L’AQUILA – “Vogliamo solo capire come sia possibile che uno dei palazzi più importanti di piazza Duomo a L’Aquila, dal punto di vista commerciale, con ben sedici locali, deve diventare con una dubbia operazione immobiliare, un archivio della Soprintendenza, impedendo così potenziali progetti strategici di insediamento di prestigiose marche e firme nel cuore della città”.
Ha esordito così in conferenza stampa Giulio Cesare Sottanelli, deputato e segretario regionale di Azione, al fianco del consigliere comunale Enrico Verini, di Azione Gianni Padovani, 99 L’Aquila, sulla vicenda di palazzo Federici. su cui sta completando l’acquisto per 6 milioni di euro (nelle more dell’esito di un ricorso al Consiglio di Stato, dopo la sconfitta al Tar) la Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo, guidata da Cristina Collettini.
Questo dopo aver posto un vincolo sul palazzo, ma solo dopo la sua ristrutturazione post sismica, e il vincolo gli ha conferito un diritto di prelazione in caso di vendita dello stabile da parte dei proprietari, la famiglia Federici. Diritto fatto puntualmente valere a svantaggio dei soggetti privati, la famiglia Marrone, che invece volevano acquistare il palazzo mantenendone la destinazione commerciale, con la riapertura dei tanti negozi del piano terra. La Soprintendenza il palazzo lo utilizzerà invece per un archivio.
Sulla questione Sottanelli ha presentato una interrogazione all’Università della Cultura, in cui si chiede “con quale provvedimento il Ministro interrogato abbia finanziato l’acquisizione coattiva in prelazione del compendio immobiliare”, “quale destinazione intenda dare ai locali in oggetto: ove sia mantenuta la destinazione commerciale di essi, come intenda restituirli in uso alla città con quali procedure ad evidenza pubblica ed entro quali termini”.
Ha aggiunto dunque Sottanelli in conferenza stampa: “sotto la facile argomentazione che comunque l’operazione comporterà la nascita di nuovi uffici in centro, si desertificherà ancor di più l’area di piazza Duomo che, al posto di negozi, avrà inaccessibili e polverosi archivi”.
Ha incalzato Verini: “Confcommercio è d’accordo con noi, questa città non ha bisogno di archivi, ma di attività e di vita. E abbiamo forti dubbi sulla procedura: quando i proprietari volevano vendere, la Soprintendenza ha posto un vincolo tardivo, ma prima il progetto di ristrutturazione post sisma era stato visionato dalla Soprintendenza, eppure il vincolo quella volta non era stato posto, eppure il palazzo sempre quello è. E si è fatto anche un danno ai proprietari perché senza vincolo hanno ricevuto un minor contributo per la ricostruzione”.
E ancora: la Soprintendenza è un ente pubblico, davanti all’acquisto di un immobile deve fare una comparazione dei prezzi, dimostrare la validità di quell’acquisto. Ma dove è questa procedura comparata? Non ci risulta che esista, e chiediamo conto di questa assenza”.
Ha concluso Gianni Padovani: “la domanda di fondo che va posta è la seguente; si vuole davvero far ripartire il centro storico? Se la risposta è sì, allora non ha senso privare dalla destinazione commerciale ben 16 spazi a piazza Duomo, nel cuore della città. Oppure dobbiamo pensare che quello che interessa è solo moltiplicare centri commerciali e supermercati in periferia?





