L’AQUILA – Respinta la richiesta di patteggiamento avanzata da uno degli imputati, stilato un calendario delle udienze fino a febbraio del prossimo anno, mese nel quale potrebbe uscire la sentenza, e presentate le liste dei testimoni di tutte le parti, che sono una sessantina.

Questi i principali fatti emersi al termine della prima udienza del processo davanti al giudice  monocratico dell’Aquila in relazione alla morte del piccolo Tommaso D’Agostino avvenuta davanti alla scuola dell’infanzia di Pile, quando fu travolto da una macchina che si era sfrenata: una tragedia verificatasi il 18 maggio del 2022 che ha sconvolto gli aquilani e anche la comunità nazionale.

L’accusa è di omicidio stradale per tutti a seconda delle loro responsabilità e i diversi ruoli.

La prossima udienza si terrà il 16 luglio e ne sono previste altre sette nei prossimi mesi davanti al giudice Tommaso Pistone.

In precedenza  Radostina Zhorova Balabanova, bulgara di 39 anni, la quale era alla guida della Passat parcheggiata all’inizio della discesa che conduceva alla scuola per andare a riprendere il figlio, auto che aveva travolto il piccolo, aveva patteggiato 2 anni; mentre erano stati rinviati a giudizio la dirigente scolastica Monia Lai, aquilana, 48 anni, Bruno Martini, aquilano, 60 anni, responsabile del servizio prevenzione dell’istituto comprensivo Mazzini di cui fa parte la scuola dell’infanzia, il quale tramite i legali, aveva chiesto il patteggiamento, e infine, Antonello Giampaolini, 60 anni, aquilano, responsabile del settore edilizia scolastica del Comune dell’Aquila e direttore dei lavori nell’appalto in quel complesso scolastico.

Nell’incidente furono feriti  in modo non grave altri quattro bambini ma alcuni sono rimasti sotto shock e  sono stati assistiti dagli psicologi.

La  dirigente scolastica è accusata di avere omesso l’inidoneità del documento di valutazione dei rischi redatto da Martini non prendendo gli opportuni provvedimenti: secondo il pm, il documento di Martini, neanche sottoscritto da Lai, “era in aperta violazione dei contenuti prescritti dalla  legge. Era generico e standardizzato con indicazioni di attività e rischi  addirittura non attinenti alla scuola Primo Maggio e non conteneva  alcuna indicazione sulla gestione degli spazi esterni su cui insisteva la strada e elevata pendenza”.

Sempre a Lai sono contestate violazioni di regole di comune diligenza essendo pur presente sui luoghi e pur assistendo al parcheggio indiscriminato di auto sulla strada in pendenza. Sarebbe stata quindi consapevole, per l’accusa, del fatto che l’area era protetta da una semplice recinzione e un cancelletto progettato solo per impedire l’uscita dei bambini.

A Martini viene contestata la omissione della valutazione dei rischi e la mancata individuazione delle misure di prevenzione “con negligenza imprudenza e imperizia”.

Giampaolini è accusato di aver fatto installare una recinzione inidonea alla condizione di spazio limitrofo a luogo di transito valutando solo la necessità di contenimento e non quella di eliminare il rischio di investimento pur consapevole del pericolo elevato.

Gli imputati, con accuse tutte da provare, sono assistiti dagli avvocati Mauro Ceci, Massimo Carosi, Antonella Pellegrini, Lucio Leopardi. In sede civile sono state presentate richieste di danni per oltre 2 milioni.