L’AQUILA – Cestinata l’idea della “bad company”, di dubbia legittimità, come pure quella della fusione con il consorzio industriale di Chieti Pescara in liquidazione e gravato da 20 milioni di euro di debiti consolidati, con l’Arap, l’Azienda regionale delle attività produttive, che potenziata nelle sue funzioni e competenze, si prenderà in carico eventualmente la sola gestione.

Non solo, terminata la fase di commissariamento scattata ad ottobre, la nomina del cda che torna di competenza del Consiglio regionale, e non della Giunta. Nella remota ipotesi che la fusione con il consorzio si possa fare, ma non con la “bad company”, la possibilità di ampliare il cda da 3 a 5 componenti.

Questo l’esito della spettacolare retromarcia sulla contestatissima riforma dell’Arap, con la nascita di un nuovo ente, l’Aruap, avvenuto in una riunione di maggioranza nei giorni scorsi, che ha posto i punti fermi di un nuovo pdl, corretto e rivisto, rispetto al testo che aveva confezionato l’assessore regionale alle attività produttive, Tiziana Magnacca, di Fdi, ex sindaco di San Salvo, grande fautrice sin dal campagna elettorale dell’anno scorso della “rivoluzione”, affiancata dal suo fidato direttore di dipartimento, Germano De Santis.

Pdl contro cui si è schierati tutto o quasi il centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi: da qui le modifiche imposte in un nuovo testo che oggi termina il suo iter in commissione congiunta Agricoltura e Bilancio, prima dell’approdo il consiglio regionale. Previste le ultime audizioni, dei sindacati, di Abi, di Cna, di Confindustria Abruzzo, della Società Nasuti Due s.r.l. e del presidente della Provincia di Pescara, Ottavio De Martinis.

Da quanto si apprende l’assessore Magnacca fino all’ultimo tenta in realtà di resistere e di imporre la sua norma, in un modo o nell’altro, convita della bontà della riforma.

Nonostante sia accusata di aver forzato la mano, stravolgendo il disegno di legge partorito dalla giunta, inserendo una discutibile creazione di una “good company”, la nuova Aruap, e una “bad company”, la vecchia Arap, che si doveva accollare i 20 milioni di debiti con la fusione del Consorzio industriale di Chieti e Pescara, e con la prospettiva della liquidazione.

Un’operazione ritenuta di dubbia legittimità, per il fronte avverso, visto che per la normativa vigente i debiti come pure i crediti, andrebbero attribuiti tutti e senza “alchimie contabili” e operazioni di “finanza creativa”, sulla nuova società, tanto che il capogruppo Pd, Silvio Paolucci, già ha minacciato un esposto alla Corte dei conti.

Magnacca aveva comunque riconosciuto l’errore rappresentato dal prevedere la “bad company”, e anche l’aver  sottovalutato la situazione debitoria da  20 milioni di euro del Consorzio industriale,  nonostante Marsilio sia riuscito a seguito di un forte pressing, a trovare 14 milioni da Anas per saldare debiti derivanti da espropri per asse attrezzato di Pescara.

Il capogruppo di Fdi Massimo Verrecchia è intervenuto, evidenziando criticamente che già lo stillicidio continuo di notizie sul futuro di Arap sta facendo fuggire investitori e banche.

A sua volta il capogruppo  della Lega Vincenzo D’Incecco  ha evidenziato la necessità di disegnare una Azienda regionale consortile con compiti al passo coi tempi e in grado di attrarre davvero le imprese, ovvero confermando che la strada che voleva intraprendere Magnacca va nella direzione opposta.

Marsilio e capigruppo hanno dunque condiviso ora la necessità di tornare al più ragionevole testo licenziato dalla giunta, e dunque di lavorare subito ad emendamenti al testo, quello arrivato in commissione, eliminando i passaggi critici, come detto la bad company e la conseguente liquidazione della vecchia Arap, ed anche per arricchire il testo ampliando le funzioni di Arap, comprendendo anche le realtà create negli ultimi anni, come Arap energia e Arap servizi.

Inoltre è emersa necessità di maggiore vicinanza della Regione in termini economici per sostenere Arap e per realizzare e manutenere le infrastrutture utili alle imprese.

Il vertice è stato preceduto da un confronto a quattr’occhi tra il presidente Marsilio e Magnacca, per chiedere spiegazioni di questo passo falso. Il presidente ha poi criticato anche la struttura regionale facente capo a De Santis, alla luce delle osservazioni critiche dei legali interpellati e dalle posizioni dell’Avvocatura regionale, interpellati dallo stesso presidente.

Presenti al vertice i capigruppo della maggioranza, Massimo Verrecchia di Fratelli d’Italia, Emiliano Di Matteo di Forza Italia, Marianna Scoccia per Noi Moderati, ed anche il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Fi.

C’erano poi il commissario straordinario, l’avvocato Mario Battaglia, e il commissario del Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti-Pescara, Loretta Franciotti, entrambi dirigenti regionali.

Assente giustificato Nicola Campitelli, di Fdi, presidente della terza commissione Agricoltura, Sviluppo economico e Attività produttive.  Non convocati i tre subcommissari, Adriano Marzola, funzionario dell’Ufficio Competitività del dipartimento Lavoro e Attività Produttive, fedelissimo di Magnacca, dunque in quota Fdi, il manager aquilano Roberto Romanelli, direttore del Tecnopolo d’Abruzzo, in quota Forza Italia, e il manager pescarese Daniela Sulpizio, in quota Lega.