L’AQUILA – Grazie agli incentivi economici della Regione Abruzzo dal 2022 al 2024, in piccoli paesi in via di spopolamento, sono stati 1.543 i nuovi residenti arrivati per il 60% da altri comuni abruzzesi, il resto da varie regioni, con in testa Lazio, Campania, Lombardia, con 30 nuove attività economiche avviate.

Sono stati oltre 918, dato ancora parziale, gli assegni erogati per i nuovi nati, sia in famiglie residenti, che in quelle che si sono trasferite.

Il tutto ad un costo che dal 2022 a fine 2025 sarà di circa 13,7 milioni di euro, di cui 11 milioni già erogati.

Questo il quadro aggiornato a giugno scorso degli effetti prodotti dalla legge 32 del 2021, “Misure urgenti per contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni di montagna”, uno dei cavalli di battaglia del governo di centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi, apprezzato dai sindaci di tutti i colori, e anche dall’opposizione del campo largo, per contrastare, con una norma considerata pionieristica in Italia, l’inesorabile spopolamento di 176 piccoli comuni montani, sui 305 in Abruzzo, concedendo contributi triennali a nuovi residenti e alle famiglie che mettono al mondo figli, già residenti o che si sono trasferite.

La misura rischia però di diventare un cavallo ora azzoppato, visto che a causa del piano di contenimento del debito della sanità, che ha imposto drastici tagli al bilancio, e che rischia anche quest’anno a sfondare i 100 milioni di euro, molte incertezze gravano per dare copertura economica totale per gli attuali beneficiari, e per eventuali nuovi bandi. E ad oggi tutto è congelato, in attesa di rimettere i conti sanitari sotto controllo e nella speranza che ci saranno entrate extra, ma questo lo si saprà solo a dicembre, con le certificazioni del Mef.

A questo proposito, il presidente della commissione di garanzia, Sandro Mariani del Pd e Alessio Monaco di Avs, hanno lanciato l’allarme sostenendo che “non ci sono risorse, si parla di circa 2 milioni di euro, per saldare quelle domande presentate tra il 2022 e il 2024 che sono state istruite dagli uffici, dichiarate idonee e che rischiano ad oggi di non essere liquidate, lasciando quindi diverse famiglie a bocca asciutta”.

Se è vero che c’è chi nel centrodestra non guarda di buon occhio questa norma, c’è la consapevolezza anche in maggioranza che sarebbe uno smacco terrificante non onorate gli impegni presi e soprattutto non dare ad essa continuità, con un nuovo bando.

Del resto l’Abruzzo è stata tra le prime regioni italiane a dotarsi di una normativa specifica su questo tema, resasi urgente alla luce dei dati demografici preoccupanti: già nel 2021, il rapporto tra anziani e giovani ha superato la soglia di 2 a 1, e i 20 comuni con l’indice di vecchiaia più elevato si trovano tutti in aree interne montane.

A deporre a favore, anche quello che è emerso dalla prima verifica dello stato di attuazione della misura e dei risultati ottenuti, previsto dalla stessa legge 32, effettuato a luglio dal Comitato della legislazione del consiglio regionale, composto da Carla Mannetti della Lega, presidente, Pierpaolo Pietrucci del Partito democratico, vicepresidente, Erika Alessandrini del Movimento 5 stelle, Daniele D’Amario di Forza Italia, Antonio Di Marco del Partito democratico e Maria Assunta Rossi di Fratelli d’Italia.

A tal fine, sono state condotte anche oltre 20 audizioni con sindaci, amministratori locali, funzionari e tecnici, con l’obiettivo di raccogliere testimonianze dirette e valutazioni sull’efficacia della norma.

Infatti,  1.543 residenti, 918 figli messi al mondo, 19 attività economiche avviate, se in termini assoluti non sembrano enormi cifre, lo diventano se si considera che questo è avvenuto in paesi senza nuovi nati da anni, e inesorabile spopolamento.

Per quanto riguarda i costi, tutto sommato 13,7 milioni di euro per dare copertura ai 4 anni di efficacia della legge, equivale a quello che ogni anno, nella legge di bilancio di fine anno, preferibilmente a notte fonda, viene speso per le “leggi mancia” a totale discrezione di assessori e consiglieri, a beneficio di centinaia di associazioni culturali, sportive, di Protezione civile, eventi e sagre, pro loco, parrocchie e piccole opere pubbliche nei vari comuni, in primis quelli dei rispettive riserve di caccia elettorali.

Giudizio positivo sulla legge lo ha formulato anche Carla Mannetti, spiegando che “il dossier che abbiamo presentato rappresenta un’ottima base di partenza per elaborare un aggiornamento del testo normativo. Crediamo sia importante accogliere alcune osservazioni fatte dai sindaci, ad esempio, prevedere un maggiore incentivo che coinvolga le famiglie e immaginare di rafforzare la misura per l’assegnazione degli incentivi ad attività economiche e di produzione di reddito e/o di lavoro sul territorio”. Insomma, migliorare la norma e andare avanti.

La misura, giova ricordare nel dettaglio è riservata ai Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti, nei quali è stato registrato nell’arco degli ultimi cinque anni un calo demografico superiore alla media regionale, e tutti i Comuni montani con popolazione fino a 200 abitanti, pur in assenza di calo demografico. In tutto come detto 176 comuni su 305, il 57% del totale.

Gli strumenti individuati nella legge 32 sono un contributo massimo di 2.500 euro annui per tre anni, per i nuclei familiari già residenti, o che trasferiscono la residenza e la mantengono per cinque anni, per la nascita di un figlio e fino al compimento del terzo anno di vita del bambino, o dell’ingresso in famiglia di un minore in adozione o in affido fino a tre anni di età.

E ancora un contributo economico pari a 2.500,00 euro annui per tre anni per i nuclei familiari che anche qui trasferiscono la propria residenza e la mantengono per almeno cinque anni, con il contributo raddoppiato a 5.000 euro l’anno per tre anni qualora venga avviata un’attività imprenditoriale, anche attraverso il recupero di beni immobili del patrimonio storico-artistico.

Ed ecco cosa è emerso nel dettaglio dal monitoraggio per quello che riguarda le nuove residenze.

Per il bando del 2022 sono state presentate 764 domande, delle quali 496 effettivamente erogate, per il bando del 2023 sono state presentate 1.004 domande di cui 602 valide, 100 incomplete e da integrare.

Sia nel 2022 che nel 2023 le domande di trasferimento valide sono state presentate in prevalenza da parte di residenti in altri comuni della regione Abruzzo, circa il 60%, e in misura più contenuta da parte di residenti in comuni di regioni limitrofe.

Le principali regioni di provenienza sono state il Lazio, 213 domande, la Campania, 37, la Lombardia, 27, le Marche e l’Emilia Romagna, 18, il Molise, 14 domande. Da Paesi esteri solo 26 domande.

Il numero delle persone che hanno effettivamente trasferito la propria residenza è superiore al numero delle domande presentate, in quanto il trasferimento in molti casi ha coinvolto anche altri componenti del nucleo familiare del richiedente: nel 2022, per le 496 richieste valide presentate, sono state coinvolte complessivamente 714 persone (in media circa 1,44 persone a domanda)

Nel 2023, per le 602 richieste valide presentate, sono state coinvolte complessivamente
829 persone (in media circa 1,38 persone a domanda).

Il numero di domande e di trasferimenti ha visto come destinazione principale i comuni della provincia dell’Aquila, circa il 50% nel 2022 e il 46% nel 2023, ma il dato riflette il fatto che i comuni della provincia dell’Aquila rappresentano comunque il 44% dei piccoli comuni montani individuati sulla base dei criteri della legge regionale.

Nel 2023 emerge inoltre un incremento del numero di domande e di nuovi residenti anche nei comuni della provincia di Teramo.

Delle 496 domande, 11 nel 2022 e 19 nel 2023, hanno ottenuto l’ulteriore incentivo previsto per
aver avviato o trasferito la propria attività imprenditoriale in prevalenza al settore del
commercio e servizi e in misura più contenuta al settore agricolo.

Ecco per dare una idea un rassegna non esaustiva delle tipologie di attività avviate: aziende agricole, servizi di consulenza ad enti pubblici e privati, bar e altri esercizi simili senza cucina, coltivazione di spezie, piante aromatiche e farmaceutiche, b&b, fabbricazione di bigiotteria, aree di campeggio e aree attrezzate, produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, meccatronica, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi tecnologici, installazione di impianti idraulici e di riscaldamento, commercio al dettaglio di frutta e verdura fresche.

Passiamo all’esito degli avvisi emanati negli anni 2022, 2023 e 2024, per l’assegno di natalità, considerando che il dato del 2024 è provvisorio, in quanto il bando è scaduto a giugno di quest’anno.

Beneficiari dell’assegno sono i genitori residenti in uno dei 173 piccoli comuni di montagna, cittadini italiani o di uno Stato dell’Ue, stranieri con regolare permesso di soggiorno, apolidi o cittadini stranieri con status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria, conviventi con il
figlio nato o adottato o con il minore affidato e non occupanti abusivi di alloggi pubblici, con un Isee del nucleo familiare pari o inferiore a 25.000 euro annui. Con assegni che variano a seconda dei requisiti dai 2.500 ai 2.300 euro annui sempre per tre anni.

Ebbene, il bando del 2022 ha registrato 539 istanze delle quali 360 liquidate.

Il valore medio regionale dell’Isee delle famiglie beneficiarie è stato pari a 11.026 euro, contribuendo dunque anche a migliorare le condizioni di svantaggio economico che inevitabilmente vengono aggravate con la nascita di un figlio.

L’assegno di natalità è stato erogato in prevalenza a cittadini italiani e in misura più contenuta
a quelli stranieri. Quelli che hanno avuto nascite nell’anno considerato, sono 152 sui 173 piccoli comuni montani.

Per il bando del 2023 il monitoraggio riporta non il numero assoluto di assegni erogati, ma il dato secondo il quale 127 comuni hanno fatto registrare la liquidazione di almeno un assegno di natalità, dunque il numero dei nati è si suppone superiore.

Il dato parziale del bando del 2024  è quello secondo il quale i comuni con almeno una istanza sono stati 57.

Complessivamente sono stati 918 i nuovi nati le cui famiglie hanno avuto un sostegno.

1Infine l’impatto economico a carico delle casse della Regione Abruzzo.

Per il bando del 2022, tenuto conto che ha dovuto coprire le erogazioni di sostegni economici fino nel triennio 2022-2024 è stato pari 3.720.000 euro, a cui si aggiungono 82.500 euro per le nuove attività economiche avviate.

Per il bando del 2023 che deve garantire copertura fino al 2025, ha un costo di 4.515.000 euro, più 142.500 euro per le nuove attività economiche avviate.

Per i nuovi nati l’importo erogato nel 2022 è stato 396.429 euro, nel 2023,1.444.445 euro, mentre per il 2024 si stima un costo di 2.200.000 euro, per il 2025 2.050.000 euro.

In totale la misura dal 2022 al 2025 viene calcolata, con un cifra ancora non consolidata di 13,7 milioni di euro.