AVEZZANO – Il governo regionale di Marco Marsilio di Fdi da bocciare su tutta la linea, “arrivato da Roma come una sorta di luogotenente, sostanzialmente rimasto lo stesso”, e che ci lascerà una sanità in ginocchio”, il mega progetto di velocizzazione della ferrovia Pescara Roma che, al di là dei proclami “resta in un binario morto”, i tribunali “minori” abruzzesi che rischiano di chiudere a fine anno e possono ambire al massino ad una proroga. E poi le elezioni amministrative del 2027 dove il centrosinistra con spirito “testardamente unitario” corre per strappare al centrodestra L’Aquila, Lanciano e Penne, e mantenere Vasto e Francavilla.
Tanti i punti toccati nell’intervista ad Abruzzoweb dal 48enne senatore del Partito Democratico Michele Fina, avezzanese, tesoriere nazionale del partito ed ex segretario regionale, appartenente alla corrente maggioritaria della segretaria Elly Schlein.
Per quanto riguarda le elezioni più importanti, quelle del capoluogo di Regione, Fina è ottimista e indica come candidati senz’altro competitivi e vincenti il dottor Alessandro Grimaldi, “figura di grandissima autorevolezza” e anche il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci, “tra i più votati di sempre nella città dell’Aquila”.
Senatore Fina, come si sta preparando il Partito Democratico alle prossime elezioni amministrative?
Ci stiamo preparando innanzitutto con uno spirito unitario, testardamente unitario. In questi anni abbiamo lavorato per costruire una larga coalizione, sia a livello nazionale sia a livello locale. L’Aquila è la città più emblematica da questo punto di vista, perché alcune divisioni che si trascinavano dagli anni precedenti sono state finalmente superate. Oggi c’è una coalizione di centrosinistra forte e ampia, pronta a candidarsi alla guida della città. Anche in provincia di Chieti ci saranno importanti elezioni amministrative. Si tratta di un territorio che già in larga parte amministriamo. L’unica grande città che non governiamo è Lanciano, ma anche qui, grazie al lavoro svolto dal nostro segretario provinciale Leo Marongiu, che è stato un ottimo candidato sindaco, siamo molto competitivi. Peraltro, la maggioranza lì è divisa, come dimostrano anche le elezioni suppletive. In tante altre città abruzzesi si voterà e noi ci presenteremo ovunque con la stessa formula che abbiamo saputo consolidare in questi anni, a partire dalle elezioni regionali con Luciano D’Amico: una larga coalizione progressista e di centrosinistra, capace di mettere insieme sensibilità diverse attorno a un progetto comune”.
All’Aquila si sta rafforzando l’ipotesi di una candidatura del dottor Alessandro Grimaldi alla guida della coalizione di centrosinistra. Che cosa ne pensa?
Penso che debba decidere la città. Alessandro Grimaldi è certamente una figura di grandissima autorevolezza. Possiamo ricordare il suo protagonismo durante la delicatissima e terribile fase della pandemia da Covid-19, la guida dell’associazione dei medici e tutto ciò che ha fatto per la sanità abruzzese. È una personalità di grande prestigio. Naturalmente, la decisione spetta innanzitutto a lui e alla coalizione, che dovrà confrontarsi e decidere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. C’è poi il nome del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci. Il Partito Democratico, con tutti i suoi esponenti e a partire proprio da lui, che è stato eletto per tre volte consigliere regionale, ottenendo risultati importanti e risultando tra i più votati di sempre nella città dell’Aquila, è a disposizione. Noi siamo impegnati a unire e a mettere insieme le diverse sensibilità. Pierpaolo Pietrucci sarà sicuramente in campo e, qualunque ruolo ricoprirà, darà il proprio contributo per vincere. Da questo punto di vista, per fortuna, abbiamo una cultura politica nella quale contano la comunità e il lavoro collettivo, non soltanto le legittime ambizioni individuali di ciascuno di noi”.
Qual è il suo giudizio sull’operato del centrodestra e del presidente Marco Marsilio alla guida della Regione Abruzzo?
“Un fallimento totale. Del resto, lo dimostra anche il rapporto che, dopo quasi nove anni, si è consolidato tra Marsilio e la Regione. Era arrivato da Roma come una sorta di luogotenente e, sostanzialmente, è rimasto lo stesso. Potrei citare tantissimi ambiti, ma il principale, quello che più di ogni altro caratterizza la vita della Regione, è sicuramente la sanità. La situazione è sotto gli occhi di tutti: siamo di fronte al collasso del sistema sanitario regionale e, nel quadro nazionale, l’Abruzzo è tra le realtà messe peggio. È emblematica, da questo punto di vista, anche la lettera inviata da Marsilio, che invece di essere indirizzata alla presidente del Consiglio che lo ha mandato in Abruzzo è stata indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. È un episodio che fa capire quanto, alla fine, il confine tra il tragico e il ridicolo possa diventare labile. Abbiamo bisogno di una Regione diversa, che investa sul futuro del territorio, sulla salute, sul lavoro e sulle infrastrutture. Dobbiamo fare tutto ciò che finora non è stato fatto e sostituire la politica della distribuzione dei fondi a pioggia con investimenti su progetti capaci di guardare alle prossime generazioni, non soltanto alle prossime elezioni”.
Un altro tema particolarmente importante riguarda il futuro dei tribunali cosiddetti minori, di Sulmona, Avezzano, Vasto e Lanciano, che rischiano la chiusura a fine anno. L’emendamento presentato da Fratelli d’Italia per garantirne la sopravvivenza è stato dichiarato inammissibile. Lei ha espresso forti critiche. Che cosa sta succedendo?
La storia è tanto semplice quanto triste. Se ricordiamo, l’anno scorso Fratelli d’Italia aveva affisso in alcune città abruzzesi, tra cui Avezzano, manifesti con lo slogan ‘Salvati i tribunali abruzzesi’. Questo perché era stata approvata in Consiglio dei ministri una proposta di legge che andava in quella direzione. Noi avevamo denunciato fin dall’inizio due aspetti. Innanzitutto, si trattava di una proposta debole, perché quando un governo vuole davvero realizzare un intervento può adottare un decreto, anziché presentare una proposta di legge e affidarne l’iter al Parlamento, peraltro a fine legislatura. In secondo luogo, era una proposta pericolosa, perché metteva insieme la questione dei tribunali abruzzesi e delle isole, che rischiano la chiusura, con quella di tribunali mai esistiti e che dovrebbero essere istituiti ex novo, come quello di Bassano del Grappa. In questo modo si sarebbero portate all’interno della stessa discussione anche le divisioni della maggioranza. Sono passati ormai quasi due anni e quella proposta è finita su un binario morto. Non sappiamo quale sarà il suo destino. Noi abbiamo continuato a insistere per salvaguardare i tribunali abruzzesi, presentando emendamenti in tutti i possibili provvedimenti legislativi. Sono arrivato persino a firmare una proposta di Fratelli d’Italia, proprio per evitare qualsiasi questione di primogenitura politica. Ebbene, Fratelli d’Italia presenta la proposta e il governo guidato da Fratelli d’Italia la dichiara inammissibile. Credo che questo renda evidente la portata della presa in giro.
Come andrà a finire?
Purtroppo, temo che si arriverà all’ennesima proroga, approvata in fretta e furia, mentre questo governo non avrà concluso nulla. Eppure, parliamo di una maggioranza guidata da Giorgia Meloni, che è stata eletta nel collegio dell’Aquila, comprendente anche la Marsica e Sulmona, territori che ospitano due dei quattro tribunali da salvaguardare. Alla fine, rischia di toccare alla prossima legislatura e al prossimo governo risolvere una vicenda che si trascina ormai da molti anni. Noi continueremo a presentare emendamenti, anche alla legge di bilancio, e a insistere affinché si possa arrivare rapidamente a una soluzione. Tuttavia, finora abbiamo sempre detto che il governo aveva scelto una strada senza uscita. Purtroppo, i fatti stanno confermando che avevamo ragione”.
A proposito di politica regionale, che cosa pensa della proposta di modifica della legge elettorale voluta dalla maggioranza di Marsilio, in particolare per quanto riguarda i collegi elettorali?
Credo sia stato giusto aprire un’interlocuzione su tutti gli aspetti di questa legge elettorale. Non mi sfugge che la proposta sia arrivata anche sulla scia del dibattito relativo alla legge elettorale nazionale. Si tratta, in sostanza, di un tentativo di costruire una legge che possa risultare utile a chi la propone. Del resto, è evidente a tutti che la maggioranza sia profondamente divisa. C’è però un aspetto sul quale non possiamo transigere: una legge che penalizza la rappresentanza delle aree interne è completamente sbagliata. Basta guardare alla legge elettorale nazionale, che prevede collegi territoriali e non un unico collegio nazionale. Se ci fosse un solo collegio nazionale, è evidente che alcune aree potrebbero ottenere molti più rappresentanti, mentre altre rischierebbero di non averne nessuno. Per questo, nella costruzione della nuova legge, servono tutti gli accorgimenti necessari a garantire il principio della rappresentanza. Su questo stanno lavorando insieme le opposizioni. Abbiamo bisogno di mantenere unito l’Abruzzo. Chi vuole dividerlo, come ha sempre cercato di fare, non fa il bene della nostra gente.
Lei è anche un pendolare sulla tratta Avezzano-Roma per i suoi impegni parlamentari. La ferrovia Pescara-Roma, protagonista da almeno venti o trent’anni di campagne elettorali e promesse politiche, riuscirà finalmente a essere velocizzata in tempi ragionevoli, soprattutto nel tratto Avezzano-Roma?
È una domanda tanto giusta quanto amara, perché mi ricorda che una delle battaglie che portavamo avanti già quando ho iniziato a fare politica, ormai quasi trent’anni fa, era proprio questa. E siamo ancora qui, trent’anni dopo, a parlarne. Se l’atteggiamento continuerà a essere quello del governo Marsilio, non si farà mai. Non se ne sono occupati e non hanno dimostrato alcun interesse per la questione. Abbiamo bisogno di investire per superare l’isolamento della nostra regione, soprattutto quello delle aree interne. L’unica strada è rafforzare i collegamenti con Roma e con l’asse adriatico. La ferrovia è un’infrastruttura fondamentale per tutta la provincia dell’Aquila e per le aree interne. Per questo va potenziata. E invece, in questi anni, non siamo riusciti a guadagnare nemmeno un minuto di tempo. Tanto che ormai il collegamento privilegiato, come sappiamo, è quello su gomma. Abbiamo bisogno di una visione strategica della Regione. Lo abbiamo detto quando abbiamo parlato di reti intermodali, di collegamenti con l’Europa e della possibilità che l’Abruzzo interno diventi una sorta di interporto naturale nel rapporto tra Adriatico e Tirreno. Dobbiamo investire e credere in questa prospettiva. Devono farlo le amministrazioni locali e deve farlo il governo. Il fatto che ci si sia mossi tardi e poco, che alcuni lavori realizzabili senza entrare in conflitto con i territori siano stati rinviati e che siano state privilegiate altre priorità dimostra che non c’è stata una reale volontà di intervenire. Le dico questo con amarezza, perché dobbiamo ricordare che le classi dirigenti del passato hanno sempre saputo mettere la firma su grandi opere strategiche, capaci di guardare al futuro e delle quali oggi beneficiamo. Rischiamo di essere la generazione che non lascerà il segno su nessuna grande opera strategica. Rischiamo di attraversare questa fase difficile e straordinaria della storia del Paese e della nostra Regione senza realizzare nulla di significativo e concreto, limitandoci a vivere una transizione senza lasciare risultati. Di questa responsabilità deve rispondere chi ha guidato la Regione per così tanti anni.





