurrà un unico Piano di partenariato nazionale e regionale nel quale confluiranno tutte le politiche, da quella agricola comune alla coesione, con la possibilità di allargare lo spettro degli interventi, in sinergia con le altre politiche, per infrastrutture di carattere rurale e anche in ambito sociale e di coesione. La condivisione delle buone pratiche e delle criticità, rafforzando anche dal punto di vista istituzionale il coordinamento a livello istituzionale.
Sono stati tre giorni molto intensi e importanti quelli “Forum Leader 2026”, in programma all’Aquila dal 30 ottobre al 3 novembre a palazzo Spaventa: gli stati generali dei 199 Gruppi di azione locale (Gal) italiani, con la partecipazione di dirigenti ed esperti provenienti da tutte le regioni d’Italia, in rappresentanza dei partenariati pubblico-privati costituiti per favorire lo sviluppo socioeconomico delle aree rurali, in particolare attraverso bandi finanziati nell’ambito dell’iniziativa Leader dell’Unione europea, asse specifico dei fondi della Politica agricola comune (Pac).
Realtà che operano in 5.340 comuni il 68% del totale e nel 74% del territorio italiano, dove vivono 21,5 milioni di abitanti, con 11.781 partner tra pubblici e privati.
Ad organizzare l’evento il Gal Gran Sasso Velino, uno degli otto operanti in Abruzzo, che hanno a disposizione circa 21 milioni di euro, con un ritmo di erogazione nella media italiana.
Ad intervenire, in rappresentanza del governo il sottosegretario di Stato all’Agricoltura Luigi D’Eramo.
“I Gal ricoprono un ruolo attivo assolutamente importante nell’ambito delle strategie di rilancio delle aree interne e di montagna centrali per il nostro governo e del Masaf. A breve convocheremo un tavolo a Roma per l’agricoltura di montagna e delle aree interne, assieme ad Unioncamere che ha curato la parte scientifica, e ci saranno anche i Gal, assieme ai Distretti del cibo e del biologico i Parchi e altri attori ancora. In tal senso l’agricoltura resta una delle colonne portanti, facendo leva sulla forza dei nostri prodotti agroalimentari, la loro unicità, tipicità e altissima qualità che rappresentano un moltiplicatore economico ed occupazionale. Il nostro modello che parte dunque dall’agricoltura, dai produttori e trasformatori è volta però a dare risposte in termini di potenziamento delle infrastrutture e dei servizi”.
Al fianco di D’Eramo Giuseppe Blasi, capo del Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del Masaf,
“I Gal rivestono oggi una grande importanza per la loro capacità di coinvolgere le realtà locali nelle azioni di sviluppo territoriale e l’avranno anche in futuro, con la programmazione 2028-2034, che metterà a disposizione ancora più risorse. I prossimi tre anni saranno però decisivi: non ci sono rischi di disimpegno dei fondi che i Gal hanno oggi a disposizione, ma tutte le risorse dovranno essere spese entro dicembre 2029, con una buona accelerazione”.
Per quanto riguarda la nuova programmazione ha aggiunto: “Avremo sicuramente un Piano unico nazionale con contenitori regionali e un fondo unico e con più risorse a disposizione, anche se la cifra non è stata ancora definita. Il modello organizzativo per la parte agricola va ancora definito, ma faremo in modo, d’accordo con le Regioni, che il capitolo agricolo assomigli molto a quello attuale in termini di competenze, governance e ruoli delle autorità di gestione – ha spiegato ancora Blasi –. Ci saranno poi novità sulle modalità di rendicontazione: si passerà dal ‘n+2’ al ‘n+10’. Nel primo caso, la spesa deve essere realizzata entro due anni dal momento dell’impegno. Con la modalità ‘n+10’, invece, non sarà la spesa a dover essere realizzata entro i dieci mesi successivi all’impegno, ma dovrà essere raggiunto il target previsto. Quindi, apparentemente, ci sarà meno tempo a disposizione, ma non si andrà a verificare la spesa effettivamente realizzata, bensì il raggiungimento dei target programmati”.
Il presidente Federico ha dunque lanciato un appello:
“I Gal vogliono e devono contare i più, sono un modello snello ed efficace, che parte dal basso e che funziona. Rivendichiamo un ruolo centrale anche nella prossima programmazione dei fondi europei, preservando e anzi valorizzando l’asse che ci riguarda da vicino, quello Leader. I Gal, dalla Sicilia all’estremo nord, hanno qui mostrato una grande vitalità e dinamismo, propri un organismo no-profit, che coinvolge le principali realtà economiche ed amministrative presenti sul territorio e che mira a favorire una crescita integrata dell’area. Questo approccio ha l’enorme vantaggio di avvicinare i processi decisionali ai destinatari, valorizzandone i veri punti di forza permettendo una partecipazione ampia e diretta delle comunità locali”.
E ha dunque proposto: “Le nostre sono associazione snelle e profondamente radicate nel territorio, di fatto cooperative di soci che rappresentano le varie sfaccettature dell’imprenditoria, dal turismo all’agricoltura, e gli enti locali. E dunque potrebbero ampliare il loro ambito di competenza, proponendosi alle Regioni di appartenenza come soggetti attuatori anche di altre iniziative, a valere su altri bandi, oltre a quelli del Leader”.
A raccogliere l’appello di Federico il vicepresidente della Regione Abruzzo con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente.
“I Gal sono diventati un motore dello sviluppo delle aree interne e dovranno dunque avere voce in capitolo in vista della prossima programmazione dei fondi comunitari 2028-2034: sono pronto a portare le loro istanze nella Commissione Politica Agricola Nazionale”.
E ha aggiunto: “I Gal sono percepiti oggi come strumenti importanti per andare incontro alle esigenze del mondo rurale, delle piccole aziende agricole e artigianali e dei comuni dell’entroterra. Li attende, però, una nuova sfida: la programmazione europea dei fondi per l’agricoltura è destinata a cambiare profondamente rispetto a quella attuale. Salteranno alcuni pilastri, si parla di fondo unico e si è aperta, a livello nazionale, la discussione su come sarà applicato e su come verrà gestito”.
Tra i relatorii anche Marco Bussone, presidente nazionale dell’Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani.
“La sfida di unire pubblico e privato in un disegno europeo per utilizzare le risorse messe a disposizione è la grande sfida di oggi e di domani – ha detto Bussone -. Gli enti locali devono lavorare insieme alle imprese e alle associazioni di categoria, promuovendo investimenti, sviluppo e servizi. Su questo i Gal hanno fatto molto. Occorre accompagnare questo processo, rafforzando anche il sistema degli enti locali, che purtroppo è ancora troppo fragile”.
Elena Sico, direttrice dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo, sottolinea poi l’importanza dei laboratori dedicati, in particolare, alla nuova programmazione europea.
“Questo forum cade non a caso: è un momento delicato, in vista della nuova programmazione dei fondi comunitari, per il settennato dal 2028 al 2034. Aspetto che è stato approfondito da tanti autorevoli interventi, soprattutto focalizzati sulle novità davanti alle quali dobbiamo farci trovare pronti. Una su tutte: le politiche confluiranno in un unico Piano di partenariato nazionale e regionale e questo consentirà ai Gal di allargare il loro ambito di competenza, rispetto a quello ora prevalente nell’agricoltura e nel turismo. Si apre alla possibilità di rendere gli investimenti maggiormente rispondenti al bisogno del territorio, per sviluppare ad esempio una più efficace diversificazione delle aziende agricole in raccordo con la Strategia nazionale delle aree interne”.
Ha evidenziato a sua volta la responsabile dell’ufficio Leader e sviluppo locale della Regione, Rita Carboni: “I Gal abruzzesi rappresentano una peculiarità nell’ambito nazionale perché di fatto coprono tutto il territorio regionale, di 303 su 305 Comuni – spiega Carboni -. A differenza di quello che accade altrove, la Regione Abruzzo ha optato per una scelta di equità destinando a ciascun Gal il medesimo budget per azioni concentrate sui sistemi locali del cibo, distretti, filiere agricole e agroalimentare e il complementare sistema di offerta socioculturale e turistico-ricreativa”.
A prendere la parola numerosi presidenti e direttori dei Gal, come Giorgio Sturlese, direttore del Gal Montagna Leader, che opera nel Friuli occidentale, “questo forum rappresenta una occasione unica per confrontarsi, fare squadra, per studiare le buone pratiche come pure ragionale sulle problematiche di carattere burocratico e amministrativo”, ha detto.
Sulla stessa lunghezza d’onda Marcello Troìa, direttore del Gal Rocca di Cerere e dell’omonimo Unesco Global Geopark in Sicilia, nella provincia di Enna, “l’azione del nostro Gal ha avuto il merito di rilanciare e consolidare la filiera dello zafferano dell’Ennese e di altri prodotti tipici. Ora è importante attivare un dibattito e una azione propositiva in vista della programmazione 2028-2034, da cui dipenderà il ruolo futuro dei Gal come agenti di sviluppo locale”.
In rappresentanza del Comune dell’Aquila è intervenuto il vicesindaco Raffaele Daniele: “Oggi i Gal rappresentano un baluardo per quelle parti del Paese definite aree interne, che vivono una situazione di fragilità, ma anche di nuove opportunità. Ci sono corsi e ricorsi storici: le difficoltà della vita nelle metropoli, credo, possano favorire il ripopolamento dei piccoli paesi, individuando gli asset strategici su cui puntare. Anche L’Aquila è parte di questa sfida, essendo una città che comprende numerose frazioni montane”.
A portare i saluti anche il vicepresidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Di Bartolomeo, sindaco di San Demetrio ne’ Vestini e delegato dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) Abruzzo.
“Per noi amministratori locali questa iniziativa sarà una preziosa occasione di confronto e di crescita, ma anche un’opportunità per stringere rapporti e avviare collaborazioni. Le aree interne devono unire le forze e far sentire la propria voce”.





