L’AQUILA – La Lega Abruzzo a Firenze per acclamare Matteo Salvini: sono dodici i delegati abruzzesi, tra eletti e aventi diritto, che hanno staccato il biglietto per partecipare al primo congresso federale della Lega che si è svolto a Firenze il 5 e 6 aprile incoronando, unico candidato, il vicepremier e ministro per le Infrastrutture e Trasporti, eletto per la terza volta segretario, la prima per acclamazione.
La Lega Abruzzo si è presentata a Firenze con profondi cambiamenti sia politici sia di consenso ma soprattutto con frizioni, scontri interni tra big e nei vari territori e differenti vedute nella linea di condotta e nell’azione politica. Insomma, nonostante il calo di consenso, più correnti si danno battaglia. Anche se l’avvicendamento al vertice avvenuto a fine ottobre tra il sottosegretario all’Agricoltura, l’aquilano Luigi D’Eramo, e il nuovo coordinatore regionale, il pescarese Vincenzo D’Incecco, capogruppo in Regione e presidente della commissione Bilancio, almeno nei primi mesi del mandato, ha abbassato un livello di conflittualità che era diventato poco gestibile.
Per un weekend, nella Festa di Salvini, sorrisi e pacche sulle spalle hanno prevalso in un gruppo dirigente che ha comunque varie anime e con il passare del tempo la conflittualità sale.
Anche l’indicazione della squadra dei delegati al congresso è stata segnata da tensioni, voci e indiscrezioni su dissensi, che sono pure conseguenze di frizioni nei congressi in cui il clima nel Carroccio, nonostante si sia presentato con candidati unici, non è stato proprio di Fratellanza e Comunione.
DECLINO NAZIONALE, ABRUZZO IN LINEA CON MEDIA NAZIONALE MA ACQUE AGITATE
Insomma, ci sono acque agitate anche in un partito che dall’epopea del 2019 si è nettamente e gradualmente ridimensionato, in Italia e nelle regioni: infatti, è passato dal 27,5% (165.008 voti) nel 2019, quando con 10 consiglieri era azionista di maggioranza nella coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni con il presidente, Marco Marsilio, di FdI, al 7,5% (43.816 voti) del 10 marzo del 2024 quando ha eletto due consiglieri regionali essendo il terzo tassello della squadra di governo che è stata confermata per la prima volta nella storia dell’Ente regionale: in Consiglio sono entrati D’Incecco con 5952 preferenze ed Emanuele Imprudente con 7.034 voti, poi confermato vice presidente della Giunta regionale con delega all’Agricoltura, e al suo posto in sua surroga a palazzo dell’Emiciclo è entrata Carla Mannetti, (2.465 voti) fedelissima del sottosegretario D’Eramo.
Un ridimensionamento che per la verità, come sottolineato dalla dirigenza, è coinciso con il netto declino nazionale, con l’Abruzzo che comunque si è mantenuta nella media nazionale.
In questo quadro, lo scorso anno a ottobre Roma ha deciso il cambio al timone politico con il capogruppo in Consiglio regionale e presidente della commissione Bilancio, D’Incecco, nominato al posto del sottosegretario all’Agricoltura D’Eramo, ex parlamentare, che non era stato rieletto alle politiche nel settembre del 2022 ed è stato “ripescato” – anche per essersi immolato in una posizione non blindata lasciando il “posto sicuro” all’uscente e riconfermato Alberto Bagnai nel collegio di Chieti, uno dei big del partito – nel ruolo di sottogoverno per volere dello stesso Salvini, del quale viene considerato un fedelissimo.
LA PARABOLA DI D’ERAMO, L’AVVENTO DI D’INCECCO, PREFERITO A BAGNAI, IL RUOLO DI DURIGON E IL SUO LEGAME CON MARSILIO
D’Eramo, che nel 2021 aveva sostituito l’allora parlamentare Giuseppe Bellachioma, è saltato con la motivazione, piuttosto formale e poco convincente, data da Salvini ed i suoi, che i cambiamenti in alcune regioni sono stati effettuati per dividere, nelle competenze in capo al segretario, i ruoli di governo e quelli politici; però, non si può dimenticare che il passaggio di consegne sia avvenuto al culmine di tanti momenti di tensione, spaccature interne, tentativi di golpe operati dalle tante fronde nate nel territorio regionale (alcune delle quali messe a tacere dallo stesso Salvini accorso in Abruzzo) nei confronti di D’Eramo, accusato di una gestione personalistica e accentratrice, quindi non condivisa. Risultato: tensioni rientrate ma che covano di nuovo, per ora in gran parte come lotte intestine.
Prima del cambio al vertice, D’Eramo era stato al centro di una emorragia di consiglieri che ha fatto perdere alla Lega più della metà dei seggi nel corso della prima legislatura: e in tal senso, è stato più volte sottolineato, che il regista di tante operazioni sarebbe stato il potente governatore, nemico giurato del sottosegretario con il quale negli anni di governo insieme non ha mai legato: proprio Marsilio, in prima persona, avrebbe gestito passaggi di leghisti in Fratelli d’Italia o nella lista del presidente, alcuni rieletti, come Nicola Campitelli e Luca De Renzis, e come Nicoletta Verì che pur non essendo stata rieletta nella lista civica presidenziale, è stata confermata come assessore esterno alla Sanità nel Marsilio bis. Completa il quadro degli ex salviniani riconfermati alle elezioni anche Emiliano Di Matteo, nella fila di FI.
E si racconta, in seno ai leghisti, che Marsilio sia stato “spettatore interessato” anche nel cambiamento al vertice politico, forte della amicizia con l’influente sottosegretario al Welfare Claudio Durigon, vice segretario nazionale, che avrebbe scelto personalmente il più mite e metodico D’Incecco, in buoni rapporti con il governatore riconfermato a furor di popolo: il due volte consigliere regionale a Roma sarebbe stato preferito ad un nome più allettante come quello del toscano Bagnai, altro uomo critico nei confronti di D’Eramo (nonostante gli abbia lasciato il collegio blindato nel 2022), interessato all’Abruzzo, terra che frequenta poco, per la verità, nonostante sia il suo collegio elettorale.
D’INCECCO E IL RAPPORTO CON MARSILIO: LA VICENDA TASSE LI HA ALLONTANATI?
A proposito, della “funzionalità” al centrodestra di D’Incecco ha preso le distanze in maniera netta con il governatore negli ultimi accadimenti legati al traumatico percorso in seno alla maggioranza che ha contraddistinto l’aumento dell’addizionale Iperf per coprire il buco della sanità che ha visto tra l’altro la violenta aggressione verbale da parte di Marsilio nei confronti del consigliere della Lega Carla Mannetti, non d’accordo con la stangata sugli abruzzesi.
Sempre stando a quanto emerge da fonti interne al Carroccio, D’Eramo, che nella trattativa con Roma legata al passaggio di consegne, avrebbe indicato come successore un suo fedelissimo, il promettente assessore all’Urbanistica del Comune dell’Aquila Francesco De Santis, vice presidente nazionale dei giovani, già portavoce regionale della Lega, più volte autore di note molto critiche su Marsilio e soci.
Ancora a proposito del giovane assessore, nelle settimane scorse in occasione della prima riunione della segreteria regionale organizzata alla presenza di Durigon dopo alcuni mesi dall’insediamento del nuovo coordinatore, De Santis, giornalista pubblicista ed ex collaboratore del quotidiano online aquilano Il Capoluogo, non ha accettato la conferma offertagli da D’Incecco, nel ruolo di portavoce abruzzese. In quella riunione un altro fedelissimo di D’Eramo, Luca Danaschi, capo della segreteria politica del sottosegretariato all’Agricoltura, ha accettato una conferma, ma per il tempo strettamente necessario per trovare un sostituto, nel ruolo di segretario organizzativo abruzzese.
In quella occasione l’unica decisione adottata dal nuovo corso è stata la conferma di Sabrina Bocchino, ex consigliere regionale, come numero due del partito, nel compito di vice coordinatore regionale.
TURBOLENZE E DUALISMI: L’AQUILA-PESCARA, IMPRUDENTE-D’ERAMO, D’INCECCO-SOTTOSEGRETARIO AL MASAF
Nella Lega le turbolenze, liti e colpi di scena emergono sia sottotraccia che pubblicamente. E periodicamente.
Tra i cavalli di battaglia, le differenti vedute tra l’ex coordinatore, considerato un picconatore in tutto il suo mandato soprattutto nell’ambito della coalizione, e il nuovo considerato troppo moderato ma che in questo suo atteggiamento si basa sul fatto che la Lega è il partito più piccolo tra FdI, nuovo azionista di maggioranza con 11 consiglieri, e Fi. Naturalmente, questo dualismo è rimasto sommerso, almeno nelle conseguenze pubbliche e di comunicazione, con i due che sembrano andare d’amore e d’accordo.
Poi, il dualismo tra territori, su tutti L’Aquila e Pescara, dopo la nomina del pescarese D’Incecco, con questo ultimo che con il suo gruppo ha rivendicato lo squilibrio di nomine e decisioni troppo spostate verso il capoluogo regionale, dove regnano i due uomini forti e protagonisti della scelta iniziale di aderire alla Lega quando il Carroccio era al di sotto del 5%: cioè D’Eramo e il riconfermato vice presidente della Giunta regionale con delega all’Agricoltura Imprudente, due amici di vecchia data che spesso in seno al partito vengono dati ai ferri corti e in guerra aperta. Ma che poi pubblicamente appaiono sorridenti e in pace, anche a cena insieme, e da soli, in ristoranti del capoluogo abruzzese. Evidentemente, per ora, l’amicizia sopperisce alle tensioni e alle divergenze anche profonde.
Un esempio? “Adesso è guerra”: parole che non lasciano spazio ad interpretazioni quelle che sarebbero state pronunciate, e riferite a questo giornale da fonti della Lega presenti, da Imprudente, nel corso del congresso provinciale che si è tenuto all’Aquila nelle passate settimane eleggendo il candidato unico Daniele Ferella, capogruppo in consiglio comunale. E contemporaneamente, nelle altre tre province.
Sempre secondo i bene informati, però la dura reazione dell’esponente di spicco del Carroccio, che ha destato sorpresa vista la sua indole moderata, sarebbe stata da collegare alla scelta dei nomi dei componenti del direttivo provinciale del nuovo coordinamento guidato da Ferella. Le voci di dissidi tra i due big sui nomi dei delegati della provincia aquilana al congresso nazionale di Firenze sono stati fugati dalla cronaca in quanto D’Eramo e De Santis erano candidati unici. da Ferella. Comunque, il risultato della votazione è stato questo: D’Eramo con 38 voti e De Santis con 29 voti
CONGRESSI ED ELEZIONI DELEGATI: MAL DI PANCIA
Ad avere la meglio nella votazione dei delegati il gruppo D’Eramo che da tempo si contrappone a quello di Imprudente, e la cosa avrebbe innescato un attacco a De Santis, fedelissimo del sottosegretario, per giorni al centro di feroci polemiche all’Aquila dopo i continui attacchi, più o meno diretti sul caso parcheggi, del consigliere comunale leghista Alessandro Maccarone, quest’ultimo nello staff politico di Imprudente e quindi dato come suo riferimento.
A tale proposito, raccontano esponenti salviniani, non sono passate inosservate diverse assenze in sede di votazione, ulteriore segno che il clima non sia dei migliori dati i precari equilibri imposti dai vari schieramenti: infatti, non avrebbe partecipato gran parte dei gruppi di Avezzano e L’Aquila, che fanno capo ad Imprudente e Antonello Durastante, già responsabile del tesseramento provinciale, uscito dalla Lega recentemente, in contrasto soprattutto con D’Eramo.
Una faida sempre più evidente emersa a cavallo del congresso provinciale dell’Aquila che ha eletto nuovo segretario il capogruppo Ferella, e che continua a creare scossoni nella Giunta di centrodestra guidata dal sindaco, Pierluigi Biondi, di FdI. Il primo cittadino, rispondendo all’appello per la costituzione di un tavolo, ha accolto la richiesta di Maccarone, di fatto mettendo in discussione l’operato di De Santis e di un altro assessore leghista, Laura Cucchiarella, sul cui operato Maccarone ha anche presentato istanze di accesso agli atti anziché – spiegano nella Lega – chiedere a lei le carte e discuterne.
Tornando alla votazione per i delegati al congresso nazionale, erano 274 gli aventi diritto al voto su tutta la regione, 86 a Pescara, 85 all’’Aquila, 67 a Chieti e 36 a Teramo. Era possibile votare anche candidati di altre province rispetto a quella di riferimento.
Gli altri eletti sono: in provincia di Chieti Mario Colantonio, capogruppo in Consiglio comunale, con 29 voti; in provincia di Teramo Giacomo D’Ignazio, presidente Fira, la finanziaria regionale abruzzese, con 29 voti e Andrea Scordella, sindaco di Silvi, con 33 voti; in provincia di Pescara Anthony Aliano, ex assessore al Comune di Montesilvano, componente della segreteria politica del partito, con 33 voti e Carla Ricci, coordinatrice comunale di Pianella, con 20 voti. Oltre a D’Eramo e De Santis in provincia dell’Aquila.
Completano la squadra gli aventi diritto: il segretario regionale Vincenzo D’Incecco, capogruppo in Consiglio regionale; Sabrina Bocchino, ex consigliere regionale, vice segretario della Lega Abruzzo e commissario provinciale del partito a Teramo; Maurizio Bucci, segretario della provincia di Chieti, presidente dell’Ater di Lanciano e sindaco di Gamberale; Emanuele Evangelista, segretario provinciale della Lega per la provincia di Pescara; Mannetti, consigliere regionale.
AZIONE POLITICA SU AUMENTO ADDIZIONALE IRPEF PER COPRIRE BUCO SANITA’: FRIZIONI
Frizioni ci sono state anche sull’atteggiamento – il gruppo D’Eramo lo voleva più duro, il gruppo D’Incecco invece, pur prendendo una posizione dura, non ha sbattuto la porta – da adottare dopo il summit del centrodestra in cui è stato confermato l’aumento dell’addizionale Irpef per coprire la voragine del buco della sanità abruzzese, con i rappresentanti della Lega che hanno abbandonato l’incontro dopo gli attacchi del presidente Marsilio.
Dopo le offese rivolte al consigliere regionale Mannetti, definita tra le altre cose “professorina” per aver dichiarato la sua forte contrarietà all’aumento della pressione fiscale, oltre a lei hanno abbandonato la riunione per protesta anche Imprudente e D’Incecco. Successivamente, fino all’ approvazione, avvenuta giovedì. del pdl sull’aumento della addizionale Irpef a scaglioni di reddito da parte del Consiglio regionale, e dopo, la Lega ha continuato a rivendicare distinguo anche se al pari degli altri partiti, non è riuscita ad opporsi alla stangata. (b.s.-a.c.)






