L’AQUILA – “Questo premio non è per me, è per tutte le donne e gli uomini della Protezione civile: sono loro gli eroi. Il premio è per chi ogni giorno sceglie di esserci, di tendere una mano, di non lasciare nessuno solo”.
Per il 65enne sulmonese Maurizio Scelli, alla guida dell’Agenzia di Protezione civile della Regione Abruzzo dal giugno 2025, è stata una grande soddisfazione ricevere ieri, all’Auditorium della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza dell’Aquila, il prestigioso Premio nazionale Paolo Borsellino, considerato uno dei più importanti appuntamenti dedicati alla promozione della cultura della legalità, della giustizia e della memoria antimafia.
Avvocato, ex parlamentare di Forza Italia, già commissario straordinario della Croce Rossa Italiana e protagonista di missioni di soccorso e mediazione in contesti internazionali ad alta criticità, Scelli ha ricevuto il premio insieme ad altre 17 personalità individuate dall’Ets Società Civile nel corso della manifestazione, condotta dal giornalista di Sky Alessio Viola insieme alla giornalista Alessia Di Giovacchino, responsabile dell’ufficio comunicazione del Comune dell’Aquila. Tra i premiati anche il presidente dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, Rinaldo Tordera.
“È stata una stagione difficile: in Abruzzo si sono verificati 462 incendi e tutti, nella Protezione civile, dall’Agenzia alle associazioni di volontariato, hanno dato l’anima. Non si sono mai fermati, giorno e notte, hanno sfidato fiamme alte 40 metri e temperature altissime. Ho visto sul fronte del fuoco donne con il viso sporco di fuliggine e cenere, non del trucco che usano normalmente, con gli occhi scavati e il sorriso sulle labbra. Siamo riusciti a mettere in sicurezza montagne, comunità, case e allevamenti”.
E qui Scelli si toglie un sassolino dalla scarpa, riferendosi alle critiche ricevute, in particolare, dal consigliere regionale di Abruzzo Insieme Giovanni Cavallari, che in questi mesi ha messo in discussione la governance e l’efficacia della macchina della Protezione civile, a causa della carenza di personale e dell’inadeguatezza dei mezzi.
“Ha fatto male operare in contesti di emergenza con uno scarso sostegno dal punto di vista ambientale. C’è anche chi, mentre stavamo dando l’anima, diceva che non stavamo facendo nulla, che non sapevamo farlo o che eravamo mal guidati e mal rappresentati. Questo premio è anche la risposta a tutto questo”.
Tra le presenze più attese all’Auditorium, Manfredi Borsellino, dirigente della Polizia di Stato e figlio del magistrato ucciso dalla mafia.
“È stato un onore conoscerlo e stringergli la mano. Anch’io ho ricordato mio padre, che oggi non c’è più: era un ferroviere, un grande lavoratore, un uomo onesto. Ecco, da figlio di un ferroviere dico che la rotaia su cui far scorrere la propria vita deve essere quella della legalità e dell’etica pubblica.
Dobbiamo creare un vaccino, soprattutto tra i giovani, contro i disvalori di cui sono portatori personaggi come Giovanni Brusca, Bernardo Provenzano e Totò Riina: quelli della violenza, dell’impunità e della prevaricazione”.
E aggiunge: “Io credo che anche nel criminale, nel delinquente più incallito, sia possibile in qualche modo risvegliare l’umanità, impedirgli di delinquere e di fare del male. Un male atroce come quello inflitto a Manfredi Borsellino e alle sue due sorelle da feroci criminali che hanno ucciso il loro padre. Un padre, prima ancora che un grande magistrato”.
A proposito di bene comune e legalità, Scelli osserva: “Chi appicca un incendio doloso è simile a quei ragazzini di Roma che, a bordo di una minicar, hanno seminato il terrore e ferito altre persone, rischiando di ucciderle, solo perché si annoiavano. C’è una cultura malata da combattere, spesso propagandata da fenomeni da baraccone sui social. Bisogna creare le condizioni affinché tutti possano sentirsi orgogliosi di essere venuti al mondo, di essere parte di una comunità e di darle il proprio contributo, come la goccia nell’oceano di cui parlava Madre Teresa di Calcutta: essenziale come tutte le altre gocce”.





