L’AQUILA – Mancano sei mesi al termine ultimo per completare i lavori, e l’Abruzzo è “ancora ampiamente distante dai numeri programmati”, nella realizzazione di quanto previsto nella missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ovvero delle Case e degli Ospedali di comunità, per rendere finalmente realtà la tanto decantata sanità di prossimità, decongestionando gli ospedali e i pronto soccorso, curando i cittadini in strutture calibrate per ricoveri brevi e per interventi a media e bassa intensità clinica.
A dirlo non sono però questa volta le opposizioni in consiglio regionale, bensì il Tavolo interministeriale della Sanità, nero su bianco, nel verbale della riunione del 10 luglio scorso.
L’Abruzzo ha ricevuto 63,4 milioni di euro per realizzare le 42 Case della Comunità e 27,8 milioni per costruire gli 11 Ospedali di comunità, entro il 31 marzo 2026 per poi rendicontare le risorse entro giugno 2026.
Il dipartimento Sanità, retto dal facente funzione Camillo Odio, sul tema aveva però già replicato agli attacchi in materia della Cgil, spiegando ad ottobre che per quanto riguarda le Case di comunità, in Abruzzo sono stati avviati 33 cantieri su 40 previsti, pari all’82.5% del totale. Per gli Ospedali di comunità, i cantieri avviati sono 9 sugli 11 previsti, pari all’81.8% del totale. E numerose strutture saranno pronte entro la fine del 2025.
In quel documento, il Tavolo ha bocciato di fatto le politiche sanitarie del centrodestra di Marco Marsilio di Fdi, calcolando il buco della sanità per il 2025 alla quota tendenziale di 126,8 milioni di euro, sostenendo che “l’Abruzzo è l’unica Regione in piano di rientro in cui si registra una inversione di tendenza in senso peggiorativo dei risultati d’esercizio”, da ben tre anni, tanto da mettere “a rischio è la sostenibilità del Sistema sanitario regionale”. Non a caso sono in corso trattative a Roma, con il governo amico di Giorgia Meloni per una exit strategy, e in generale con Marsilio in prima linea, per cambiare i criteri di ripartizione del fondo sanitario nazionale, che penalizza fortemente l’Abruzzo, e intanto è passato in Conferenza Stato Regioni in principio secondo il quale va tenuto conto della bassa densità abitativa rispetto all’estensione territoriale e montuosa di ciascuna regione, e non solo il numero dei residenti.
In secondo piano è restata però una altra criticità evidenziata da Tavolo di monitoraggio, quella appunto relativa all’attuazione della missione 6 del Pnrr, con il monitoraggio sullo stato di avanzamento al 30 giugno.
Delle Case di comunità nessuna è ancora attiva, delle 42 previste, ovvero delle 11 in provincia dell’Aquila, delle 15 in provincia di Chieti, delle 6 in provincia di Pescara, delle 8 in provincia di Teramo.
In realtà da giugno ci sono stati avanzamenti, e a fine ottobre è stata inaugurata ad esempio la Casa di comunità a Martinsicuro, in provincia di Teramo, imminente è l’inaugurazione della Casa di comunità di Roseto degli Abruzzi. Inoltre a Casoli in provincia di Chietil la Casa di comunità è attiva da fine 2024, ma nel Tavolo di monitoraggio ciò non risulta.
Le Case della comunità, va ricordato, sono le struttura fisiche in cui opereranno un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e assistenti sociali. Tra i servizi inclusi è previsto, in particolare, il punto unico di accesso (Pua) per le valutazioni multidimensionali (servizi socio-sanitari) e i servizi, secondo un approccio di medicina di genere, dedicati alla tutela della donna, del bambino e dei nuclei familiari. Potranno inoltre essere ospitati servizi sociali e assistenziali rivolti prioritariamente alle persone anziani e fragili, variamente organizzati a seconda delle caratteristiche della comunità specifica.
Va un po’ meglio per gli Ospedali di comunità, degli 11 previsti ne sono attivi 6, ovvero 2 su 3 in provincia dell’Aquila, 4 su 7 in provincia di Chieti, nessuno dei 3 previsti in provincia di Pescara, e dei 2 in provincia di Teramo.
Gli Ospedali di comunità sono, va ricordato anche qui, strutture rivolte a pazienti che, a seguito di un episodio di acuzie minore o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica potenzialmente erogabili a domicilio, ma che necessitano di assistenza e sorveglianza sanitaria infermieristica continuativa, anche notturna, non erogabile a domicilio o in mancanza di idoneità del domicilio stesso (strutturale o familiare). Ospedale che dovrebbero rappresentare un anello di congiunzione tra le case della comunità e gli ospedali veri e propri, dai 20 ai 40 posti letto.
Il Tavolo di monitoraggio nel verbale del 10 luglio, segnala uno stato di avanzamento dell’attivazione delle Case di comunità e degli Ospedali di comunità “ancora ampiamente distante dai numeri programmati”, e si chiede alla Regione “di trasmettere un cronoprogramma che dia evidenza del rispetto delle tempistiche previste dal Pnrr, al fine di garantire il conseguimento degli obiettivi fissati”.






