TERAMO – Sono i giorni del caos: è clima da tutti contro tutti in vista dell’assemblea dei soci della Gran Sasso Teramano spa, convocata per oggi, cruciale per il suo futuro.
Lungo il caldissimo asse Teramo-L’Aquila c’è chi parla di situazione drammatica, chi addirittura palesa lo spettro dei libri in tribunale per quel fallimento che metterebbe fine alla sua agonia.
Del resto la società partecipata, proprietaria degli impianti sciistici chiusi di Prati di Tivo e Prato Selva, è indebitata fino al collo. Si parla di oltre un milione mezzo di euro, forse fino a sfiorare i due milioni di rosso, ma non c’è ancora un bilancio aggiornato a dirlo. E non c’è più nemmeno nessuno a guidarla, visto che il commissario liquidatore Gabriele Di Natale nei giorni scorsi si è dimesso.
Lui ufficialmente se ne è andato per motivi personali, ma lo avrebbe fatto poche ore dopo l’arrivo di diverse richieste di chiarimenti. Tra le righe, si percepirebbe forte e chiaro il rischio di pesanti esposti.
Prima di tornare agli altri incarichi – tra cui la presidenza della Poliservice che gestisce i rifiuti in Val Vibrata – l’ultimo atto di Di Natale al vertice della Gst sarebbe stata proprio la convocazione dell’assemblea dei soci per oggi, che dovrà nominare un suo successore.
In pole position sembra esserci Mauro Sacco, ex sindaco di Colledara e già nella governance della Gst. Ma in Provincia si parla comunque di una “rosa di nomi” in ballo. Sarà proprio la Provincia di Teramo guidata dal presidente Camillo D’Angelo a decidere, forte del suo 51% di quote societarie della Gst.
Pochi giorni fa il consiglio provinciale ha dato mandato a D’Angelo di dare vita al suo piano per il rilancio della montagna teramana in crisi: riprendersi gli impianti per riaprirli, togliendo di mezzo sia la Gst che il custode giudiziale – cioè l’imprenditore marchigiano Marco Finori – assumendone la gestione diretta o affidandola al Co.Pe., Consorzio Punto Europa guidato dal giornalista ed ex vertice del Corecom Filippo Lucci. Il consorzio, di cui la Provincia è a sua volta socia insieme a una lunga lista di altri enti, si è fatto avanti. D’Angelo ha fatto già mandare richiesta ufficiale al tribunale per cambiare custode.
Ma prima c’è da attendere il 12 maggio, quando è atteso il pronunciamento dello stesso giudice civile di Teramo sulla controversia tra Gst e Finori sull’annosa questione della vendita degli impianti. Se questi passeranno in mano a Finori o resteranno in quelle della Gst farà tutta la differenza del mondo per la Provincia. Non tanto per la Gst, che, come detto, potrebbe perdere il controllo degli impianti – suo unico bene – in ogni caso.
Intanto la situazione scuote anche la Camera di Commercio Gran Sasso di Teramo e L’Aquila, che ha il 40% delle quote della Gst (altri soci minori sono Regione, Comuni di Pietracamela e Fano Adriano e Asbuc). Lo scorso 25 marzo si è tenuta una riunione della giunta camerale. Ordine del giorno: “Gran Sasso Teramano. Chiarimenti”. Si sono riviste le tensioni interne sul tema, a riprova di quanto svelato nei giorni scorsi da Aruzzoweb (qui il link): il vicepresidente Gianni Frattale (che guida anche l’Ance dei costruttori dell’Aquila) non avrebbe partecipato alla discussione, in quella che ormai ha assunto i contorni di un’aperta contrapposizione alla linea portata avanti dalla presidente Antonella Ballone, esponente in vista della famiglia di imprenditori teramani dei trasporti e prima tra i non eletti di Forza Italia alle ultime Europee.
A far arrabbiare in tanti, compresa la stessa Provincia di Teramo che l’avrebbe presa come sgarbo istituzionale, sarebbe stata anche la decisione dell’ente camerale di non consentire la caduta delle assemblee dei soci della Gst del recente passato. In particolare quella di inizio maggio dell’anno scorso, quando la Camera di Commercio fu unica a presentarsi in assemblea e da sola, in seconda convocazione, approvò il bilancio 2024 della Gran Sasso Teramano.





