L’AQUILA – Nel centrosinistra aquilano che già pensa alle elezioni comunali di giugno 2027, e alla resurrezione dopo le due pesanti sconfitte consecutive da parte del centrodestra di Pierluigi Bondi di Fdi, già ci si divide sui candidati a venire.

Irrompe e crea infatti dissidi la rivelazione fatta da Abruzzoweb, quella di un avvicinamento per proporre la corsa come sindaco, al noto e stimato magistrato aquilano Fabio Picuti, sostituto procuratore generale della Cassazione. Con il diretto interessato che non ha inteso commentare e ha “congelato” ogni decisione.

Questo con una sortita in avanti dei centristi Gianni Padovani, di 99 L’aquila, ed Enrico Verini di Azione con Calenda, che ha irritato non poco la forza trainante della coalizione, il Partito democratico, che nulla ha dire sulla statura del possibile candidato, ma che con il segretario cittadino Nello Avellani tiene anche a sottolineare che è “poco serio”, “prematuro” e “poco corretto” è il tirare per la giacchetta il magistrato 57enne Picuti, a L’Aquila pm in prima linea nelle inchieste nel post terremoto, in particolare quella contro la commissione Grandi Rischi, accusati di aver falsamente rassicurato gli aquilani nel corso dello sciame prima della tragica scossa del 6 aprile 2009, poi assolti in secondo e terzo grado.

Ed ora, dopo essere stato procuratore capo facente funzione del capoluogo regionale, è andato a Roma alla Cassazione.

A questa testata Avellani premette con il dire che Picuti è “una figura di straordinaria levatura, di cui la nostra città può vantarsi, protagonista nel suo ruolo negli anni difficilissimi del post terremoto”, ma di fatto esprime, seppure con diplomazia, l’irritazione del suo partito per la sortita dei due alleati, non condivisa e soprattutto troppo in anticipo, e tra i dem c’è chi osserva che non si capisce  per quale ragione Picuti avrebbe potuto dire sì all’invito, che comporta di lasciare una brillante carriera in magistratura per entrare nell’agone politico per così dire al buio, senza avere contezza con quale coalizione e quali candidati correre, con quale programma, con quali chance di vittoria.

C’è però chi maligna che in realtà nel Pd resta la tentazione, pur negata con nettezza da Avellani, di decidere come prima forza della coalizione il candidato sindaco, civico o politico che sia, senza farselo imporre dagli azionisti di minoranza del centrosinistra.

Il primo degli ambasciatori, Padovani a questa testata conferma: “serve un candidato sindaco forte e aggregatore: sì è vero​, abbiamo contattato​ Picuti, e staremo a vedere”, mentre l’altro ambasciatore, Verini è più bizantino e sfuggente​, ​”al momento preferisco non commentare la notizia, perché ritengo i tempi troppo anticipati”, spiega per poi commentare: “come altri all’interno della coalizione, sono del parere che dobbiamo trovare la migliore strada per offrire alla città una proposta innovativa”.

Certo è che​ la carriera ​ di Picuti è in forte ascesa​  nella magistratura e un ruolo in politica la comprometterebbe, visto che in base alla nuova normativa i magistrati in caso di candidatura devono mettersi in aspettativa senza assegni, in caso di non elezione non potra​nno essere collocat​i nel territorio che li ha visti scendere in politica, in caso di elezione, al termine del mandato, andranno collocat​i in attività non direttamente giurisdizionali, né giudicanti né requirenti.

Ma per Padovani e Verini importante è muoversi subito per sondare il terreno, e Picuti non potrebbe essere l’unico esponente della società civile già sondato o che lo sarà nei prossimi tempi.

Del resto sulla stessa lunghezza d’onda c’è sicuramente il Passo Possibile, con l’ex consigliere regionale e due volte candidato sindaco Americo Di Benedetto, che proprio a questa testata ha detto che occorre un candidato civico e d’alto profilo, sbarrando da subito l’ipotesi di una candidatura a marchio dem di  del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, il quale però potrebbe optare per il Parlamento, forte del suo appartenere alla corrente maggioritaria della segretaria nazionale Elly Schlein. Per un candidato aggregatore e super partes, anche Italia Viva, rappresentata a L’Aquila da Paolo Romano.

Afferma dunque Padovani, “Certo, Picuti svolge un altra attività, è concentrato sulla sua carriera, ma è giusto averlo contattato. E di contatti ce ne saranno altri, perché ciò rientra nella strategia di trovare un figura alta, importante, che possa dare spessore diverso al centrosinistra, che possa coalizzarlo, senza sbilanciamento su questo o quella componente della coalizione. Serve un candidato​ che non vinca solo le elezioni ma che poi sia capace di amministrare al meglio la città. Occorre essere pragmatici”.

Ha detto a sua volta Verini, “questa volta dobbiamo offrire alla città una proposta innovativa, che ci ponga tutti in una forma diversa rispetto a quella perdente che abbiamo assunto in passato. ​Questa volta personalmente farò di tutto nel mio piccolo, per creare le condizioni di una vittoria chiara e netta in città, che dia la possibilità a tutti di immaginare un futuro migliore rispetto al presente che stiamo vivendo”.

Per ​i due non si deve insomma ripetere quello che è accaduto nel 2017, dove il candidato sindaco civico Di Benedetto ha perso clamorosamente al ballottaggio con Biondi, vittima anche dei franchi tiratori interni, e poi nel 2024, dove il centrosinistra è stato ancora una volta battuto, questa volta al primo turno da Biondi, con in campo ancora una volta Di Benedetto, arrivato secondo con la coalizione civica Il Passo possibile davanti al centrosinistra della ex parlamentare del Pd Stefania Pezzopane.

Il risultato è stato insomma, a causa di un​ centrosinistra litigios​o, male assortit​o e autoreferenziale che L’Aquila dopo 10 anni del sindaco del Pd Massimo Cialente, è diventata un feudo di Fratelli d’Italia, da dove è partita la sua ascesa nel 2017, con il primo capoluogo conquistato in Italia, ​poi il collegio dove la leader e presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stata eletta alla Camera nell’autunno del 2022,  proprio nel collegio L’Aquila-Teramo.​ Con Biondi pronto ad andare in Parlamento terminato il suo secondo e ultimo mandato.

Ha ancora detto a questa testata Avellani: “proprio per la funzione che Picuti svolge, così delicata e così importante, noi crediamo che sia assolutamente non solo prematuro, ma anche poco corretto e poco serio tirare una figura di questa levatura per la giacchetta in vista delle elezioni comunali del 2027, proprio per la funzione per la funzione che riveste”.

Resta il fatto che il Pd, assicura Avellani, “è convinto che  vada costruita una coalizione larga, unita, plurale, e anche che la  coalizione debba venire prima della definizione dei nomi che dovranno guidarla, siamo disponibili ovviamente a sedere al tavolo con tutte le forze progressiste, politiche e civiche che si sentano alternative alla destra anche per valutare insieme i profili che vengano dalla società civile, l’abbiamo già detto e lo ribadiamo, non poniamo alcun veto, non abbiamo alcuna preclusione”

E conclude, “il Pd non vuole in alcun modo essere egemonico su questo tavolo che dovrà definire o un programma su alcuni punti che noi riteniamo strategici e fondamentali per offrire un’alternativa alle cittadine e alle cittadini, Però una cosa alla volta, apriamo il cantiere dell’alternativa e poi discuteremo dei nomi, senza tira​re nessuno per la giacchetta”. f.t.