L’AQUILA – Mentre Celestino V attende le sue “ferie” d’agosto con la prestigiosa ricorrenza della Perdonanza, all’Aquila è già tempo di San Francesco.

Stasera alle 21.30, nell’ambito del cartellone dei Cantieri dell’Immaginario, sulle “rive” della maestosa facciata della Basilica di San Bernardino, Giovanni Scifoni si esibisce con lo spettacolo “Fra’. San Francesco, la superstar del Medioevo”.

L’evento – già protagonista di sold out in importanti sedi artistiche come Milano, Torino, Bologna, Firenze e Napoli – approda anche nella Capitale del Perdono e Capitale della Cultura 2026. Accanto a Scifoni, attore e autore dello spettacolo, parteciperanno il direttore e compositore aquilano Luciano Di Giandomenico, insieme ai musicisti Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli.

La regia è firmata da Francesco Ferdinando Brandi, mentre le musiche originali portano la firma di Di Giandomenico. Lo spettacolo coniuga comicità e riflessione, fede e disincanto, con l’inconfondibile tocco ironico e profondo di Scifoni, volto noto del teatro, del cinema e della televisione – da Doc a Che Dio ci aiuti – che porta in scena il Poverello d’Assisi dopo un centinaio di repliche in tutta Italia.

Con addosso un semplice saio di tela grezza e circondato da una ventina di strumenti musicali antichi e moderni, l’attore restituisce al pubblico l’irresistibile umanità di San Francesco, capace di toccare anche lo spettatore più scettico.

Per Luciano Di Giandomenico, autore e direttore di opere musicali in Italia e nel mondo, si tratta di un emozionante ritorno nella sua città natale. Ancora una volta, sceglie di testimoniare il valore della musica come atto creativo e ricerca del senso profondo della vita. Ad affiancarlo, la sapiente versatilità dei musicisti Picchiò e Carloncelli, protagonisti di performance che coniugano epoche lontane con sensibilità contemporanea.

Lo spettacolo ripercorre la vita turbolenta e straordinaria di San Francesco, il santo che – come scrisse Dante – “da Cristo prese l’ultimo sigillo”, ovvero le stimmate. Il finale è affidato alla presenza scenica della Morte, “sora nostra morte corporale”, l’oscena protagonista dell’ultima ora, sposa inevitabile alla quale nessun essere umano può chiedere il divorzio. È lei, insieme a Madonna Povertà, a suggellare il sipario dello spettacolo con una forza teatrale tanto antica quanto attuale.

In chiusura, con tocco di ironica umiltà, Scifoni stesso confessa: “Il vero problema con cui mi sono dovuto scontrare preparando questo spettacolo è che Francesco era un attore molto più bravo di me.”

Ma proprio da questo “santo straccione” e da chi lo sa interpretare con intelligenza e autenticità, ogni tipo di pubblico può trarre ispirazione e riflessione. Se, come sosteneva Benedetto Croce, ogni storia è storia contemporanea; se, come diceva Bernard Bolzano, la bellezza nasce dalla facile rapidità con cui il bello si fa contemplare; e se, come scriveva Pier Paolo Pasolini, è solo con la morte che possiamo esprimerci scegliendo i momenti significativi della nostra vita come nel montaggio di un film, allora forse si comprenderà fino in fondo la grandezza di un uomo che ha saputo morire contemplando la vita – e inscenandola, com’è giusto che sia.