SULMONA – Cinque studenti del liceo classico ”Giambattista Vico” di Sulmona sono indagati dalla Procura minorile dell’Aquila per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, in relazione a una fotografia che li ritrae mentre fanno il saluto nazista accanto a una bandiera con la svastica.
Nel registro degli indagati sono finiti quattro minorenni residenti a Sulmona e uno di Scanno (L’Aquila).
L’immagine, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata scattata durante un’assemblea studentesca il 27 gennaio scorso, Giorno della Memoria. La foto sarebbe stata caricata su TikTok da un 17enne, condivisa da altri minorenni e successivamente rimossa.
Durante le indagini, la bandiera nazista è stata sequestrata ieri mattina nell’abitazione di uno degli indagati.
La dirigente scolastica, Caterina Fantauzzi, ha preso le distanze dall’episodio, definendo i responsabili “pochi che non hanno orecchie, che si contano sulle dita di una mano” e rimarcando che “non rappresentano in alcun modo la nostra comunità”.
La preside ha pure ricordato che il liceo ha ospitato più volte Sami Modiano, superstite italiano dell’Olocausto. In una nota, la scuola inoltre condanna “con assoluta fermezza qualsiasi gesto, comportamento o simbolo riconducibile a ideologie totalitarie, alla discriminazione o all’incitamento all’odio”, annunciando l’avvio di sanzioni disciplinari.
“L’obiettivo – si legge – è trasformare il deplorevole episodio in un’occasione di crescita e consapevolezza, tutelando al contempo il percorso educativo e la dignità dei minori coinvolti”.
Ieri le forze dell’ordine hanno perquisito le abitazioni di alcuni studenti, tutti minorenni, rinvenendo la bandiera utilizzata nel video e sequestrando dispositivi elettronici, tra cui i telefonini degli indagati. Fatti che hanno lasciato “basiti e sconvolti” il corpo docente e la dirigenza scolastica.
Gli studenti coinvolti, una classe composta da 19 ragazzi e ragazze, avevano chiesto di svolgere un’assemblea di classe il 31 gennaio, richiesta poi autorizzata e condotta a porte chiuse, con i docenti nei paraggi. Sarebbe stato questo l’unico momento da inizio anno in cui i ragazzi sarebbero stati senza il controllo diretto dei docenti per l’assemblea di classe.
“Noi come scuola facciamo della Memoria uno dei nostri cardini – spiegano dall’istituto – e la coltiviamo durante tutto l’anno, con iniziative e progetti”.
Nelle ultime ore, inoltre, emerge un altro video sempre girato a scuola dagli stessi studenti – probabilmente durante la stessa circostanza – nel quale ciascuno mostrava oggetti curiosi e insoliti per l’ambiente scolastico, come pupazzi, la batteria di un motorino o una caffettiera, in quella che appare come una sorta di gara a chi portava l’oggetto più strano: un video comunque sanzionabile, ma nel quale non si vedono riferimenti al nazifascismo.
“Ci sono immagini che non vorremmo mai vedere, specialmente nel 2026, specialmente tra i banchi di scuola, eppure la soglia è stata superata e il silenzio non è un’opzione”, commenta in una nota Francesco Balassone, segretario provinciale dei Giovani Democratici della provincia dell’Aquila.
“È un’immagine che gela il sangue — prosegue Balassone — non solo per i simboli che evoca, ma per la leggerezza con cui è stata ostentata in un luogo che dovrebbe essere custode di sapere e rispetto. Questo episodio non è una bravata e tantomeno uno scherzo goliardico tra ragazzi, ma il segnale di una deriva culturale che ci preoccupa e ci disgusta”.
“Ciò che più ci scuote — continua — è la facilità con cui l’estetica dell’orrore viene riesumata come un gioco o una provocazione banale, dimenticando che quei simboli hanno accompagnato genocidi, persecuzioni e la distruzione della dignità umana. Se qualcuno pensa che quel braccio teso sia un simbolo di forza o di appartenenza, allora la sconfitta è collettiva, perché significa che una parte della società non è riuscita a trasmettere il valore della Memoria”.
“Bisogna però essere chiari su un punto questa deriva non nasce dal nulla e non è casuale. È anche il prodotto di un clima politico e culturale che negli anni ha contribuito a banalizzare e normalizzare simboli e linguaggi legati all’oppressione e alla discriminazione. Da questa situazione si può uscire solo con fermezza morale e culturale, riaffermando che uguaglianza, dignità e libertà sono principi non negoziabili. Il silenzio di una parte della politica di fronte a episodi come questo è grave: scegliere di non reagire significa diventare, di fatto, corresponsabili”, conclude.
Commenta la senatrice M5S Gabriella Di Girolamo: “Le immagini che circolano in rete e che tutti abbiamo visto meritano una riflessione seria e approfondita. Non si tratta di casi isolati o di semplice goliardia, quest’ultima troppo spesso usata come alibi da chi vuole sminuire episodi del genere. C’è un filo tutt’altro che sottile che unisce l’episodio del Liceo Righi di Roma – dove nottetempo sono comparse scritte inneggianti al nazifascismo – e quanto accaduto a Sulmona”.
“È la spessa trama dell’incoscienza, della scarsa consapevolezza di questi ragazzi. In questo senso possiamo parlare di situazione allarmante: la scuola, il luogo che dovrebbe formare le menti dei nostri giovani, la scuola che prepara al futuro e fa conoscere e riflettere sul passato, diventa teatro di esaltazione di simboli e gesti che hanno reso il 900 uno dei periodi più bui della nostra storia. Fascismo e nazismo sono stati negazione di idee, negazione di libertà e democrazia. Il bisogno di pensare non era necessario, bastava il pensiero del capo, bastava il culto del capo. Gli orrori di quel periodo dovrebbero essere bene impressi nelle menti di ognuno, specie delle nuove generazioni, specie nel particolarissimo periodo storico che stiamo vivendo”.
“Questa mancanza di consapevolezza, ben lungi dall’assolvere o giustificare in qualche modo i ragazzi in foto, deve sollecitare in chi osserva interrogativi pressanti sul perché di un simile atteggiamento. Il clima di colpevole, costante sdoganamento di alcuni comportamenti – il braccio alzato che vediamo in tanti video, ad esempio – certo non aiuta, ma non basta a dare una spiegazione. Bisogna chiedersi il perché questi ragazzi siano così tanto facilmente esposti e ricettivi nei confronti di taluni messaggi. Manca qualcosa ed è mancato qualcosa a questi ragazzi, che evidentemente non hanno avuto modo di diventare consapevoli e pensanti”.
“Resta fondamentale il ruolo delle famiglie e della scuola – osserva -, resta fondamentale la consapevolezza che questi giovani sembrano non avere. Quanto accaduto è fatto gravissimo su cui spero venga fatta chiarezza al più presto. Sulmona è altro ed è sicuramente altro anche il Liceo Vico, che ritengo parte lesa in questa brutta storia. Vadano quei ragazzi – apparentemente così fieri nella foto con la bandiera nazista – nei luoghi in cui i partigiani sono morti anche per la loro libertà, vadano nei luoghi in cui i nazisti hanno rastrellato intere comunità. Ascoltino e imparino a memoria le struggenti parole che Sami Modiano – sopravvissuto alla Shoah e alla barbarie nazista – ha rivolto proprio a un gruppo di giovani studenti come quelli di Sulmona: ‘Mi dicono: sei uscito vivo da Birkenau. No, io sono ancora là, non potrò mai uscire. Cerco di essere come voi ma non posso, sono rimasto là. E per questo sono qui. Per farvi capire, ma io non posso dirvi tutto quello che hanno visto i miei occhi. Io sono qui perché assolutamente non voglio che voi o i vostri figli vedano mai quello che hanno visto i miei occhi'”.
“Capiscano quei ragazzi la gravità dei gesti compiuti e recuperino il bisogno di pensare, evidentemente andato smarrito durante quel terribile scatto fotografico”, conclude.





